Sei la mia vita di Ferzan Ozpetek

sei la mia vita recensioneUn intero libro dedicato all’amore della propria vita. Ferzan Ozpetek, regista dei famosissimi Le fate ignoranti, Saturno contro, La finestra di fronte, Mine vaganti eccetera eccetera…, decide ne Sei la mia vita (Mondadori, pp. 218, €17,00) il suo secondo romanzo (dopo il primo Rosso Istanbul) di raccontarsi al compagno Valerio (nella vita reale Simone) durante un viaggio in macchina verso una vecchia casa di campagna.

Il regista racconta in prima persona, non conosciamo le risposte di Valerio ma solo le amorevoli descrizioni del compagno completamente dedito all’analisi dei suoi sguardi, gesti, reazioni. Io tanto amore esplicito in un libro non l’avevo mai visto.

Come nei suoi film, in particolare mi riferisco a Le fate ignoranti, si respira un’aria frizzante, colma di conversazioni con vicini e amici liberi, leggeri e sinceri. Tredici capitoli in cui si respira la vita a via Ostiense a Roma, le estati al Buco a Ostia, i viaggi a Parigi, sulla scia di ricordi che vanno a Istanbul (la città natale del regista ndr) e verso sua madre, forte, ribelle a suo modo, con un figlio nella cui notorietà e compresa la sua omosessualità, fatto che non le arreca nessun pudore.

Il legame Istanbul-Roma è così forte e ben combinato che gli incastri emozionali, descrittivi, portano a vivere le due città in un solo e unico momento. Si parla del passato a Istanbul respirando a Roma e la consistenza non cambia: i vuoti sono colmati da nuovi legami, che riportano sempre un qualcosa del prima nel dopo, stanziato altrove ma con lo stesso sapore. Alla lontana, lo stesso gioco di memoria è presente ne La finestra di fronte.

I due, Valerio (o Simone) e Ferzan, si incontrano a Roma; si incontrano e non si lasciano più. Per il regista finiscono gli studi, arrivano i primi successi cinematografici ma lui è sempre lì, a ricordargli che le loro vite sono in simbiosi. “Tu sei la mia vita“, nient’altro.

Ma perché Ozpetek sente il bisogno di raccontarsi al compagno in un viaggio in macchina? Valerio è affetto da una forma di “demenza precoce degenerativa primaria assimilabile a sindrome di Alzheimer”. È qui sta il colpo di scena in una storia d’amore che non conosce sofferenze (questo è per più di 150 pagine). Valerio ha smesso di ricordare, ha bisogno di assistenza. Perciò, mettendo da parte la sua vita e il suo lavoro, Ferzan decide di dedicarsi completamente a lui, annullandosi e completandosi in una vita colma della presenza del compagno. Così, insieme a ricordi vecchi che non possono essere ricordati, si cerca di sorridere a nuovi momenti vergini di nostalgie, in un nuovo rifugio, lontano da tutti.

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Ti tenevo tra le braccia con tutta la forza e tenerezza di cui sono capace, e tu ti eri abbandonato a me completamente. I nostri corpi si sono parlati e si sono detti tutto ciò che c’era da dire. Perché l’amore non ha bisogno di nient’altro per vivere, nient’altro che una di reciproca, assoluta fiducia. È stato in quel momento che ha iniziato a prendere forma questa mia folle idea di abbandonare ogni cosa e andarcene via […]. E ora sto raccontando tutto questo a te, ma anche a me stesso, perché poi anch’io voglio dimenticare. Quando arriveremo nella dimora di pietra che ci sarà di rifugio, mi butterò il passato alle spalle. E allora saremo uguali. Senza memoria, solo un presente da assaporare istante per istante, isolati dal mondo lontani nel tempo e nello spazio da tutto ciò che abbiamo condiviso finora. Da quella che è stata la nostra vita. Perché così ho deciso. Cancellare il passato, abbandonarsi al nulla e riscoprire l’universo in ogni piccolo gesto.

Non è amore esplicito? Le emozioni non si sentono, si vedono. Una prosa così chiara riguardo ai transtullamenti amorosi è insolita, o forse semplicemente fuori moda. D’altra parte, il libro potrebbe fare da sceneggiatura a un film di Ozpetek (come è successo per Rosso Istanbul, a breve al cinema), tanto è chiaro e descrittivo.

È un libro crudele ma estremamente positivo per l’amore che diffonde in tutte le pagine.

Perciò, evitate, cari lettori che non credete a speranza amore e carità, di leggerlo.

 

Autore: Francesca Ielpo

Mi laureo in Lettere presso la Sapienza di Roma, per poi continuare con una magistrale in Editoria e Scrittura. Giornalista pubblicista, mi dedico anche all’insegnamento dell’italiano per stranieri. Prima in quella città sporca e bella, ora in Turchia, dove profumo sempre di mare ma annuso la guerra.

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4 Commenti

  1. La citazione è da pelle d’oca.

  2. stupendo, l’ho finito oggi.

  3. Amo infinitamente Ozpetek dal primo film che ho visto: dopo questo libro ne sono stordito. Grato che esistano ancora persone,per di più famose e omosessuali, capaci di amare così, di raccontarlo e di confortarci con le loro narrazioni empatiche e suggestive. Vorrei abbracciarlo insieme all’umanita che lo circonda.

  4. coinvolgente e commovente. Alla fine avrei voluto abbracciarli entrambi

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