Donne nella storia: “La sarta di Dachau”

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“La sarta di Dachau” è il romanzo d’esordio di Mary Chamberlain, docente di Storia, ma non lasciatevi ingannare dal titolo, in questo libro non troviamo le atrocità del campo di concentramento ma l’ambizione di un’ordinaria ragazza londinese – Ada Vaughan – che seppur diciannovenne ha già radicato in sé un forte senso di rivalsa con un sogno ben preciso: diventare una famosa sarta e realizzare abiti su misura per le donne più eleganti della società.

“Veli di mistero e fodera di taffetà, color ostrica con preziosi riflessi perlati. Ada adorava il modo in cui i vestiti la trasformavano. Poteva essere fuoco o acqua, aria o terra. Una forza della natura. Autentica. Lei era questo.”

Ada Vaughn, giovane ma pronta a tutto

Siamo nel 1939. Ada, mentre si dirige alla sartoria in cui lavora, incontra un uomo di nobili natali, palesemente interessato a lei che sconvolgerà la sua vita in maniera dolorosa. In queste prime righe l’autrice traccia perfettamente il carattere di Ada, una giovane donna determinata e disposta a tutto pur di realizzare il suo sogno, tanto da rinnegare le sue umili origini, il suo passato i suoi stessi genitori. Ma allo stesso tempo ingenua, data la sua giovane età, e pronta a credere a qualsiasi cosa possa avvicinarla al suo desiderio di rivalsa sociale ed economica. Sentimenti che non mi hanno fatto provare una particolare simpatia per la protagonista; infatti le prime vicende ispirano rabbia e stupore verso una ragazza politicamente scorretta, pronta a mentire e a rinnegare tutti pur di realizzare il suo sogno. Neanche il coinvolgimento di Ada nella seconda guerra mondiale desterà compassione, essendo conseguenza di una sua scelta, volontaria quanto sconsiderata.

Il conflitto mondiale sullo sfondo, ma sempre presente

Magistrale la tecnica narrativa della Chamberlain. Infatti anche se, come detto, la guerra non è al centro della narrazione, non può non influenzarne lo svolgimento, con continui riferimenti agli ideali nazisti sulla superiorità della razza ariana. Questo permette al lettore di non perdere mai di vista il contesto storico in cui la storia è ambientata, come una porta sulla realtà che l’autrice lascia aperta e che poi richiude per andare avanti con la trama.  

Una storia che si articola tutta intorno alla determinazione di Ada che la porterà avanti con le sue armi fatte di stoffe, macchina da cucire e tanta inventiva.

“Avete mai camminato nella valle dell’ombra della morte? Non mi riferisco all’assistere a una sepoltura, accanto alla tomba, al sicuro, alla presenza di un prete in abito talare.”

Lo svolgimento del romanzo

“La sarta di Dachau”, che si legge tutto d’un fiato, si compone di tre grandi filoni narrativi che seguono le vicende storiche e si soffermano sulle diverse fasi della vita di Ada. La prima parte ci introduce alla protagonista, appena diciannovenne, tracciandone un chiaro profilo caratteriale. Troviamo la guerra e la prigionia, conseguenze delle decisioni sconsiderate di Ada. Morte, sofferenza ma allo stesso tempo speranza, determinazione e anche un po’ di fortuna. La protagonista è costretta a crescere in fretta e da giovane ragazza si trasforma in donna. La seconda parte si sofferma sul ritorno in una città che non le appartiene più, dilaniata dalla sofferenza e testimone del conflitto appena terminato. Qui Ada, ormai diventata donna, ci mostra la sua inarrestabile forza di volontà, sorretta ancora una volta da quel prezioso sogno che la condurrà verso nuove strade, nuove sensazioni ma inevitabilmente anche verso vecchi sbagli. Nell’ultima parte si affronta uno degli argomenti più attuali e complessi, la discriminazione delle prigioniere di guerra di sesso femminile.

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Commento

Il romanzo è ben scritto e ricco di colpi di scena che lasciano il lettore interdetto e incollato alle pagine per scoprire a quali altre vicende andrà incontro la protagonista. Un lavoro di fantasia ma anche di ricerca come ci viene fatto notare nella nota al termine del libro dove dettagliatamente l’autrice fa riferimento a fatti e a personaggi realmente esistiti che trovano spazio nella sua storia. 
È un libro che denuncia la società inglese post-bellica misogina e priva di un degno supporto morale e sociale per quelle donne che si ritrovavano improvvisamente senza niente, dovendo ripartire solo da loro stesse.
Un romanzo da leggere, capace di far nascere nel lettore dei sentimenti contrastanti, che ti lega a sé fino alla fine, in grado di far riflettere sul ruolo della donna in uno dei conflitti più spietati della storia. 

Autore: Oriana Giraulo

Giornalista, social Media Manager e divoratrice di libri convulsiva. Il primo libro che ho letto è stato “Il nome della Rosa”, mentre quello che mi ha cambiato la vita “Il Maestro e Margherita”. Nata nel 1986 a Salerno nella mia borsa non manca mai un libro nella quale mi immergo perché vivere solo una vita per me sarebbe troppo noioso.

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