Lux di Claudio Calzana, il sogno del “sinemà”

lux calzana recensione

Il Curnis aprì la scatola con fare materno: saltò fuori un telaio tondo con attorno una specie di striscia nera. «Cos’è ’sta roba, Curnis?» s’inquietò il Dante. «Metri» ribadì l’altro, che più serio non si può. Gli altri che si guardano, per capire se qualcuno ci capisce. «Pellicola» fece l’esule, sull’ermetico andante. «E noi cosa ce ne facciamo?» si sovrappose il Carlo. «Come cosa?» rispose il Curnis con una certa stizza. Richiuse la teca con cura, poi precisò il concetto: «Il sinemà, no?».
Lux è uno spaccato della vita della Bergamo degli Anni Venti del secolo scorso, un insieme di personaggi e storie singolari che strizzano l’occhio a Vitali e alla sua “normalità normale”, inframezzata da storie di quartiere, inciuci dietro le finestre e il sapore di un tempo che non esiste più. Siamo nel 1919 e i protagonisti sono quattro amici scombinati: Dante e Carlo Milesi, due fratelli rispettivamente meccanico e fornaio; Romeo Scotti, fotografo del paese; e Spiridione Curnis, meglio conosciuto come il “bibliclista”, un tipo un po’ sospetto, spacciatore di vino da messa (il che la dice lunga).

La storia

Nel 1894, il circo di Buffalo Bill arriva a Bergamo. Tutti vogliono vederlo, tutti sono lì pronti ad ammirare l’eroe americano. C’è chi, invece, non si lascia intimorire neanche dalle storie che aleggiano su quest’uomo e… decide di sfidarlo. Parliamo di Spiridione Curnis, un soggetto decisamente singolare e, se vogliamo, anche piuttosto losco. Questi decide di sfidare ad una corsa Buffalo Bill, ma con diversi mezzi: l’americano in sella al suo cavallo, Curnis in sella alla sua bici. Va da sé che Curnis perda. Arriva il 1906, e il circo è di nuovo in città. Peccato che Bill risponda picche al Curnis che chiede la rivincita. L’onta subita è troppo grande per restare con le mani in mano. E allora Curnis che fa? Assieme con i suoi fidi amici decide di derubare il circo del suo mancato avversario. E lo fanno. Peccato che il biciclista non sia proprio uno stinco di santo e, preso sotto braccio il malloppo trafugato e la sua bella, Ona, scappa a Parigi. Inutile parlare degli amici rimasti a Bergamo e del loro risentimento. Passano gli anni, arriviamo al 1919, diverso tempo dopo il fattaccio. E indovina chi torna in città? Sì, proprio lui: Curnis e… un borsone nero! Che sia il malloppo? Certo che no! Dopo un primo negativo approccio con i suoi (ex?) amici, Curnis vuota il sacco nel senso letterale del termine: il borsone non contiene soldi, ma bobine di pellicole cinematografiche. Dalla Francia il biciclista ha portato con sé il sogno di aprire un “sinemà” e per farlo ha bisogno dell’aiuto dei suoi amici. La prima arruolata nell’impresa è Esperia, la figlia di Dante, che si occuperà delle musiche dei film che, data l’epoca, sono in bianco e nero: serve una pianista! Nella periferia della città nasce così uno dei primi cinema di Bergamo, un luogo dove la gente può sognare ad occhi aperti davanti ad un lenzuolo bianco che prende vita…

Autore: Laura Landi

Sono ­ per ammissione estrema ­ lettrice compulsiva, anche se molto molto esigente. Andare in libreria mi fa sentire come Alice nel paese delle meraviglie. Il mio amore letterario segreto? Gabriel García Márquez.

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