Tra le righe de La giovinezza di Sorrentino

la giovinezza sorrentino recensioneLa sceneggiatura del film “Youth – La giovinezza” arriva in libreria. La casa editrice Rizzoli riprende sotto forma di romanzo la nuova pellicola di Sorrentino; è la storia di Fred e Mick, due amici ormai alle soglie della vecchiaia, uno compositore e l’altro regista. I due, in vacanza in Svizzera trascorrono così le loro giornate dentro i grandi spazi della clinica che li ospita, tra passeggiate in montagna, tazze di tè fumanti, bagni in piscina, conversazioni in sauna e lunghe sedute di massaggi. Fred, compositore britannico, sfiduciato e rassegnato per il proprio percorso personale e professionale, è deciso a voler chiudere la propria carriera da musicista riflettendo sulla possibilità di un rifiuto alla proposta offertagli dalla regina Elisabetta. Posizione nettamente opposta quella dell’amico Mick che aspetta il riscatto di una vita; spera con il suo ultimo film di recuperare le scelte obbligate della sua carriera, vincolata da compromessi artistici. Ruolo secondario ma comunque decisivo quello di Lena, figlia di Fred; nel personaggio di donna tradita e abbandonata dal marito si scopre quello di figlia risanatrice di rapporti e legami familiari. La costante di Youth è la visione della circolarità del tempo. Il tentativo di rivivere il passato attraverso remoti ricordi fa da collante nelle vicende tra i personaggi. La velocità delle scene, apparentemente scollegate tra loro ma tenute insieme dal potere del messaggio da parte dello sceneggiatore, riconferma i tratti e le modalità tipiche di Sorrentino. Anche questa volta, come ne La grande bellezza, si conferma la scelta visionaria della ricerca della perfezione. Quel tendere alla “nota perfetta”, la voglia di un futuro utopistico ed idealizzato, l’accurata scelta di immagini asettiche e paradisiache del posto ne sono esempi lampanti.

Ho perso i migliori anni della mia vita. Tu hai detto che le emozioni sono sopravvalutate, ma è una vera stronzata, le emozioni sono tutto quello che abbiamo!
La celebre citazione rimarca il significato del tema centrale attorno al quale si intersecano le vite dei personaggi che più semplicemente, e anche molto spesso, ne fanno da mero contorno privo di legame degno di sviluppo con la trama. Carenti le battute degne di nota in relazione all’obiettivo dello sceneggiatore – regista. Nel romanzo mancano dei veri e propri passaggi espliciti sul messaggio diretto che si vuole dare al fruitore, lettore o spettatore che sia. Ci si perde dunque tra battute elementari, talvolta anche banali, in quanto non accompagnate da scene concrete in grado di enfatizzare il messaggio. L’elemento di sospensione, ancora più vivo e marcato nelle scene del film, accentuato dai tagli netti e dalle sequenze veloci e sfumate, si perde tra le righe rischiando in alcuni passaggi di distrarre il lettore attraverso un’escalation delle ovvietà ed un innumerevole numero di personaggi che si alternano nel romanzo. Il tema del tempo, della labilità emotiva, della caducità della vita e della precarietà del proprio posto nel mondo, viene esplicitato secondo luoghi comuni e frasi standardizzate. Nonostante i protagonisti affrontino la vecchiaia in modo completamente opposto e speculare, tra riscatto e sconforto, emerge un solo punto di vista; rincorrere l’idealizzazione per tutta la vita aspirando all’impeccabile, quando tutto questo è destinato ad esistere solo nel nostro immaginario. Tensione alla perfezione dunque, perché anche se illusoria è salvifica e ci fa bene.  

Gaia Di Giorgio
gaiadigiorgio89@gmail.com
twitter: Gaia_DiGiorgio
 

Autore: Gaia Di Giorgio

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