I misteri della montagna di Mauro Corona

i misteri della montagna recensioneMauro Corona con il suo romanzo I misteri della montagna (Mondadori, 2015) torna a parlare di quel grande amore che lo lega alle montagne soprattutto bellunesi. Lo fa con un romanzo che talvolta appare più un saggio o addirittura un diario intimo, dove i protagonisti sono certo gli amici, lo stesso Corona, ma soprattutto le cime, le montagne, raccontate con grande emozione dall’autore. Il libro è dedicato al grande amico guida alpina di Misurina, Valerio Quinz, e nel libro l’autore annota i tempi e le modalità della sua scrittura, un scrittura a mano raccolta in tre quaderni compilati fra il 10 novembre 2013 e il 6 marzo 2015. In questo libro, dove Corona si sforza di spiegare ai lettori la vita e le difficoltà che si incontrano nello “stare” in montagna, si possono conoscere diverse storie e leggende che circondano i “monti pallidi”, storie tramandate da padre a figlio e che continuano a vivere o a sopravvivere nel tempo. Molte vicende sono tuttavia vere e hanno caratterizzato nel bene e nel male la vita dell’autore e della comunità a lui più vicina. Corona ci porta lungo i sentieri più solitari delle Dolomiti, sulle cime a conoscere le leggende trasportate dal vento limpido delle vette, a conoscere la freschezza dei torrenti montani e la vita, spesso dura, ma libera e semplice delle genti di montagna. Tanti ricordi, tante persone amate, tante persone care che non ci sono più: la vita della montagna da questo punto di vista è ricca di sentimenti e di emozioni e la scrittura di Corona ha la capacità di trasmetterle con grande forza ed efficacia. Lo scrittore cerca nella montagna di capire e conoscere meglio se stesso, e la montagna diventa la vera palestra di roccia della sua vita. Come dicevamo, è un Corona molto più intimo quello che troviamo in questo libro, a volte appare addirittura stanco, malinconico: è un po’ solo come quando l’alpinista attacca le vette delle montagne. Forse sente anche per lui gli anni che passano, ma tuttavia la grinta e un forte realismo non mancano soprattutto quando l’autore torna a parlare della tragedia del Vajont e di come speculatori e avidi politici stiano distruggendo le montagne per i loro loschi affari, o per creare nuove piste da sci che non servono a nessuno. Pagine dure che riportano in mente antiche polemiche dell’autore contro lo snaturamento e la cementificazione della montagna. Un libro sicuramente da leggere, anche se non sempre riesce a mantenere la stessa intensità che l’autore vorrebbe, diverso probabilmente dagli ultimi lavori di Corona, forse più pessimista e sicuramente in linea con il periodo di vita dell’autore che appare ancora deluso per la sconfitta al premio Campiello del settembre scorso.

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Giannandrea Mencini

Autore: Giannandrea Mencini

Laureato in Storia, mi occupo di storia dell’ambiente e del territorio. Collaboro con alcune testate giornalistiche. Lavoro a Venezia come responsabile della comunicazione e ufficio stampa e ho scritto numerosi libri ed interventi specialistici.

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