Scritti corsari di Pier Paolo Pasolini

Scritti corsariPier Paolo Pasolini: l’intellettuale italiano per eccellenza del XX secolo, il controcorrentista delle verità da svelare, l’apolitico del terrificante torpore massivo da sopprimere. I suoi giudizi forti, temerari, rivelatori si trasformano in libri, film, articoli. Rifiuta ogni tipo di autorevolezza e si affida direttamente ai parametri di giudizio e criticità dei suoi lettori. E questo scrive anche nella prefazione del suo Scritti corsari (Garzanti, pp. 255, € 12,00), una raccolta di alcuni degli articoli scritti tra il 1973 e il 1975 su Corriere della Sera, Il Mondo, Paese Sera ecc… 

Attento osservatore della società italiana nel secondo dopoguerra, ne definisce i pericoli e le disfunzioni, al fine di contrastare servilismi economici, imbarazzanti politicismi e subdole dinamiche di potere; gli stessi mostri che hanno assecondato l’instaurarsi di una società di consumo colossale, dove ci si trasforma omologandosi e le pecche della borghesia o, d’altro canto, dei poveri che hanno perso la loro povertà e la loro cultura, fanno da protagoniste. Le trasformazioni riguardano la vita quotidiana, culturale, letteraria, linguistica dell’Italia: lo sguardo di Pasolini è sempre a tutto campo. Eccone un esempio:

Ho detto, e lo ripeto, che l’acculturazione del Centro consumistico, ha distrutto le varie culture del Terzo Mondo (parlo ancora su scala mondiale, e mi riferisco dunque appunto anche alle culture del Terzo Mondo, cui le culture contadine italiane sono profondamente analoghe): il modello culturale offerto agli italiani (e a tutti gli uomini del globo, del resto) è unico. La conformazione a tale modello si ha prima di tutto nel vissuto, nell’esistenziale: e quindi nel corpo e nel comportamento. E’ qui che si vivono i valori, non ancora espressi, della nuova cultura della civiltà dei consumi, cioè del nuovo e del più repressivo totalitarismo che si sia mai visto. Dal punto di vista del linguaggio verbale, si ha la riduzione di tutta la lingua a lingua comunicativa, con un enorme impoverimento dell’espressività. I dialetti (gli idiomi materni!) sono allontanati nel tempo e nello spazio: i figli son costretti a non parlarli più perché vivono a Torino, a Milano o in Germania. Là dove si parlano ancora, essi hanno totalmente perso ogni loro potenzialità inventiva. Nessun ragazzo delle borgate romane sarebbe più in grado, per esempio, di capire il gergo dei miei romanzi di dieci-quindici anni fa: e, ironia della sorte!, sarebbe costretto a consultare l’annesso glossario come un buon borghese del Nord. 

Le identità e le peculiarità di ogni classe sociale si perdono, è difficile distinguersi, è un continuo adeguarsi a ciò che non è proprio: ci si perde in una nebbia di mode comportamentali, fisiche, verbali.  Si criticano i capelloni, si critica il bigottismo della Chiesa e dello Stato che profilano idee di aborto e omossessualità figlie di una società permissiva che ha mille buchi da tappare. Questo nella prima parte di “Scritti corsari”.
La seconda è piuttosto riservata a recensioni a film e libri dell’epoca

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Pasolini, senza la borghese ambiguità dei tanti rappresentanti culturali e politici di quegli anni, anche in Scritti corsari, si oppone al Nuovo Fascismo – senza paura così definisce il mondo in cui si trova –  che non distingue più: “non è umanisticamente retorico, è americanamente pragmatico. Il suo fine è la riorganizzazione e l’omologazione brutalmente totalitaria del mondo“. 

Naturalmente lo scrittore è consapevole di esprimersi in modo feroce e diretto, non trova mezze misure e solo tra amarezza e nostalgia, riesce a strappare un sorriso al lettore:

Quando parlo di omologazione di tutti i giovani, per cui, dal suo corpo, dal suo comportamento e dalla sua ideologia inconscia e reale (l’edonismo consumistico) un giovane fascista non può più essere distinto da tutti gli altri giovani, enuncio un fenomeno generale. So benissimo che ci sono dei giovani che si distinguono. Ma si tratta di giovani appartenenti alla nostra stessa élite, e condannati a essere ancora più infelici di noi: e quindi probabilmente anche migliori

Autore: Francesca Ielpo

Mi laureo in Lettere presso la Sapienza di Roma, per poi continuare con una magistrale in Editoria e Scrittura. Giornalista pubblicista, mi dedico anche all’insegnamento dell’italiano per stranieri. Prima in quella città sporca e bella, ora in Turchia, dove profumo sempre di mare ma annuso la guerra.

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1 Commento

  1. Interessante recensione, corsaria e non omologante.
    Io ho tradotto per la prima volta Scritti Corsari in lingua galega e ancora riconosco in queste brevi riflessioni un’anticipazione del futuro.

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