Uomini senza donne, di Murakami Haruki

Uomini senza donneGli uomini senza donne narrati da Murakami Haruki nel suo nuovo libro sono sette, come i brevi racconti di cui sono protagonisti.

Uniti in modo precario dal filo sottilissimo della nostalgia, con Murakami gli uomini si spogliano, raccontandosi, quasi ritrovassero nei cassetti i propri rimorsi da svelare, un concerto di sentimenti repressi che attende solo il giusto accordo per poter risuonare.

Ognuno con una propria storia e una specifica caratterialità, raccontano o lasciano raccontare gli abbandoni, i tradimenti e i lutti di cui sono stati vittime. Carnefici: le donne, che li hanno offesi e resi orfani di un organo importante quanto il loro morbido ed avvolgente sesso.
Gli uomini senza donne si espongono, chi con titubanza, chi con minore resistenza, mettendosi a nudo: raccontano chi erano e cosa sono diventati senza le donne che “offrivano un tempo speciale che annullava la realtà pur restandovi immerse”.

Trama

Iniziano con un accenno, un gemito, un dubbio, ma, trovato il punto di rottura, i protagonisti lasciano che sia ed il racconto di sé scorre tra le righe.

In Drive My Car, Kafuku è un attore teatrale che scende dal suo palco personale per raccontarsi alla propria autista, essa stessa con un carico di disagi che vorrebbero essere raccontati. In un valzer di domande sospese, il loro parlare si fa più intenso fino a svelarsi; Kafuku narra di sé, della moglie che ha perso e amato più di ogni altra cosa, nonostante i suoi tradimenti, di un’amicizia per interesse, destinata a lasciare il segno.
In Yesterday, entriamo in una realtà più giovanile; lo stesso stile di scrittura si fa meno complesso: il discorso diretto ha molto più spazio, in modo da adattare il timbro alla storia. Aki è un giovane universitario, nel pieno della propria crisi interiore, con delle doti particolari, ma troppo convinto di non essere abbastanza, né per sé ne per la propria donna, tanto da cercare una combine tra lei e il suo amico Kitaru, in modo da potersi defilare, nella certezza di aver comunque sistemato le cose.
Organo indipendente è un racconto tormentato ed intimo, in cui il protagonista delimita l’amore in specifici confini, in modo da esserne il più possibile protetto: il dottor Tokai è un chirurgo plastico carismatico e socievole, che ha deciso di ruotare attorno a donne che siano già di un altro uomo, in modo da poter avere con loro una relazione intensa e sincera, ma scevra dalle conseguenze dell’amore. Straziante è invece il modo in cui Tokai resta intrappolato in una relazione più grande di lui, che lo travolge in maniera struggente e distruttiva.
Shahrazad  lascia un senso di sospensione e mistero, come i racconti di Mille e una notte: Habara è un uomo malinconico e isolato, aggrappato ai racconti ed al sesso della donna che si occupa di lui, facendo per lui la spesa, infilandosi nel suo letto e completando il loro rapporto sessuale con dei racconti. Lo trattiene a sé, Shahrazad, perché non completa mai il racconto di modo da mantenere vivo il desiderio di lei e della storia, un po’ come lo stesso Murakami Haruki fa con le sue sette storie.
Kino è il protagonista del quinto racconto: per lui una nuova vita inizia, proprio quando sembrerebbe esser tutto finito; dopo tradimento della moglie, decide di ricominciare daccapo, aprendo un bar e lasciando che nuovi e impenetrabili avventori si insinuino nelle pieghe della sua solitudine.
Samsa Innamorato è il racconto di una metamorfosi al contrario, in cui lo scarafaggio si risveglia nei panni di Gregor Samsa, con un senso di oppressione ed inquietudine, che lo fa sentire deforme, incerto ed instabile. Incontra una donna la cui gobba è talmente smisurata da imporle un andamento ricurvo, a mo’ di insetto. In un interessante scambio di ruoli, l’insetto fatto uomo, ingenuo ed ignaro, prova attrazione per una donna con atteggiamenti diretti e viscidi, alla maniera di un insetto, quasi che nessuna metamorfosi possa impedire alla natura di fare il suo corso.
Uomini senza donne è l’ultimo e più introspettivo racconto, in cui la vera protagonista è Emu, la donna che non c’è più. Siamo nel pieno della notte ed una telefonata ne annuncia il suicidio; inizia così, per il narratore, un viaggio a ritroso nel tempo e negli spazi, ad inseguire dettagli, ricordi e sensazioni di quei momenti vissuti e comunque sfuggiti, persi per sempre, perché “ a volte perdere una donna significa perderle tutte. Così diventiamo uomini senza donne”.

Analisi del testo

Leggere questo romanzo è come trascendere, abbandonare la zavorra delle proprie miserie e lasciarsi avvolgere dalle atmosfere sospese e fumose, dall’inconfondibile tocco nipponico, pur filtrato dalle esigenze interpretative della versione italiana. Brevi, densi, reali, raffinati: i sette racconti dei samurai di Murakami Haruki sono nettamente coinvolgenti, tanto da far crescere nel lettore una sorta di risentimento al termine di ognuno. Con una certa dose di sadismo (e probabilmente manierismo), Murakami Haruki intrappola il lettore nella trama, lo coinvolge, ma non completa il racconto, gettandolo a capofitto in una nuova storia, un altro abbandono senza fine, con procura speciale al lettore di lasciare che siano le proprie fantasie a completarne il finale.

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Non c’è scampo: dalla lettura di questo romanzo si esce sconfitti ed abbandonati. Gli uomini senza donne, siamo noi: ci siamo persi nei fumi di Kobe, nelle sonorità di Tokyo, per arrivare fino a Bombay, Città del Capo, Reykjavik, le Bahamas; abbiamo “fatto il giro di tutte le città che avessero un porto”, ma anche a noi resta la stessa sensazione di struggente assenza e diniego: “Quando arrivavo, lei aveva già fatto perdere le sue tracce”.

Note sul romanzo e sull’autore

Uomini senza donne esce in Italia il 16 Giugno, con edizioni Einaudi e traduzione di Antonella Pastore; è una raccolta di racconti editi in Giappone a partire dal 2005, pubblicati sul mensile “Bungeishunju”, per essere pubblicati nel 2014 con il titolo “Onna no Inai Otoko-tachi” trad. lett.: “Uomini che non hanno fidanzate”.

Murakami Haruki nasce a Kyoto nel 1949, più volte candidato al Premio Nobel per la Letteratura, è autore di romanzi e saggi tradotti in più di 50 lingue. Recensiti da noi: In Italia è presente con numerosi titoli; recensiti da noi:

 

Autore: Monica Pintozzi

Come controller, ho appreso che i numeri contano solo se li sai analizzare, come lettrice che le parole contano solo se le sai utilizzare. Maniaca del dettaglio, pretendo che il libro rispetti lettore e sintassi; ignoro volentieri testi pieni di parole e concessioni dal sapor di refuso. Il libro è regalo per me non per l’autore.

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