Open. La mia storia | Andre Agassi

Provate ad analizzare la vita sportiva e, ancor prima, privata di uno dei più discussi e incredibili tennisti del ventesimo secolo: Andre Agassi.

Un atleta in grado di disputare tornei sino all’età di trentasei anni, capace di alzarsi alla vetta più alta del ranking ATP vincendo gare su gare, trofei su trofei; ma capace anche di sconfitte memorabili e, al tempo stesso, in grado di ‘odiare’ follemente tutto quello che riguarda la propria esistenza a livello sportivo, nonché l’infanzia e l’adolescenza che definisce ‘rubate’.

Leggendo Open. La mia storia vi resterà fra le mani, nella mente e nel cuore la vita di un grande tennista che avrebbe voluto essere un ragazzo come tanti altri.

Open Andre Agassi

Che cosa può aver spinto Agassi a narrare senza peli sulla lingua i propri ricordi?

Solamente lui, e pochi altri, lo possono sapere.
Noi possiamo soltanto constatarne il risultato finale che, come è consuetudine con le rivisitazioni sportive, si presenta nella forma di una personale versione dei fatti, tutti narrati rivedendo mentalmente partite, serate passate a riflettere sul proprio futuro da adolescente, all’inizio costretto a misurarsi con un padre severo che lo obbligava a colpire palle su palle, in campi improvvisati, con macchinari modificati a fargli da sparring partner.

E infine l’odio: un sentimento che si palesa atavico e selvaggio nei confronti di uno sport che il tennista rispetta ma, che al tempo stesso, detesta perché capace di negargli i suoi anni adolescenziali

Il percorso letterario, fatto di ricordi e spezzoni di vita, sportiva e non, portano a una domanda personale che potrebbe divenire di chiunque: chi sono?
Un quesito che invita i lettori a chiedersi chi sia in realtà Andre Agassi.
Un tennista vincente o un impostore prestato al jet set del mondo dorato della racchetta e delle superfici in sintetico e in terra battuta?

Si potrebbe rispondere così, come suggerisce la lettura di Open. La mia storia.
Il tennista si rivela un uomo che non è mai stato capace di vincere un torneo senza provare sollievo e non la semplice gioia che una vittoria tanto importante poteva regalargli. Una vittoria immediatamente rovinata da quel demone, nemmeno troppo nascosto, che lo spingeva a raggiungere il torneo successivo per scalare nuovamente la sua personale montagna.

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La narrazione procede con un linguaggio semplice e diretto, chiaro e senza fronzoli, necessario per catturare l’attenzione anche di chi non è di certo abituato a doppi fallinet e altri termini riconducibili al linguaggio tecnico del tennis.  Le quasi cinquecento pagine scorrono rapide, silenziose, trasudano disperazione ma anche gioia, accrescono la voglia di verificare se gli incubi del giovane tennista di origine iraniana saranno lentamente sconfitti o se rimarranno dall’altra parte della rete, come un avversario peggiore anche del miglior Pete Sampras, nemesi del prima giovane Andre e poi del maturo sportivo che nascose la propria calvizie incipiente sotto un vistoso parrucchino. Punti di forza e debolezze di una figura emblematica, affascinante, interessante da analizzare, anche nella sua solitudine, ‘dono’ del tennis.

“Il tennis è uno sport solitario. Non c’è un posto dove nascondersi quando le cose vanno male. Niente panchina, niente bordo campo, nessun angolo neutrale. Ci sei solo tu, nudo.”

Questa biografia, che può essere preda piacevole anche di chi non è necessariamente appassionato del mondo sportivo, è molto di più del semplice racconto di tennis giocato. É vissuto, sofferto, amato e odiato. 

Autore: Ciro Andreotti

Nato a Bologna il 06/01/1972 Con un Paio di Pezzi di carta Nel cassetto e … una ‘vaga voglia’ di scrivere di continuo

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