Lavoro a mano armata | Pierre Lemaitre

Lavoro a mano armataIn un periodo come quello degli ultimi dieci/quindici anni, caratterizzato da una forte crisi economica a livello globale, che ha impoverito molte famiglie e allargato a dismisura la forbice di disuguaglianza tra le classi sociali, con annesso aumento della disoccupazione soprattutto tra i giovani e quelli che i giornali chiamano esodati, “Lavoro a mano armata” di Pierre Lemaitre si candida in maniera prepotente a rappresentare, a suo modo, le vittime di questo disagio sociale.

La storia raccontata è quella di Alain Delambre, esperto di marketing e finanza, che dopo anni da Responsabile delle Risorse Umane di una grande azienda francese, si ritrova a lavorare come magazziniere in condizioni precarie e con uno stipendio da fame.

Avendo 57 anni, Alain è totalmente fuori dal mercato del lavoro, nonostante le sue riconosciute competenze e la piena conoscenza del settore.

La svolta arriva quando la BLC-Consulting inizia per conto della multinazionale petrolifera Exxyal Europe la ricerca per un responsabile delle risorse umane per la raffineria Sarqueville, in cui dovrà operare un taglio del personale che colpirà centinaia di dipendenti.

La selezione della BLC-Consulting è alquanto particolare: grazie al supporto di alcuni consulenti/mercenari, la società di recruitment organizza un gioco di ruolo, che vede i partecipanti alla selezione coinvolti in un sequestro di persona per mano di alcuni terroristi. [Per quanto possa sembrare assurdo, l’utilizzo di giochi di ruolo nell’ambito delle risorse umane è una pratica abbastanza diffusa -ndr].

Nonostante la cosa desti molte perplessità dal punto di vista etico e morale, Alain, spinto dalle difficoltà economiche, dalle rate per il mutuo sulla casa da pagare e dal desiderio di rimettersi in gioco, decide di partecipare a questa selezione sui generis, a costo di scontrarsi con la propria famiglia, soprattutto con la moglie Nicole, dando il via a una catena infinita di menzogne e compromessi, pur di accaparrarsi il posto di lavoro.

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Il tutto, però, prende una piega inusuale e inaspettata quando Alain scopre che l’intero processo di recruitement è una vera e propria truffa, scatenando nel protagonista una reazione che nessuno si sarebbe mai aspettato.

Pierre Lemaitre cerca di mettere a confronto due facce della stessa medaglia: Alain incarna perfettamente il ruolo del lavoratore sfruttato, umiliato e abbandonato al proprio destino, con il peso di una famiglia da mandare avanti, pur senza avere i mezzi per farlo; dall’altro lato, i capitalisti hanno venduto la loro anima al mondo degli affari e al Dio Denaro, avendo perso ogni tipo di sensibilità verso i lavoratori, meri ingranaggi del sistema.

 

I capitalisti vengono dipinti come uomini sadici, che demandano ad altri il compito di fare il lavoro sporco e che, con le loro tecniche di marketing e le loro esigenze di bilancio, tengono tra le mani il destino dei propri dipendenti, costretti a loro volta protagonisti di un gioco al massacro reciproco. Ognuno pensa per sé, disposto a tutto pur di restare in piedi e scalzare gli avversarsi.

È la guerra che combattiamo ogni giorno, a colpi di curricula inviati a vuoto e di colloqui in cui non siamo altro che numeri e pedine di un gioco magari già deciso.

Alain rappresenta la parte debole della società, che tenta in qualunque modo di sopravvivere in un mondo che costringe chi, come lui, vuole dare dignità alla propria vita.

Il maggior pregio di questo libro sta proprio nella critica sociale che Lemaitre imprime al suo racconto, ed è proprio la sua tendenza a spettacolarizzarne gli eventi che rende tutto più drammatico.

Partendo dal presupposto che “Lavoro a mano armata” è scritto molto bene, con un linguaggio semplice, diretto e molto coinvolgente, in pieno stile Pierre Lemaitre, le azioni e reazioni di cui i personaggi si rendono protagonisti in alcuni casi lasciano delle perplessità.

Da un certo punto in poi, sembra che lo stesso scrittore non abbia più il controllo su Alain, che da uomo disoccupato e depresso ma dotato di un’enorme intelligenza, si trasforma in un toro scatenato senza cognizione di causa. In alcuni frangenti si rende protagonista di alcune scene degne di essere piazzate nella sceneggiatura del prossimo capitolo di Mission Impossible.

Nonostante un certo difetto di credibilità, il romanzo scorre e si lascia leggere, con gli eventi che si susseguono con tale rapidità che è impossibile interromperne la lettura.

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Pierre Lemaitre dimostra per l’ennesima volta di essere uno scrittore abile, seppur abbia leggermente peccato di presunzione, con la sua tendenza a spettacolarizzare troppo gli eventi.

Dopo la trilogia che vede protagonista Camille Verhoeven, dalla ricetta comprovata, con Lavoro mano armata Pierre Lemaitre è andato un po’ oltre.

È come un cuoco che decida di eccedere con le spezie, facendo perdere  il gusto della ricetta, eccessivamente coperta dal sapore di ciò che dovrebbe solo esaltarla. Così, non basta il fatto di aver creato una figura come Alain Delambre, incarnazione della disperazione di un disoccupato senza speranza e sull’orlo della follia.

Quando si decide di prendere tra le mani un argomento del genere, ogni scrittore deve far sì che chi legge il proprio libro, possa trovare una figura in cui immedesimarsi ed entrare in empatia con essa, perché la disoccupazione è argomento che tocca nel profondo la coscienza di tutti.

In definitiva, Pierre Lemaitre, con il suo Alain Delambre raccontato in Lavoro a mano armata, riesce a dar voce a chi vive questo disagio sociale?

La risposta è nì, perché Alain Delambre è, sì, rappresentato come una vittima del “sistema”, ma non come ci si aspetterebbe da un libro che vuole trattare questo tipo di tematica… almeno fino a un certo punto della narrazione, quando la disoccupazione non è più IL problema da affrontare, ma un pretesto di fondo per giustificare delle dinamiche che lasciano qualche dubbio.

Detto ciò, Pierre Lemaitre si dimostra per l’ennesima volta un abile scrittore e Lavoro a mano armata ne è la conferma. Perché il libro ha tutto ciò che serve per intrattenere il lettore, peccato che il cuoco abbia leggermente abbondato con le spezie…

Autore: Luigi Russo

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