“La mala ora” di Gabriel Garcia Márquez

la mala ora recensione

Era il meccanismo del paese che funzionava a perfezione; per prima cosa, i cinque rintocchi delle cinque; poi, il primo tocco della messa, e poi il clarinetto di Pastor, nel patio della sua casa, che purificava con note diafane e articolate l’aria satura di porcheria di colombi.

Ogni paese, piccolo o grande che sia, ha i suoi meccanismi, quella routine che lo caratterizza e che ha il potere di tranquillizzare i suoi abitanti, infondendo un senso di appartenenza alla comunità. Sono proprio questi piccoli particolari che fanno la differenza tra un posto e l’altro.

Del paese di cui ci racconta Gabriel Garcia Márquez ne La mala ora non sappiamo neanche il nome, ma le sue abitudini sono descritte alla perfezione, e non solo quelle: i suoi abitanti, il modo in cui le viuzze si snodano intorno alla chiesa principale, chi abita dove, le accortezze che consentono a tutti i cittadini lo svolgimento di una vita pacifica e rispettosa del prossimo. Appare subito evidente che si tratta di una piccola realtà, gestita da pochi personaggi carismatici che svolgono ognuno un ruolo ben preciso: Padre Angel, il pastore di anime; l’alcalde, autorità politica; il giudice Arcadio, unico rappresentante delle forze dell’ordine.

La trama, ovvero: la vita di un paese sconvolta da un avvenimento inspiegabile

Nel momento in cui la narrazione ha inizio, e per tutta la durata del racconto, la pioggia non smette mai di cadere. I fatti si svolgono sotto il cielo plumbeo, grigio come l’umore di ogni singolo personaggio che ci viene introdotto. Il motivo del malcontento è presto svelato: da qualche giorno, hanno fatto la loro comparsa in paese le cosiddette pasquinate, cioè dei fogli sui quali stanno scritti i “segreti di pulcinella” della comunità, quei pettegolezzi sui vari abitanti di cui tutti sono a conoscenza ma dei quali nessuno parla mai apertamente. Le pasquinate vengono appese durante la notte da ignoti sui muri delle case, pertanto ben presto si diffonde tra la gente il terrore di non riuscire a sottrarsi alla pubblica umiliazione. E mentre il nervosismo inizia a dilagare, fino a sfociare in veri e propri omicidi scaturiti da sospetti presunti, l’alcalde e il giudice iniziano ad indagare sul presunto colpevole.

Una narrazione descrittiva che si tinge di giallo

Quella che dalle prime pagine sembrava quindi la placida descrizione dello stile di vita di un paese come tanti, dopo il breve incipit si tinge di giallo: il mistero inizia a divenire sempre più fitto e né i personaggi del libro, né lo stesso lettore riescono a venirne a capo. Le indagini non risparmiano nessuno; i comportamenti dei singoli personaggi vengono analizzati nel profondo, le loro abitudini registrate per annotarne le variazioni. I dettagli scoperti man mano permettono di formulare ipotesi su ipotesi, ma nessuna sembra essere più convincente delle altre.

Come in ogni giallo che si rispetti, la verità emerge solo nelle ultime pagine. L’abilità di Garcia Márquez sta proprio nel farla affiorare lentamente, senza colpi di scena eclatanti o astuzie narrative che gli facilitino il compito. Il colpevole delle pasquinate sarà identificato, o forse no; quello che conta è che il paese tornerà a vivere nella tranquillità che da sempre lo contraddistingue, e i suoi abitanti non potranno che accettare la conclusione della vicenda e riprendere la quieta vita di sempre.

Il realismo magico di Garcia Márquez

La mala ora anticipa già quel realismo magico che prenderà forma in maniera ancora più evidente e manifesta nel capolavoro di Garcia Márquez Cent’anni di solitudine. Si tratta di una narrazione ambientata in un contesto verosimile, all’interno del quale però si insinua l’elemento del fantastico, sotto forma di personaggi o comportamenti degli stessi. Ne La mala ora questa caratteristica esasperazione fantasiosa non si manifesta in un caso specifico piuttosto che in un altro, ma piuttosto viene distribuita qua e là dall’autore: può essere identificata nel giudice che da quando è stato eletto non si presenta mai in ufficio, o nella veggente interpellata dall’alcalde la quale, alla domanda su chi sia il reale autore delle pasquinate, risponde “tutti e nessuno”.

Un altro filo invisibile, oltre al realismo magico, lega La mala ora alle opere precedenti e successive di Garcia Márquez. Innanzitutto il riferimento a questo luogo sconosciuto, un paese che ancora una volta non ha un nome, e che anticipa già le atmosfere di Macondo, sfondo ideale di Cent’anni di solitudine. Inoltre, sono presenti dei legami invisibili anche tra i personaggi dei vari romanzi pubblicati dallo stesso scrittore in momenti differenti; se il colonnello in pensione di La mala ora rimanda al colonnello Buendìa, celeberrimo abitante di Macondo, altre personalità come l’alcalde o Padre Angel vengono riproposte senza alcuna variazione in opere successive.

Questi continui rimandi tra luoghi e personaggi fanno sì che leggendo La mala ora si abbia la sensazione di entrare a far parte di una grande famiglia, sapendo che quando se ne ha voglia basta semplicemente leggere un altro qualunque dei romanzi di Garcia Márquez per sentirsi, ancora una volta, a casa.

Caterina Geraci

cate.geraci@gmail.com

twitter: CateGeraci

 

Autore: Caterina Geraci

Leggo da sempre, leggo dovunque, leggo perché ritengo che vivere una sola vita sia tremendamente noioso. Soprattutto se quella vita la vivi in un paesino in provincia di Palermo. Per fortuna viaggio tanto, e non solo con la mente. Ah, dimenticavo: sono molto poco brava a descrivermi in poche righe; ma questo si era capito, no?

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