Il profumo di Patrick Süskind

Il profumo recensionePatrick Süskind (1949), scrittore, sceneggiatore e drammaturgo tedesco, famoso per il suo romanzo Il profumo, pubblicato nel 1985 in Italia e tradotto in quaranta lingue. Un caso editoriale senza precedenti, un best seller mondiale i cui diritti cinematografici sono stati acquistati per una cifra tra i cinque e i dieci milioni di euro. Libro originalissimo, fiabesco e al tempo stesso angosciante, scritto con un linguaggio raffinato e perfetto.

Un’epoca lontana dal profumo

Un ragazzo di nome Jean-Baptiste Grenouille che nasce in una Francia tipica di quel periodo: con un puzzo inimmaginabile composto da un odore di letame che si univa con l’orina che veniva gettata nei cortili, le scale che puzzavano di legno marcio, le cucine che sprigionavano odori di ortaggi in decomposizione, insomma in un luogo ben lontano dal concetto di “Profumo”. Eppure è in questo luogo ai limiti del mondo degli effluvi che nasce il nostro protagonista, un vero genio e a suo modo, dotato di una ricchezza e profondità d’animo spiazzante e introvabile. Infatti la sua storia oltre ad essere particolare e piacevole per il lettore, sarà una storia che inciderà nell’aspetto più intimo del protagonista. Grenouille fin dalla sua nascita non sarà mai accettato e compreso veramente dal mondo che lo circonda, nemmeno dalla madre che nel momento della nascita del figlio tenta di liberarsene insieme a dei puzzolenti pesci nel mercato parigino. Questo folle tentativo rimarrà incompiuto grazie a un urlo del lattante, una tra le poche azioni attive e volute del protagonista nella sua vita, che attirerà l’attenzione della polizia. Sua madre verrà giustiziata e il bambino verrà dato in affidamento ad una balia, ma questa si accorgerà subito che in lui c’è qualcosa di strano: la sua fame è maggiore rispetto a quella degli altri bambini, inoltre non ha l’odore tipico dei lattanti; tutto ciò insospettirà e preoccuperà la donna. Con questa nascita scandalosa e ricercata, Süskind riesce a catapultare totalmente il lettore nei meandri della complessa personalità di Grenouille, arricchita da emozionanti esperienze che faranno maturare nel protagonista una sempre più profonda e esigente infatuazione nei confronti di un mondo, sottovalutato dalla modernità di all’epoca, e contemporanea, ossia quello olfattivo. Il giovane ragazzo francese infatti dedicherà tutta la sua vita allo studio degli odori, alla ricerca del senso della sua esistenza e svolgerà i lavori più umili. Sarà sempre un ragazzo semplice che si accontenterà del minimo per sussistere, vivrà tra la sporcizia e non avrà particolarmente cura del suo aspetto fisico. Viene descritto come un uomo esteticamente bruttino e ciò inciderà sulle sue relazioni con le persone vicine che proveranno verso di lui sempre un certo disprezzo e apatia. Anche gli altri personaggi che lo stimeranno proveranno disgusto verso la sua personalità: come il profumiere Giuseppe Baldini, il più importante profumiere parigino dell’epoca, che individuerà in Grenouille una particolare dote verso l’arte profumiera. Il ragazzo si lascerà sfruttare, creando, grazie al suo straordinario olfatto, magnifici profumi che Baldini venderà spacciando per proprie creazioni. In cambio il profumiere gli insegnerà le tecniche dell’arte della profumeria e ciò rende Grenouille più felice.

Sui monti di Plomb du Cantal

Raggiunta la maggiore età, il protagonista sentirà l’esigenza di una propria e particolare autonomia e lascerà il negozio di Baldini, che sparirà poco dopo il suo abbandono. Si ammalerà ma non per un batterio o una vera e propria malattia causata dalla sua condizione igienica bensì nell’animo, si ammalerà nell’animo come ogni persona dotata di una forte consapevolezza di sé e del mondo. Quest’ultimo, infatti, raggiunto il diploma di garzone, deciderà di spostarsi a Grasse passando per la catena montuosa Plomb du Cantal nella quale Grenouille deciderà di fermarsi e di meditare sulla propria persona. È in questo posto solitario e senza un specifico odore che riflette e vivrà come una larva umana, in una grotta: quasi sempre in uno stato di incoscienza, sognandosi creatore di un mondo costituito esclusivamente da profumi. Vivrà per sette anni in uno stato di profonda riflessione in cui si interroga sul senso degli odori, sul senso dell’amore sul perché lui non possiede un proprio odore corporeo. Immagina, fantastica, sogna con la mente e con il corpo tanto che un incubo, un senso di assoluta persuasione da parte dell’ignoto e del male lo avvolgerà, lo risveglierà dalla sua fantasia trascinandolo nella triste realtà in cui lui è visto come un essere anormale. Si risveglia con occhi nuovi, si ha quindi una mutazione in cui lui prova e sprigiona, per la prima volta verso il mondo, un spirito di iniziativa e di rivalsa che sarà sempre negato dalla mancanza di totale abnegazione da parte di tutto e tutti.

