Uno strano luogo per morire di Derek B. Miller

Uno strano luogo per morire di Derek B. MillerOslo, Norvegia. Dopo aver perso la moglie, Sheldon Horowitz viene convinto da sua nipote Rhea a lasciare New York e trasferirsi ad Oslo, dove lei vive col marito Lars. Durante i giorni in solitudine, iniziano i suoi ricordi, giorno dopo giorno, sempre più vividi, del periodo della guerra, andando con la mente a quando morì suo figlio, a quando nacque Rhea, a quando la vita con Mabel era semplice e spensierata.

C’è chi possiede ancora il coraggio di immergersi nel passato, conferirgli vita e una voce nel presente.
Poi l’imprevisto. Un giorno in cui Sheldon è solo in casa, gli inquilini del piano di sopra iniziano a litigare pesantemente. Inizialmente passa il tutto quasi inosservato, essendo quelle purtroppo scene di normale amministrazione. I rumori però iniziano a farsi sempre più violenti fino a che si sente una porta sbattere, una corsa frenetica giù per le scale e poi il silenzio di fronte la porta d’ingresso del suo appartamento. Sheldon guarda dallo spioncino: vede una donna che si guarda intorno, in attesa di una speranza. Senza sapere neanche il perché, Sheldon apre la porta permettendo alla donna di entrare. Ed allora che si accorge che non è sola: al suo fianco c’è un bimbo, silenzioso e impaurito. Non passa molto tempo e la situazione precipita. Sheldon e il bambino si nascondono in un armadio, mentre la donna va incontro al suo destino, dopo aver pronunciato delle parole incomprensibili. La decisione è presa, non c’è tempo da perdere e inizia la fuga. Da chi poi, ancora non si sa. Tra vecchie reminiscenze belliche, l’istinto di sopravvivenza prende il sopravvento, mentre dietro di sé Rhea, sempre più preoccupata, cerca di anticipare le sue mosse e prevedere i luoghi in cui potrebbe nascondersi. Oslo si trasforma in uno scenario guerrigliero dove nascondersi, dove vige la legge del più forte. Un bigliettino lasciato sul comodino è l’indizio per Rhea per ritrovarli. Chissà se lo capirà…

La critica

A volte, quando sono di fronte ad un autore che non conosco (come in questo caso, essendo il primo romanzo pubblicato da Miller), sono solita leggere qualche critica. Non imparerò mai a evitare questo errore, perché mi creo delle aspettative che puntualmente non trovano conferme in quello che leggo. Non dico che Uno strano luogo per morire non sia un bel libro, ma essendo stato inserito all’interno della “rosa nordica” del miglior crime, tra cui primeggia anche Stieg Larsson, mi ero decisamente fatta un’idea diversa. La trama è ben pensata, ma a mio avviso è stata realizzata male. Non è che solo perché uno scrittore è scandinavo ha le stesse capacità dei suoi conterranei. Ho trovato non poche difficoltà a destreggiarmi tra passato e presente, a capire dove finivano i ricordi e iniziava la demenza senile. Ovviamamente se questo era l’intento di Miller, gli è ben riuscito. Arriccio sempre il naso quando uno scrittore viene paragonato ad un altro, perché so che andrò a ricercarne lo stesso stile, le stesse emozioni e lo stesso coinvolgimento. Edito da Neri Pozza, Uno strano luogo per morire, resta comunque uno di quei libri da leggere: non uno da comodino, ma certamente da conservare.

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La rabbia non si inventa da sola; è il risultato della condotta degli altri. Tutti noi dobbiamo essere preparati all’impatto delle nostre azioni. Questi contadini – questi assassini – erano stati pazzi a non farlo. E ora, Dio misericordioso, nella sua infinita saggezza, reclamava le loro vite.

Autore: Samanta Di Giorgio

Originaria di un paesino della Basilicata. Ho scoperto il piacere della lettura tardi e, combattuta tra cartaceo e digitale, amo i romanzi rosa da batticuore, i thriller che mozzano il fiato, gli horror che tolgono il sonno, i fantasy e le graphic novel che mi risvegliano la creatività, e i classici, che reputo indispensabili.

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2 Commenti

  1. Stieg Larsson fu uno scrittore svedese, e non norvegese.

  2. Ho appena finito di leggere il libro “uno strano luogo per morire” e devo dire che mi è piaciuto moltissimo. Sono una fan del genere thriller/crime, ma questo romanzo va ben oltre secondo me. Pur rimanendo appassionante e godibilissimo tocca tematiche importanti e delicate che danno uno spessore alla trama che manca in molti romanzi dei più famosi scrittori di crime nordici.
    A mio avviso il continuo mescolarsi di ricordi e visioni fa immergere il lettore completamente nel punto di vista del protagonista, l’amabilissimo nonno horowitz e non crea confusione ma ritrae il mondo dai contorni sfumati in cui molti anziani vivono.

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