“Le ultime diciotto ore di Gesù” di Corrado Augias

Ultime diciotto ore di gesuA distanza di circa un anno mi trovo a leggere e recensire con enorme rispetto l’ultimo libro di Corrado Augias. Il noto giornalista, apprezzato a livelli internazionali per le sue inchieste e i suoi approfondimenti, utilizza la scrittura per scavare a fondo in argomenti a lui cari. Nello scorso romanzo Il lato oscuro del cuore, la storia di Clara era un pretesto per discettare di psico-analisi, tracciare la storia di questa scienza più recente dall’Ottocento ad oggi e scavare nel lato oscuro del cuore di ciascuno di noi.

La sua scrittura sempre netta ed efficace permette di approfondire argomenti in modo completo abbreviando la ricerca del lettore, poiché inserisce nel testo un compendio minuzioso di quanto già scritto sull’argomento.

La passione per la ricerca, per l’approfondimento giornalistico, per l’inchiesta, ha portato Augias ad affrontare nuovamente l’argomento religioso come già pubblicato per “Inchiesta su Gesù” (con Mauro Pesce) e “Inchiesta su Maria” (con Marco Vannini).

Stavolta, da solo, ricostruisce le ultime ore della vita di Gesù, dall’Ultima Cena alla Crocifissione, prendendo in esame tutti i protagonisti della sua vicenda.

Sappiamo così poco di lui che nessun ritratto, nessuna fantasia, può essere considerata lontana dalla realtà poiché una “realtà” semplicemente non esiste; su di lui non sapremo mai più di quanto già non sappiamo, cioè poco o niente, i testi che lo raccontano sono frutto più della fede che della storia”.

Augias non pretende di scovare nuove informazioni poiché i testi scritti sono tutti stati già analizzati, però si interroga su “uno dei tanti enigmi che circondano questa figura. Infatti, come mai da un repertorio così scarno e non sempre positivo sia potuto scaturire un culto diffuso del pianeta che, dopo più di venti secoli, conta ancora milioni di seguaci”.

L’intento di Corrado Augias in quest’opera è quindi di riportare l’attenzione non solo su Gesù e sulla vicenda della sua morte, di cui si conosce tutto grazie ai Vangeli, ma sugli altri protagonisti della storia, da Giuseppe a Maria, da Giuda a Barabba, dalla Maddalena ai discepoli, puntando molta attenzione su Ponzio Pilato, su sua moglie Claudia e sui funzionari romani a Gerusalemme.

Il procuratore romano per la Giudea Ponzio Pilato è il motore dell’azione. “Con un si o con un no avrebbe potuto arrestare il corso degli eventi o indirizzarlo verso un esito diverso”.

La sua figura e la sua vita vengono ricostruite cronologicamente e storicamente e, laddove mancano gli elementi documentati, interviene la fictio ossia citando Cicerone “animo et cogitatione fingere” raffigurarsi nella mente e nel pensiero.

Come ben sappiamo tutto si svolge in un pugno d’ore, appunto tra diciotto e venti. Dal tramonto di un giorno al pomeriggio del successivo. La vicenda è affrettata, nottetempo e in tre sedi diverse. “I pochi testi che parlano dell’evento, già confusi in partenza, sono stati in seguito più volte manipolati” perché lo scopo non era narrare la vicenda ma tessere le lodi del personaggio esaltando la sua figura divina.

Joshua Ha-Nozri, ovvero Gesù di Nazareth è un uomo osannato nella Domenica delle Palme e crocifisso il venerdì della stessa settimana. Come la folla può aver mutato così drasticamente il suo giudizio? Perché la sua divinità è stata poi non solo messa in discussione ma anche rinnegata fino a crocifiggerlo? Quali le motivazioni di questo cambio così repentino e chi le ha spinte?

Nel libro, Augias analizza con acume e attenzione scientifica i comportamenti dei protagonisti della vicenda, Ponzio Pilato, i suoi consiglieri sobillati a loro volta da altri personaggi influenti, il re fantoccio Erode Antipa che gli ha scaricato completamente il problema pur essendo di sua competenza, Caifa e il Tempio, la Lex Iulia Maiestatis e le tradizioni del posto, tra cui lo shabat e la Pasqua imminente. La mutevole folla e l’immobilismo impotente di Giuseppe e Maria sconvolgono, quasi ad auspicare una fine diversa da quella scritta già duemila anni fa.

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L’ansia della soluzione, la responsabilità e la certezza di sbagliare in ogni caso, mandano Pilato in esasperazione. Egli sa che se lascia libero l’Uomo, da Roma potrebbero fargliela pagare compromettendo il suo futuro; anche i sommi sacerdoti sono stati chiari con lui non riconoscendo in Joshua il Figlio di Dio tanto atteso. Ma Pilato sa che una condanna a morte ed una crocifissione sono comunque pene esagerate per quest’Uomo su cui non emergono prove durante il processo. Tutti lo hanno sentito predicare bontà e amore, non ha mai inveito contro Cesare come uomo e imperatore ma solo contro il suo ritenersi divino. “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”.

La critica

Una lettura suggestiva che riempie l’animo di conoscenza e riflessione.

Augias sintetizza in questo volume decenni di discussioni storiche e teologiche: in modo affascinante ci immerge nella storia, facendoci rivivere quel 33 dopo Cristo, dando voce ai tanti personaggi coinvolti. La sua analisi puntuale ed il confronto di alcuni passi dei Vangeli delineano la visione dei discepoli, ma anche qualche alterazione della verità o meglio della consuetudine romana a Gerusalemme, come ad esempio l’andamento del processo.

Forse per la prima volta la storia viene vista dalla prospettiva degli occupanti Romani. Anche Claudia Procula, moglie di Pilato, tormentata e dal passato burrascoso, ha la sua visione della vicenda e trova conforto nelle passeggiate filosofiche con Caio Quinto Lucilio, intellettuale deluso e testimone degli eventi.

Laddove mancano i documenti, Augias inserisce il sogno, permettendoci di entrare ed uscire dalla Storia. In questo romanzo, saggismo e arte narrativa si incontrano; ancora una volta la precisione storica è un pretesto per discettare sulla Vita, sul Mondo e sui grandi valori che ci dovrebbero accompagnare.

Alle lettere finali di Lucilio, Augias affida lo spazio, a lui tanto caro, dedicato al pensiero profondo, al Nosce te impsum,”Conosci te stesso”, alla ricerca della verità tanto esortata dall’oracolo di Delfi. “La vita va cercata nel profondo di noi stessi…conosci te stesso vuol dire indaga dentro di te, arriva più vicino che puoi a quel grumo scuro che si nasconde dentro ognuno di noi, di cui spesso non siamo consapevoli e che ci spinge ad azioni o sentimenti riprovevoli”.

Profonde le riflessioni che Augias attribuisce al filosofo Lucilio: “amo la profonda quiete del bosco ­- criticando il caos della città di Roma – le odorate ginestre, talvolta il mio pensiero s’annega in questa immensità e naufragare in questo mare mi è dolce”, di leopardiana ispirazione!

Annalisa Andriani

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Autore: Annalisa Andriani

Suono da più di vent’anni nell’Orchestra Sinfonica di Bari e insegno Violino dal 1994 con il Metodo Suzuki per bambini dai 3 anni in poi. Lettrice appassionata sono contenta di aver passato ai miei figli l’amore per i libri.

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