il profumo suskind

Una scena tratta dal film “Profumo. Storia di un assassino”

Il ritorno alla società

Si incoraggerà e velato da una certa indifferenza verso il prossimo futuro si avvicina alle campagne di Grasse, precisamente a Montpellier, in cui verrà scambiato per una figura cavernicola e con tratti preistorici. Verrà infine accolto dal marchese Espinasse che lo userà come cavia per delle sue folli dimostrazioni scientifiche. Lo riporterà alla società, dandogli vestiti, usi e costumi nuovi e il protagonista vivrà la vicenda con assoluta passività. Un altro importante episodio che Grenouille vivrà a Montpellier e che segnerà il resto della sua vita sarà la creazione di un profumo che simulerà un odore umano grazie al quale le persone noteranno la sua presenza anche nei posti più affollati. Inizierà così a meditare (come atto di puro disprezzo verso gli uomini) la creazione di un profumo talmente meraviglioso che costringerà l’umanità intera ad amarlo e idolatrarlo. Ecco quindi la conclusione del romanzo che porterà Grenouille a compiere violenze e inganni per raggiungere il suo scopo. Un finale che stupirà senz’altro il lettore perché è un finale che stravolge e incanta tutta la storia.

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La critica

Il film, intitolato “Profumo. Storia di un assassino”, uscito in Italia nel 2006 per la regia di Tom Tykwer, non ha riscosso il successo sperato, forse si è trattato di un’impresa ardimentosa, troppo. Il romanzo non è traducibile in immagini, è destinato alla lettura e alla capacità del lettore di far volare la fantasia ed immergersi in quel profluvio di odori buoni e cattivi che reggono i fili della trama. Libro non per tutti i gusti eppure, ciò nonostante, in grado di farsi leggere da milioni di lettori; già per questo potrebbe essere fra quei libri per i quali l’aggettivo “straordinario” non è un’esagerazione, ma, ancor di più conferma la sua straordinarietà con quel significato oscuro che non impedisce di giungere fino all’ultima pagina. Cosa ha voluto dirci Süskind? Ogni ipotesi può sembrare azzardata, ma forse il senso della metafora olfattiva rimanda all’angoscia esistenziale della solitudine: essere senza profumo significa essere invisibile e Grenouille (la rana) non ha profumo. Il modo che troverà per farsi notare e per vivere un estremo gesto d’amore nei suoi confronti, da sempre negatogli anche dalla madre (una delle scene migliori del film), è a dir poco sconcertante, riporta alla coscienza i più inconfessabili tabù della mente umana e che non vi sveleremo. Tuttavia possiamo azzardare un’interpretazione: ci troviamo di fronte ad una delle più originali descrizioni del punto di unione e fusione fra Amore e Morte. Leggetelo, magari dopo aver visto il film, lo apprezzerete ancora di più. Consigliato a chi non ama le letture banali e cerca un libro scritto davvero bene.    

Autore: Ida Tortora

Sono affetta da “libridine compulsiva”. Per questo male, dall’eziologia ancora ignota, non esistono rimedi efficaci. È in fase di sperimentazione una nuova terapia che unisce alla lettura la stesura di recensioni di alcuni dei libri letti. Ho accettato di fare da cavia, ma ho notato solo un peggioramento dei sintomi e degli effetti secondari.

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1 Commento

  1. Io l’ho letto così

    I principali organi di senso sono notoriamente 5: tatto, gusto, udito, vista ed olfatto. Solo grazie ad essi possiamo trarre informazioni sull’ambiente che ci circonda, e solo grazie ad essi si innescano importanti cortocircuiti con la centrale operativa, che è il cervello, per realizzare sensazioni, emozioni, percezioni, memoria e orientamento. Dei 5 l’olfatto è il meno sviluppato, probabilmente perché sottoutilizzato, impigrito dal potere degli occhi e degli orecchi. Tant’è vero che in coloro che hanno gravi disturbi di vista o udito il naso riprende a funzionare alla grande. Pur avendo funzione identica , e identica anatomia, ci sono però delle differenze da individuo ad individuo. C’è chi sente o vede meglio di un altro, o sente e vede in modo diverso a seconda delle esperienze, della memoria e dei preconcetti, della complessità di interazione di molteplici cortocircuiti. Analogamente, le papille gustative rimandano come squisito un cibo che per un altro è insipido o francamente non gradito. Insomma c’è un misterioso quid che rende unica ed irriproducibile per ciascuno di noi una funzione basale comune.

