“Il Vangelo delle streghe” e la magia popolare nell’Italia di fine 1800

il vangelo delle streghe recensioneLe streghe italiane dell’Ottocento secondo un ricercatore anglo-americano dell’occulto, Charles Godfrey Leland. Il Vangelo delle streghe. Aradia è un libretto piccolo e raro, pubblicato da Stampa Alternativa-Nuovi Equilibri (144 pagine, 10 euro), una raccolta di riti ancestrali che risale al 1899, raccontati all’autore dalle protagoniste di una stregoneria popolare, contadina. Leland era un personaggio certamente bizzarro e interessante. Un giramondo, conoscitore di innumerevoli lingue. Convinto di discendere da un’antenata strega, viveva circondato da immense collezioni di libri, documenti e reperti sul folclore di ogni paese, le tasche sempre piene di amuleti. Nato nel 1824 a Filadelfia, in una ricca famiglia britannica, ebbe contatti precoci con la cultura dell’arcano: la sua tata lo coinvolgeva in strane cerimonie magiche, mentre le domestiche irlandesi erano prodighe di storie fantastiche. Fin dall’adolescenza si accostò all’esoterismo e da giovane di idee socialiste e anarchiche, non disdegnava l’occultismo. Ereditati i beni paterni, nel 1869 si dedicò a ricerche antropologiche, occupandosi di magia Voodoo, zingari inglesi, pellirosse d’America. Il suo interesse per le streghe di campagna nacque in Francia: considerava  la stregoneria una forma di ribellione sociale. Nel 1888 si stabilì a Firenze, dove resterà fino alla morte, nel 1903. Era anche un abile disegnatore, sue le illustrazioni originali del libro, un testo finora poco conosciuto, a metà tra il trattato antropologico, il saggio di studi folclorici e il resoconto di documenti sulla “stregheria italiana”, compresa una raccolta di invocazioni, scongiuri, racconti, a fine Ottocento. A compilare il Vangelo è stata una chiromante italiana, indicata col nome Maddalena, un’autentica “strega”, per anni collaboratrice di Leland, che la incontrò nel 1886 e l’anno successivo ricevette il testo, oltre duecento pagine manoscritte. Anche se aveva dubbi sull’autenticità di alcune parti, nel complesso era sicuro di avere a che fare con contenuti tramandati da età remotissime: costituivano per lui la testimonianza di un culto pagano sopravvissuto nell’ombra al cristianesimo dominante. Il manoscritto originale non è mai stato trovato, occorre accontentarsi, perciò, della trascrizione dello stesso Charles, spesso lacunosa o sbagliata, vuoi perché la donna era sommariamente alfabetizzata, vuoi per la difficoltà di Leland a cogliere tutte le sfumature dialettali. A parte i contenuti stregoneschi, l’autore anglosassone si rivela sensibile ad una visione sentimentale dell’Italia centro-settentrionale, che definisce ‘Romagna Toscana’, “uno scenario romantico e selvaggio quant’altri mai, tra rupi, impetuosi torrenti, foreste e antichi castelli leggendari”. Il Vangelo mostra un singolare intreccio di paganesimo e cristianesimo: le antiche divinità dell’Olimpo convivono con le figure classiche di santi e angeli e la dea pagana Diana diventa sorella di Lucifero, l’angelo caduto della tradizione cristiana. Sua figlia, Aradia, prende il posto di Gesù e alcuni temi della Bibbia appaiono ribaltati. Se Cristo scende sulla terra a predicare concordia e benevolenza, quella invece va tra i morti ad istigarli alla ribellione. E laddove il dio di Abramo punisce severamente i peccatori, Diana al contrario li comprende e ne prende le parti. Il contenuto: incantesimi, invocazioni, preghiere irriverenti, leggende dell’antica religione estirpata dal cristianesimo.

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In Italia – scrive Leland – c’è un gran numero di streghe o indovine, che leggono le carte, inscenano strane cerimonie in cui si ritiene siano invocati gli spiriti, costruiscono e vendono amuleti e si comportano in genere come ci si attende da persone di questo tipo”.
La strega italiana, aggiunge, nella maggior parte dei casi viene da una famiglia in cui la sua vocazione o arte è praticata da molte generazioni, risale al Medioevo e indietro, fino all’epoca etrusca. Eppure, osserva Leland, nonostante l’accumularsi di una grande tradizione, nell’Italia settentrionale “non è mai esistito il minimo interesse per la tradizione delle streghe, né il minimo accenno al fatto che abbracci un’incredibile quantità di miti minori e leggende dell’antica Roma, come ha attestato Ovidio, nonostante nessuno degli altri autori latini sia riuscito a capirne granché. Questa ignoranza venne molto agevolata dalle stesse streghe e stregoni, che tenevano in gran segreto le loro tradizioni, indotti a ciò dal timore dei preti. E questi contribuirono inconsciamente alla conservazione di quella particolare dottrina, dato che il fascino per il proibito è grandissimo e la stregoneria, come i tartufi, cresce meglio e ha il sapore più genuino quanto più viene tenuta nascosta. Con una di queste donne strinsi un profondo legame nel 1886 e da allora me ne sono servito per raccogliere tra le sue sorelle, di varia provenienza e dedite alla magia segreta, tutte le tradizioni dei tempi remoti di cui erano a conoscenza”.

Autore: EffeElle

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