“La cacciatrice di bugie” di Alessandra Monasta

La cacciatrice di bugie“La cacciatrice di bugie” è il romanzo d’esordio di Alessandra Monasta, affermata perito fonico da anni a servizio del Ministero di Grazia e Giustizia. Una professione, la sua, generalmente svolta in silenzio, dietro le quinte, all’ombra dei riflettori mediatici e delle aule di tribunale. Una ricerca costante della verità inseguita nelle increspature della voce, tra le parole interrotte e i silenzi improvvisi.

TRAMA

Un po’ come un esperto archeologo, un perito fonico è alla continua ricerca di una traccia depositata in profondità: nella percezione di un suono o di una vibrazione, ogni persona vive una precisa esperienza emotiva che può risvegliare ricordi o sensazioni legate ad eventi passati, proprio come capita ascoltando delle canzoni a cui si è legati. Ed è proprio la voce a tradire per prima queste sensazioni. Lavorare sulla vocalità implica una speciale abilità nell’instaurare connessioni empatiche. Ed è l’empatia il più grande pregio di Alessandra, una qualità che ben presto si rivela un’arma a doppio taglio. Ascoltare le conversazioni quotidiane di persone sconosciute significa non soltanto condividerne i pensieri ma, soprattutto, interiorizzarne le paure e le ansie, specialmente quando dietro queste parole c’è del marcio.

Il romanzo ripercorre da un punto di vista del tutto innovativo alcuni dei casi giudiziari che hanno maggiormente scosso l’Italia, a partire da uno dei più noti processi di stampo mafioso rivolto agli altrettanto noti Riina, Brusca e Graviano, passando per alcune delle stragi famigliari più citate dai salotti mediatici; indagini su politici corrotti, piste delicate che coinvolgono le stesse forze dell’ordine sorprese in abusi ingiustificati di potere, l’opprimente piaga dello stalking, la messa in circolazione di banconote false. Un vero e proprio caleidoscopio giudiziario del nostro paese e delle ferite che nel corso degli anni lo hanno lentamente tramortito. Questa volta però non sono i fatti a parlare, intesi così come storicamente accaduti, bensì le voci degli imputati messe alle strette dalla luce intimidatoria degli interrogatori, o quelle ancor più realistiche e fedeli delle intercettazioni ambientali e telefoniche.

Voci timorose di quello che le aspetta, impastate dalla vergogna per ciò che si è commesso, tremanti per un orribile segreto nascosto; voci fiere d’orgoglio mafioso, lucide e follemente razionali, mai declinanti ma sempre forti, vigorose. Voci che crollano in un pianto liberatorio, pronte a confessare ma che subito occultano, pentite. Voci spezzate dall’evidenza della colpevolezza, annientate dallo scudo della giustizia. E poi i toni caldi e rassicuranti della verità, quelli accoglienti che finalmente mettono ordine nel trambusto dei rumori. Sono questi i compagni di viaggio di Alessandra che dalla sua scrivania ascolta, annota, registra ogni variazione vocale al punto da immedesimarsi fin troppo sia nelle parole innocenti che in quelle criminali, talvolta lasciandosi completamente assorbire dalle vite altrui e trascurando inevitabilmente la sua e le voci delle persone che le sono care, quelle che abitano la sua vera quotidianità.

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Davanti al peso della responsabilità l’unica scappatoia è un aereo che dalla sua città, Firenze, la porta nel blu scintillante del mare di Stromboli, dove tra le chiacchiere amiche e la sicurezza che solo quell’isola sa trasmetterle riesce a ritrovare un po’ della tranquillità interiore che il suo lavoro mette costantemente a dura prova. Il telefono si spegne e lontano dalle sue cuffie Alessandra riuscirà a concentrarsi su se stessa, chiudendo in un cassetto tutte quelle voci assillanti. Soltanto così comprenderà l’importanza di un nuovo amore, il bisogno della sua famiglia e di amicizie vere.

CRITICA

Nei panni di una cacciatrice di bugie, il taglio del romanzo offre una nuova e interessante angolazione da cui guardare ad eventi di cronaca che ci appartengono e ai quali abbiamo assistito in passato, mai però in modo così intimo e personale. Le riflessioni di Alessandra, accompagnate dalla precisione di date, luoghi di riferimento e orari, proprio come se si trascrivesse una registrazione, prendono per mano chi si trova a leggerle e accompagnano lungo un percorso del tutto inesplorato, facendo rivivere quegli stessi momenti una seconda volta e da un punto di vista decisamente accattivante. Rivelazioni improvvise e frequenti flash-back alimentano la curiosità: i nomi degli imputati dei casi seguiti non sono direttamente rivelati ma a parlare al posto loro sono piccoli dettagli e indizi, trapelati dai discorsi che immediatamente chiariscono tutto. E nell’istante in cui si associa una voce ad un nome criminale, come quello di Riina, si prova la stessa sensazione vissuta da Alessandra che, nonostante l’esperienza, la sorprende ogni volta: un leggero brivido lungo la schiena.

Autore: Manila Tortorella

Laureata in Lettere moderne e in Scienze Filosofiche a Padova. Ho da sempre avuto un debole per l'universo delle parole: scriverle, leggerle, ascoltarle. Il linguaggio è il nostro vestito quotidiano, imparare a coglierne le sfumature non è però così scontato.

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