    Parte dell’ambiente è costituita da altre persone che, grazie ai sistemi sopra descritti, si riconoscono, interagiscono e si amalgamano in una comunità. Purché corrispondano a dei requisiti di “normalità”, cioè vengano riconosciuti come simili, specchi di se stessi, anche se con un certo ristretto margine di variabilità. Superato il quale si esprime la diversità, in ogni suo aspetto possibile. Dal colore della pelle, al comportamento, al pensiero. Con relative conseguenze, spesso negative. Si ha sempre paura di ciò che non si conosce, dimenticando che la conoscenza è una “somma di informazioni” basata, spesso e volentieri, sulla superficialità. Molti guardano ma non osservano. Altri sentono ma non ascoltano. Tanti giudicano e criticano ma non comprendono e così via.

    Se gli occhi sono fondamentali nel processo di riconoscimento e valutazione e, per quel quid di cui si parlava prima, tradiscono ciò che abbiamo dentro (“specchio dell’anima”), allo stesso modo l’odore può giocare un ruolo non secondario. Sudore e sebo ricoprono la nostra superficie corporea proprio perché questo “profumo” possa essere avvertito da altri e riconosciuto come simile al proprio, come un marcatore d’appartenenza. E possiede, necessariamente, il suo quid che lo rende diversificato per ciascun individuo. Orbene, se gli occhi sono lo specchio dell’anima perché non considerarne l’odore la sua essenza ? Non è forse vero che antipatia e simpatia sono spesso “a pelle” ? Non è forse vero che l’attrazione fisica, sessuale spesso è veicolata dagli aromi del corpo ? Non è peregrino, quindi, ipotizzare che fascino, bellezza ed amore, miscela spesso indivisibile e indissolubile, hanno basi anche nell’odore.

    Jean Baptiste Grenouille (Ben Whishaw), nasce a Parigi nel 1738 in mezzo all’olezzo nauseabondo di un mercato del pesce. E’ privo di odore ma è fornito di un naso portentoso, capace di captare ogni pur piccola molecola, o atomo, di qualsiasi odore. E di averne memoria. Grazie a ciò e alla prodigiosa capacità di rimescolare le essenze, gli aromi fino a farne profumi, diventerà l’alter ego del maestro profumiere Baldini. Tuttavia il suo vero obiettivo è quello di creare “l’essenza assoluta”, cioè il distillato del quid dell’odore dell’uomo e, in particolare, delle donne, giovani e vergini, nel pieno della loro bellezza, In altre parole il Profumo, quello capace di generare amore ed estasi. Per raggiungere il suo scopo, però, è necessario che il sudore non sia inficiato dagli effluvi negativi prodotti dalla paura. Perciò ricorre al delitto pur di ottenere l’elisir perfetto, la cui potenza soggiogherà le masse più di ogni altra cosa al mondo. E che riuscirà finalmente a farlo considerare un essere umano, in grado di amare e di essere amato. L’orgia collettiva, nel finale del film, conforta le sue ipotesi e gratifica la sua perseveranza, i suoi sacrifici. Ma, nel contempo, prende atto con grande amarezza che l’ebbrezza dei sensi della collettività non lo coinvolge, così come non coinvolge se stesso. Ed il potere del Profumo, pur travolgente, è sorprendentemente effimero. A mali estremi, estremi rimedi. Così in preda allo sconforto, e abbandonata ogni velleità, si abbassa in un umano inganno per poter essere felicemente ingoiato nell’anonimità della folla.

    In ultima analisi la storia di Jean Baptiste non è che la storia di un diverso in cerca di amore. Di riconoscimenti, di considerazione, di integrazione. Solo che per tentare di raggiungere i sui obiettivi percorre sentieri non diversi dalla gente che lo discrimina. In altre parole per poter essere accettato e amato non può far altro che adeguarsi, farsi fagocitare dalla massa.

    La trasposizione cinematografica del libro di Patrick Süskind pur ben curata ed impreziosita da un Hoffman (Baldini) eccezionale, non è all’altezza dell’opera letteraria. Non riesce , se non a tratti e superficialmente, a trasfondere lo spirito dell’autore e del suo messaggio. La cui bravura si apprezza dal primo all’ultimo rigo. Aromi e fragranze esalano da ogni pagina , a stuzzicare il nostro naso, mentre inchiodati alla poltrona ci inoltriamo con grande interesse sui sentieri dell’alchimia e dell’animo umano.

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