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La primavera dell’acero tridente | Francesca Cay

Primavera acero tridenteÈ il nitido ricordo di una passeggiata lungo la Queen’s Walk londinese che instilla in Francesca Cay il germe di una suggestione narrativa trasformata senza esitazioni ne “La primavera dell’acero tridente.

Trama

Un fresco romanzo di rinascita, non soltanto per i suoi protagonisti, ma anche per i lettori che a questo si approcciano. L’Università è il punto d’incontro tra Kaede e Rey, il primo studente giapponese, l’altro ricercatore australiano, che ricopre il ruolo di professore del corso che segue Kaede.

Il timido Kaede vive a Londra fin dall’infanzia. Sono passati molti anni da quando suo padre lo ha condotto lì dal Giappone, salvandolo da un triste destino, del quale la memoria di Kaede sembra aver cancellato ogni traccia. Kaede, infatti, non ricorda più nulla della sua tragica fanciullezza e del rapporto con la madre e sembra vivere in un torpore che lo rende imperscrutabile a tutti.
Mentre cala l’autunno e i cieli della città si fanno più grigi e pesanti, un nuovo amico entra nella vita di Kaede, anche lui con un trauma del passato che custodisce e sul quale preferisce mantenere riserbo. Ma forse è proprio questo dolore da lenire che avvicina lo studente al giovane biologo australiano.

La variopinta e caotica Londra non solo li fa incontrare, ma fa anche scoprire loro la ventata travolgente del vero amore: i due ragazzi si arrendono all’affetto reciproco fondendo nella loro unione gli echi di diverse inclinazioni culturali, superando qualsiasi impedimento o sciocco pregiudizio sociale.

Kaede: il suo nome significa ‘acero’, alludendo alla forma tridente delle foglie. Costretto da piccolissimo ad abbandonare la sua terra, il Giappone, dopo dieci anni continua a guardare al mondo attraverso un opaco vetro interiore, una nebbia fitta che intorpidisce la sua mente.
Non ha ricordi: la sua infanzia e il tragico rapporto con la madre sono solo labili pennellate di un quadro impolverato, fuggevoli flash di vita disseminata in un passato che non può essere letto, o teme di essere rammentato.
Le luci di Londra, così disparate e vive, rappresentano il primo grande tentativo di cambiamento: conoscendo Rey, Kaede condividerà il suo triste segreto con chi, inaspettatamente, ne custodisce uno altrettanto importante.
Le loro esistenze, casualmente, si riscoprono annodate dal medesimo filo del destino: quella troppo a lungo quiescente di Kaede, però, desidera riscattarsi del lungo letargo.
Come un acero dopo l’autunno, ha sete della più ridente delle primavere.

Mentre il rapporto tra i due giovani diviene sempre più intenso, trasformandosi in amore, le barriere invisibili che proteggevano l’opaca esistenza di Kaede sono destinate a crollare, lasciando spazio a una rinascita che ha i sapori e gli odori di una primavera precoce e inaspettata.

“Quell’odore, che sapeva di alga e di sale, dolce e piccante, che conosceva ma non ricordava. Il suo naso sentiva, i suoi occhi vedevano e il suo corpo si difendeva. Una nausea acre si diramava, crudelmente malinconica e familiare, rifiutava quell’odore. Era lei. Era lei che la sua mente negava.”

L’autore

Francesca Cay è nata a Cagliari nel 1982, dove ha vissuto prima di trasferirsi nella Capitale. Interessata, fin dall’infanzia, alle meraviglie del mondo animale, si è laureata in Biologia Evoluzionistica a Roma, dove attualmente vive con il compagno e una iguana.

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Il campanello d’allarme che la spinge ad avvicinarsi al regno della scrittura sopraggiunge in un momento particolare della sua vita, senza più fare i bagagli e trasformandosi anzi in un lavoro a tempo pieno. Dopo circa due anni di intenso labor limae nel suo piccolo bilocale a due passi dai fori imperiali, Francesca ha dato vita al suo primo romanzo “La primavera dell’acero tridente”, condividendo con il protagonista Kaede una sorta di rinascita personale parallela.

“La primavera dell’acero tridente” è tradotto anche in Inglese con il titolo “The scars of spring”.

Dopo il notevole esordio, l’autrice è attualmente impegnata nella revisione finale di una raccolta di racconti, per poi intraprendere un nuovo percorso con un secondo romanzo: quando scrivere arriva a cambiare la vita risulta difficile mostrarsi sordi al suo costante richiamo.

Francesca Cay è anche un’infaticabile lettrice e tra i suoi autori preferiti ci sono Margaret Mazzantini, Manuela Maddamma e Yoko Ogawa, tre scrittrici molto diverse tra loro, ma tutte profondamente introspettive e toccanti. Al momento sta completando una raccolta di racconti di prossima uscita, poi si dedicherà alla stesura di un secondo romanzo.

Per maggiori informazioni, visitate la pagina dell’autore.

Lo stile

La storia d’amore tra Rey e Kaede, nella sua splendida diversità, è un piacevole trampolino di lancio in un’avventura narrativa interamente volta alla riscoperta di un passato che ha sapientemente offuscato i ricordi di cui si compone.

Tra i due ragazzi sorge un ponte di sorrisi, una fune ben salda che lega il mondo occidentale della Londra aperta e cosmopolita al volto timido e severo di un Giappone complicato, con i suoi inviolabili rigori tra genitori e figli, un’educazione austera e inflessibile, cause di un’aspettativa sociale sempre troppo elevata e incurante della vera felicità.
In questo rimbalzare tra flashback e squarci di un presente disorientato, prende forma un romanzo rosa di formazione che individua certamente il suo pubblico ideale in quello femminile: sarà soprattutto la ricerca di un segreto custodito da entrambi a rendere ulteriormente attraente la storia d’amore tra i due studenti londinesi.

L’amore per la città inglese è uno dei pochissimi elementi autobiografici che Francesca cela nel racconto, insieme agli accenni di timidezza di Kaede; è probabilmente per questo che le descrizioni sono ricche di dettagli, precise nelle strade e negli angoli di una città frizzante che qualora non la si conoscesse basterebbe chiudere gli occhi per lasciarsi guidare in una sua fedelissima riscoperta.
Il viaggio di Francesca Cay non è soltanto fisico ma soprattutto introspettivo: il lettore è benevolmente accolto nel flusso di pensieri dei protagonisti, al punto da condividerne gli stati d’animo, tra cui la terribile sensazione di non ricordare.

Una scrittura rigenerante come un brano di Bach, con punte improvvise di Heavy Metal: lo spartito ideale con cui accogliere la primavera interiore

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Autore: redazione

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1 Commento

  1. Gia dalle prime pagine l’autrice, nella minuziosa e delicata descrizione dei personaggi e delle scenografie in cui la storia si sviluppa, ti offre un posto in prima fila per assistere all’evolversi dell’intimo percorso di due giovani personaggi .
    Nell’ intreccio romanzesco traspare, a tratti, il suo profondo amore per la natura e il rispetto ad esso dovuto.
    Brava, come inizio nn c’ è male

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