Collezione di sabbia di Italo Calvino

collezione di sabbiaNel settembre del 1985 moriva Italo Calvino e a trent’anni dalla sua morte, le sue parole dilettano ancora l’intelligenza e l’immaginazione non solo degli italiani ma dei lettori di tutto il mondo. Delle sue opere ne cito solo due, così, per risvegliare la memoria di chi proprio per sbaglio crede di non essersi mai imbattuto in lui: Il Barone rampante e Le città invisibili. Ragazzi che vivono su un albero-regno utopistico, città immaginate ma che in realtà esistono e ne ricordano una in particolare (noi quella città la chiamiamo Venezia). Ancora altri libri, saggi in cui per vie traverse si discute dei peggiori problemi attuali o di temi filosofico-accademici: La giornata di uno scrutatore, Nuvola di smog, Lezioni americane, Perché leggere i classici ecc. Tra quelli meno nominati nella lista dei libri che tutti dovrebbero conoscere, c’è lui, timido, piccolo, senza pretese: Collezione di sabbia (uscito in prima edizione per la collana Strade blu di Garzanti , nel 1984). Collezione di sabbia è giornalismo culturale. In secondo luogo è poesia. Si tratta di una raccolta di articoli/saggi raccolti a Parigi ma pensati anche altrove. Calvino decide di catalogarli in questo libro e ad ognuno di essi assegna una parte: Esposizioni – Esplorazioni, Il raggio dello sguardo, Resoconti del fantastico, La forma del tempo. Le prime contengono i resoconti delle visite fatte ai musei parigini ma ciò che differenzia lo scrittore torinese dal resto dell’umanità, è la sua capacità di volare oltre il reale e immergersi negli strati più profondi dell’Io, che travalicano il mondo reale e si avvicinano al mondo fiabesco, quello che ha i colori lievi e i pensieri amorevoli, logici e innocenti. Le ultime sezioni sono invece storie-annedoti-descrizioni dei suoi viaggi in Giappone, Messico e Iran. Ogni testo spiega la complessità della memoria e dell’appartenenza che, travasate nella realtà, modificano il presente e formano menti pensanti. Cultura, storia e poesia: tutto questo è Collezione di sabbia, tutto questo è Italo Calvino, l’anima italiana che respira nel mondo ed educherà – accarezzerà gli italiani ancora per anni e anni vista la sua capacità, tipica degli intelligenti colti e sensibili, nel prevedere fatti sociali e culturali caratterizzanti il Nuovo Millennio. Cari lettori si finisce, ahimè, Collezione di sabbia e si freme dalla voglia di colmare l’inconoscibile con il conoscibile, viaggiando, scoprendo, vedendo, pensando. Non siamo finiti, e infiniti si è pronti a ricevere ogni segnale che ci porti un tantino più in là, verso l’oltre. Che siano granelli di sabbia catalogati o francobolli di città inesistenti, il valore attribuitogli secondo la scala dei mezzi utili, è prettamente lo stesso

“C’è una persona che fa collezione di sabbia. Viaggia per il mondo, e quando arriva a una spiaggia marina, alle rive d’un fiume o d’un lago, a un deserto, a una landa, raccoglie una manciata d’arena e se la porta con sé. Al ritorno, l’attendono allineati in lunghi scaffali centinaia di flaconi di vetro entro i quali la fine sabbia grigia del Balaton, quella bianchissima del Golfo del Siam, quella rossa che il corso del Gambia deposita giù per il Senegal, dispiegano la loro non vasta gamma di colori sfumati, rivelano un’uniformità da superficie lunare, pur attraverso le differenze di granulosità e consistenza, dal ghiaino bianco e nero del Caspio che sembra ancora inzuppato d’acqua salata, ai minutissimi sassolini di Maratea, bianchi e neri anch’essi, alla sottile farina bianca punteggiata di chiocciole viola di Turtle Bay, vicino a Malindi nel Kenia. In un’esposizione di collezioni strane che c’è stata di recente a Parigi – collezioni di campani da mucche, di giochi di tombola, di capsule di bottiglie, di fischietti di terracotta, di biglietti ferroviari, di trottole, d’involucri di rotoli di carta igienica, di distintivi collaborazionisti dell’occupazione, di rane imbalsamate -, la vetrina della collezione di sabbia era la meno appariscente ma pure la più misteriosa, quella che sembrava aver più cose da dire, pur attraverso l’opaco silenzio imprigionato nel vetro delle ampolle”.

Autore: Francesca Ielpo

Mi laureo in Lettere presso la Sapienza di Roma, per poi continuare con una magistrale in Editoria e Scrittura. Giornalista pubblicista, mi dedico anche all’insegnamento dell’italiano per stranieri. Prima in quella città sporca e bella, ora in Turchia, dove profumo sempre di mare ma annuso la guerra.

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