Una storia nera il noir della Lattanzi che divide i lettori

Una storia neraÈ la sera del 6 agosto 2012. 
Inizia da qui la “storia nera” fatta di storie nascoste, menzogne e vite parallele.
Clara madre di Nicola, Rosa e Mara per il compleanno di quest’ultima decide di riunire la famiglia invitando ai festeggiamenti anche l’ex marito Vito Semeraro.
Un marito violento e geloso che subito dopo la festa di compleanno scompare facendo perdere le sue tracce.
Per la famiglia di Clara inizia un vero e proprio incubo fatto di domande, sensi di colpa e di bugie.
Tanti i personaggi che incontriamo lungo il nostro racconto e tutti nascondono qualcosa ma cosa ancora peggiore ognuno di loro avrebbe un valido motivo per trarre vantaggio dalla scomparsa di Vito Semeraro.  

Quest’ultimo sin dalle prime pagine del libro ci viene descritto come un uomo autoritario, violento e a tratti fuori di mente capace di tutto anche di uccidere per gelosia, ma allo stesso tempo capace di amare incondizionatamente i sui figli che non tocca mai neanche con un dito. Dall’altra parte troviamo Clara, una moglie sottomessa, che subisce in silenzio le violenze, che non trova il coraggio di reagire, completamente devota alla famiglia e che dovrebbe gioire per la scomparsa della causa delle sue sofferenze. Ed invece si dispera, piange e prega affinché il padre dei suoi figli torni presto a dare sue notizie ed è lo stesso sentimento che accomuna i due figli più grandi, Nicola e Rosa, che nonostante provino del rancore verso quel padre violento, soffrono per l’accaduto, specialmente Rosa che nei giorni immediatamente successivi alla scomparsa vive provando a telefonare ad un cellulare sempre spento.

“Svegliàti uno a uno prima dell’alba dallo squillo del telefono, Carla – che dormiva stretta a Mara, a cercare rassicurazione –, Rosa – stretta anche lei nel letto della madre –, Nicola – che al suono del telefono balzò su come uno che gli stanno tenendo giù la testa e sta affogando –, Livia – che si svegliò di rimando, si guardò intorno, sognava di stare in mezzo al deserto, aveva così tanta sete –, Nuccia, la donna delle pulizie di Vito – in camicia da notte nel letto con suo marito Gianni, si sedette di colpo e s’infilò le pantofole mentre rispondeva –, Roberto e Marco – gli unici due colleghi che Vito aveva presentato alla famiglia –, risposero tutti tra il sonno e la paura: Non lo so.”

Antonella Lattanzi prova e riesce a mescolare sin da subito le carte in tavola. Guardando la copertina e leggendo la trama siamo certi che la vittima designata sia la moglie e cioè Clara e invece no, la nostra prima impressione viene subito smentita.

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I colpi di scena non sono tanti ma allo stesso tempo con la sua bravura narrativa l’autrice riesce a tessere una trama avvincente anche quando arriva una confessione e che per la maggior parte dei romanzi avrebbe scritto la parola fine.

Ed invece l’autrice continua  ad avere il controllo del racconto, continua a narrare  perché c’è ancora una storia che lo richiede, fatti da chiarire e azioni da spiegare. Aiutata anche da continui cambi di punti di vista e da capitoli molto brevi riesce a far venir fuori un noir complesso dando vita ad un nutrito gruppo di personaggi complicati e la cui psicologia ci è nota grazie alle relazioni che questi innescano tra di loro. 
Un libro che divide i lettori esattamente in due fazioni, può piacere o non può piacere. Un romanzo basato sui fatti e che li racconta con minuzia di particolari alternando momenti di cronaca a momenti di narrativa pura. 
Un libro che si legge tutto d’un fiato e che chiudendo l’ultima pagina è in grado di lasciarti con non pochi interrogativi.  Un’opera dal finale aperto e che lascia al lettore la possibilità di scrivere la giusta conclusione.

Autore: Oriana Giraulo

Giornalista, social Media Manager e divoratrice di libri convulsiva. Il primo libro che ho letto è stato "Il nome della Rosa", mentre quello che mi ha cambiato la vita "Il Maestro e Margherita". Nata nel 1986 a Salerno nella mia borsa non manca mai un libro nella quale mi immergo perché vivere solo una vita per me sarebbe troppo noioso.

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