La ferocia di Nicola Lagioia

la ferocia recensioneClara: tutto ruota intorno a lei, ormai morta, in un romanzo lungo e articolato. Si parla della protagonista del libro che ha ricevuto più voti tra i cinque del Premio Strega: La ferocia (Einaudi, pp.418, €19.50) di Nicola Lagioia. Lui è uno scrittore di Bari, che ha pubblicato libri come Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj (senza risparmiare se stessi), Occidente per principianti, e il libro a più mani 2005 dopo Cristo.  Nuda e coperta di sangue, Clara cammina nel mezzo di una strada statale di Bari. Così è ricordata nella sua ultima volta in vita. Viene ritrovata nei pressi di un autosilo della stessa città, ormai trapassata. Subito dopo si identifica il corpo: è la Clara della nota e ricca famiglia Salvemini. Vittorio, il padre, è un uomo d’affari, che arreca nelle mani un certo potere. Questo è l’incipit, dopo di che prendono piede descrizioni, riflessioni, fatti che vogliono insistentemente dare una spiegazione a una morte misteriosa e mai ci si allontana da questo scopo nelle tre parti che suddividono il libro: Chi sa tace, chi parla non sa; Divenni pazzo con lunghi intervalli di orribile sanità mentale; Tutte le città puzzano d’estate.  Fa da sfondo un potere corrotto, una famiglia persa tra ricchezza e valori in cui solo il legame tra Clara e Michele, il fratellastro, compone simmetrie di affetto e sincerità, nonostante Clara alla fine cada nel losco assoluto, sposando un marito che non ama, avvicinandosi a uomini diversi per brama di passione o di potere, utilizzando la cocaina per allontanarsi o meglio incastrarsi in una realtà che le puzza per quanto ci è dentro. Allo stesso tempo, l’immagine che ci viene data della donna è carica di positività. Si parla di adulteri, ma di ciò lei non è responsabile. Se lo fa, è perché è troppo speciale per adeguarsi a una buia normalità:

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Clara è magnetica. Illumina le stanze in cui entra o le oscura, a seconda della tempesta che l’accompagna.
E intanto il terreno su cui cammina è zeppo di ordigni. Michele e Vittorio, dopo la sua morte, cercano di capire. Ma la ferocia, la voglia di ferocia, nasconde ogni ragione, la ragione che fugge via alla vista di sesso, affari, potere, cattiveria, possesso:
L’acqua cessava di scorrere. Clara si passava le mani tra i capelli. Senza nemmeno accorgersene, si rivedeva adolescente. Un attraversamento fisico. Michele. Il tempo felice della loro vita insieme. Le gambe le tremavano. Poi la sensazione svaniva. Di nuovo le mattonelle della doccia. Doveva farsi scopare in quel modo. Doveva farsi picchiare e calpestare. Non certo per ferire suo marito. E ora che Alberto non poteva più nasconderla sotto le coltri della ragionevolezza, era costretto a contemplare il panorama per intero. Allora anche a lui sembrava di vedere in fondo a Clara un segno opaco e incancellabile. Era stata felice. Durante un periodo remoto della vita, un tempo che Alberto non sarebbe riuscito a riprodurre neanche in scala, sua moglie era contenta di stare al mondo in modo scandalosamente puro, disarmante. E il peggio, rifletteva Alberto con crescente preoccupazione, era la possibilità che il destinatario dei pensieri più riposti di sua moglie – l’oggetto di un canto, di una preghiera –, questo imprevisto che lui riconosceva di punto in bianco come il vero nemico, si distaccasse da Clara come un’idea che si realizzi, e odioso, non atteso – pensava ancora lui preparandosi alla lotta – si materializzasse un giorno a casa loro.
Un continuo ritornare al passato che non c’è per odiare il maledetto presente e dare una spiegazione agli effetti delle cause, remote o meno che siano: questa è la cadenza della narrazione di Lagioia. Ogni pagina si incastra con l’altra per porre fine a un puzzle raffigurante il volto di una donna e la sua morte. Critica alla malavita barese? Critica a un sistema che clamorosamente inganna tutti? Chiaro che questo è l’intento dello scrittore: raccontare una realtà in cui tutti siamo infangati, consapevoli o meno di subire la ferocia degli animali corrotti in cerca di piacere e potere.

Autore: Francesca Ielpo

Mi laureo in Lettere presso la Sapienza di Roma, per poi continuare con una magistrale in Editoria e Scrittura. Giornalista pubblicista, mi dedico anche all’insegnamento dell’italiano per stranieri. Prima in quella città sporca e bella, ora in Turchia, dove profumo sempre di mare ma annuso la guerra.

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