Addio a Sebastiano Vassalli, scrittore delle Alpi e delle pianure

Per cercare le chiavi del presente, e per capirlo, bisogna uscire dal rumore: andare in fondo alla notte, o in fondo al nulla; magari laggiù, un po’ a sinistra e un po’ oltre il secondo cavalcavia, sotto il «macigno bianco» che oggi non si vede. Nel villaggio fantasma di Zardino, nella storia di Antonia. E così ho fatto. Sebastiano Vassalli, La chimera (dalla Premessa)

vassalli morte

Dopo la scomparsa a 73 anni di Sebastiano Vassalli, molti giornali e telegiornali si sono occupati di questo grande scrittore dell’Italia contemporanea e pertanto non è facile scrivere un articolo in merito cercando di non ripetere quello che è già stato detto e scritto. Ci abbiamo provato.

Con la sua Terra nel cuore

Vassalli, fra gli autori italiani più tradotti all’estero e candidato al premio Nobel per il 2015, fa sicuramente parte di quella ampia cerchia di scrittori rimasti sempre molto legati al territorio della propria infanzia, in questo caso la provincia di Novara. Un territorio, fra pianure, risaie e montagne all’orizzonte, che rappresentava un vero “humus” per la sua formazione letteraria, non a caso tra le sue grandi passioni c’era il «poeta maledetto» Dino Campana, alla cui vita aveva dedicato il romanzo “La notte della cometa”. Altro aspetto non indifferente nella sua formazione, in questo caso caratteriale, il fatto di essere stato presto abbandonato dai genitori, da lui poi rinnegati, vicenda che lo aveva reso un po’ scontroso, talvolta polemico, molto riservato e lontano dalla ricerca di facile visibilità.

Da giovane aveva aderito alla neoavanguardia del “Gruppo 63”, come più volte ricordato in questi giorni da diversi articoli sui quotidiani italiani. Ma ben presto dalle prose sperimentali, Vassalli era passato al romanzo storico indagando le origini del nostro Paese e regalandoci delle bellissime pagine.

Riusciva infatti ad indagare la storia anche passata con grande attenzione e capacità, estrapolandone le notizie più originali, sondando il terreno delle credenze rustiche e popolari, approfondendo le tradizioni orali, arrivando sempre a raccontare vicende che poi incredibilmente trovavano riferimenti nella storia e nella società contemporanea.

Saggi e romanzi da ricordare

Ecco quindi indagini spesso coraggiose come quelle riportate nel famoso saggio “Sangue e suolo” (1985), dove aveva scritto delle difficoltà di convivenza fra italiani e tedeschi, e quindi delle problematiche etniche esistenti in Alto Adige/Sud Tirolo. Un saggio che non passò inosservato e fece molto discutere per alcune tematiche che oggi vengono in parte riprese in positivo nel suo ultimo libro “Il Confine” appena uscito per Rizzoli.

Ma il Vassalli più bello è quello dove la sua scrittura sempre armoniosa, semplice e lineare, si fonde con le vicende storiche o sociali narrate; e dove l’ambiente, la natura e i simboli di un territorio in eterna evoluzione, accompagnano la narrazione. È proprio sotto il “suo” Monte Rosa che si sviluppano così le sue storie che amo di più menzionare.

Ecco il bellissimo e forse più noto libro “La Chimera” (Premio Strega e cinquina del Campiello nel 1990) dove Vassalli recupera la storia documentata di una ragazza del ‘600, in un borgo ai piedi del Monte Rosa, che è troppo bella per non essere diabolica; “Marco e Mattio” (1992) dove ricostruisce un caso psichiatrico del primo Ottocento tra le Dolomiti bellunesi, regalandoci grandi momenti di narrativa e una descrizione di Venezia e del paesaggio lagunare che ancora oggi emoziona; “Il Cigno” (1993) dove ricostruisce con attenzione lo scandalo del Banco di Sicilia a fine Ottocento; “Cuore di Pietra” (1996) dove Vassalli affronta le tante vicende e ideologie italiane con grande originalità a partire dall’unificazione d’Italia.

Non va dimenticato “3012: l’anno del profeta” (1995) prova originale del nostro autore che si cimenta con la fantascienza o fantapolitica anche in questo caso in modo convincente entrando in una letteratura, quella per l’appunto fantascientifica, poco fertile nel nostro Paese. Non a caso in questi giorni, dopo la sua scomparsa, davvero rari sono stati gli articoli che hanno ricordato questa particolare opera.

Nel nostro secolo, Vassalli dopo alcuni libri non all’altezza dei precedenti come “Archeologia del presente”, (2001), “Dux: Casanova in Boemia”, (2002) e “La morte di Marx e altri racconti” (2006), torna alle origini, al suo “ambiente”, alla sua montagna, con “Le due chiese” (2010) dove narra la storia di un non precisato paesino ai piedi del Monte Rosa dalla prima guerra mondiale ai giorni nostri. Ecco, in questo bellissimo lavoro, ritroviamo il Vassalli “storico” che legge le storie del nostro territorio, i paesaggi urbani e delle campagne, che racconta storie rustiche e tradizionali, spesso vere e coinvolgenti.

Dopo “Le due chiese” , va ricordata un’altra prova convincente “Comprare il Sole” (2012) dove lo scrittore scrive una sorta di “favola”, pertanto non indica il posto, il tempo, né alcun luogo riconoscibile ove si sviluppa la vicenda della venticinquenne Nadia, che scopre di aver vinto 21,6 milioni al lotto, soldi che non riuscirà mai ad avere e godere, anzi la porteranno alla disgrazia. Un libro che è una spietata e talvolta ironica analisi dei mali della società di oggi. “Terre selvagge” (2014), un viaggio nel tempo, in un’Italia ancora misteriosa, al tempo dell’antica Roma, è il suo ultimo lavoro narrativo dove ancora una volta riesce a leggere il passato senza mai perdere di vista il presente.

Ha scritto Roberto Cicala in un articolo apparso nel 2010 su “Novara è”:

le sue storie sono pagliuzze d’oro scovate fra i tanti ciottoli in riva ai fiumi della “Terra d’acque” e raccolte nella sua casa alla Marangana, luogo della memoria fin dalle ceramiche murate sulla facciata o dalle sculture animalesche di Giovanni Tamburelli: frammenti di storie dimenticate e recuperate da uno scrittore che anche per questo è, egli stesso con i suoi libri, un patrimonio prezioso e vivente dell’identità della nostra «grande pianura davanti alle montagne».

Con la morte di Sebastiano Vassalli, l’Italia perde uno scrittore un po’ scomodo, forse fuori moda, ma che aveva la capacità, partendo da personaggi spesso un po’ strani, talvolta anomali, quasi protagonisti nascosti nella narrazione, di raccontarci efficacemente ogni singola epoca di questo “strano” Paese chiamato Italia.

 

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Autore: Giannandrea Mencini

Laureato in Storia, mi occupo di storia dell’ambiente e del territorio. Collaboro con alcune testate giornalistiche. Lavoro a Venezia come responsabile della comunicazione e ufficio stampa e ho scritto numerosi libri ed interventi specialistici.

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