La metamorfosi | Franz Kafka

La metamorfosi KafkaScritto al termine del 1912, in una Praga ancora appartenente all’Impero austro-ungarico, che si avvicinava rapidamente a un nuovo rigido inverno, “La metamorfosi” di Franz Kafka (“Die Verwandlung” il titolo originale) espone la tragica scomposizione della personalità e i problemi famigliari di un incompreso, di un uomo sopraffatto dalla abitudinarietà di una vita piatta, senza emozioni, dedita esclusivamente al lavoro. Con particolare risalto al difficile rapporto con il padre, che Kafka descriverà ancor meglio nell’epistolario “Lettera al padre” scritto nel 1919 e pubblicato solo dopo la morte dello scrittore nel 1952.

Il romanzo, manifesto della breve carriera letteraria di Franz Kafka, è dinamico e mostra tutto il suo dramma fin dalle primissime righe.

Gregor Samsa, uno scontento commesso viaggiatore, costretto a pensare solo al lavoro per non dispiacere i genitori e per provvedere sia a loro che alla giovane sorella, un mattino si risveglia trasformato in un enorme scarafaggio dalle gracili e brulicanti zampine.

Trovandolo mutato in un orripilante insetto, i genitori non sapranno reagire in altro modo che respingere con ripugnanza quell’essere che altri non è che il loro primogenito. Solo la sorella Grete, in principio, mostrerà carità verso l’uomo.

Lo scrittore praghese si ispira al grottesco realismo di Nikolaj Vasilevič Gogol (autore dei famosi racconti “Il cappotto” e “Il naso”) esibendo una scrittura pacata e chiara che risalta parecchio confrontata all’assurdo delirio narrato.

Gregor affronta la sua inspiegabile mutazione – non verrà infatti mai ricercata una spiegazione nel corso della storia – in maniera più che dignitosa, quasi irreale, come se gli fosse capitato qualcosa di naturalissimo e di momentaneo.

Egli manterrà la più assoluta discrezione e deferenza verso la famiglia cercando di non causare ulteriori problemi; tuttavia, non risultando più utile al bilancio famigliare, Gregor verrà gradualmente abbandonato al suo fato.

Forse mai pienamente conscio della sua penosa condizione, Gregor Samsa dimostrerà ancora l’amore per la madre quando questa sviene in seguito alla vista del figlio, o di quello che era il figlio, abbarbicato sulla parete della camera da letto.

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Il problema di Gregor non risiede, infatti, nel suo aspetto ripugnante e nella sua speciosissima condizione, ma soltanto nei grattacapi e delusioni che arreca alla famiglia. Passano i mesi e la stanza, sempre più sudicia e spoglia, ospita un Gregor che, ormai consapevole della sua metamorfosi, lentamente prende le distanze dalla sua vita passata da uomo.

Ben presto, in seguito ai continui problemi che Gregor cagionerà alla famiglia – per ultimo aver indotto a non pagare l’affitto a tre uomini a pigione in casa Samsa –, i genitori e Grete decideranno all’unisono di liberarsene.
L’ultimo capitolo pare incentrato su una sorta di “mors tua vita mea” che vede Gregor iniziare a rifiutare il cibo e, deciso a liberare i famigliari della sua oramai ingombrante presenza, morirà di inedia tra l’indifferenza generale.

La scoperta del suo cadavere da parte della serva, riporterà la famiglia Samsa alla sua tranquilla e ordinata vita, a una unione persa nel tempo e che ora, dopo quella angosciosa agonia, è stato possibile riacquistare.

Metafora della vita, Kafka descrive con reale efficacia l’instabilità e la convenienza di cui sono fatti i rapporti umani e, allo stesso modo, usa “La metamorfosi” per lanciare una critica all’intera società borghese del suo tempo in cui gli affetti e gli ideali venivano soppiantati dalla brama del successo in campo professionale e dal riscontro dello stesso successo nella collettività circostante. Una realtà non troppo distante dalla nostra.

Autore: Antonio Pagliuso

Ventenne (da sei anni) di Lamezia Terme, città al centro della Calabria con vista sulle isole Eolie. Ama leggere, scrivere e viaggiare e reputa la lettura dei classici della letteratura un must a cui ognuno di noi dovrebbe volgere. Collaboratore e redattore di alcune testate online, scrive di sport, cultura e spettacoli. Autore del giallo "Gli occhi neri che non guardo più".

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