Il Paese dei Coppoloni di Vinicio Capossela

Il Paese dei Coppoloni recensione

Edito da Feltrinelli

Ci si levi il cappello e si chini il capo al cospetto del Paese dei Coppoloni, luogo la cui sacralità impone ossequio e reverenza, al di là di ogni sospetto. Il romanzo di Vinicio Capossela ha la capacità di incantare gli animi degli scettici ed affascinare quello degli adepti: con un colpo da maestro, il cantautore di origini irpine riesce a conquistare non solo coloro che sarebbero stati pronti ad abbeverarsi al verbo dell’autore delle morne, anche se questi avesse emesso un sonoro peto, ma soprattutto coloro che, in maniera diffidente, si sono avvicinati quasi controvoglia ad un libro ricevuto per caso e magari per dispetto.

Capossela ha impiegato diciassette anni per completare questo romanzo, tanto da sentirsi in ironico dovere di ringraziare studiosi ed interpreti che, con puntuale analisi, chiariscono e sintetizzano il percorso interiore alla base del libro stesso, permettendogli di non perdere il filo di un discorso che avrebbe rischiato di perdere nel magma dei ricordi. Perché Il Paese dei Coppoloni è principalmente un viaggio intimo, “un libro di viandanza fatta a piedi”, in cui la ricerca dei Padri si intreccia con quella di un Io intorpidito e dimentico, facilmente esposto ai dispetti di una memoria dormiente.

Le sonorità del romanzo di Capossela sono al tempo stesso epiche e rurali: scomodando Omero senza offenderlo, l’autore impone al protagonista un’Odissea alquanto surreale, in cui rapportarsi a personaggi e situazioni decisamente fuori dal comune, con tocchi di meta-poesia e prosa campestre a far da contraltare al lirismo epico del racconto.

La trama

L’essenza del romanzo di Capossela è il viaggio, in cui l’Io Narrante si fa Viandante per incontrare la ragione del suo Cammino, lungo un percorso fatto di incontri e conoscenze: il Protagonista ritorna alle proprie origini, nel Paese dell’Eco, un paese in abbandono, completamente alla mercé dell’assistenzialismo ed obnubilato dai fumi della Televisione, rinominata per il Romanzo, “la Busciarda“. Ogni passo si arricchisce di Storia e personaggi che, a turno, cantilenano lo stesso ritornello: “Chi siete? A chi appartenete? Che andate cercando?”, con un sotteso e mai espresso “Quando ve ne andate?”.

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Chi sono lo devono ancora scoprire effettivamente, perché solo dopo aver conquistato il proprio Stortonome, saranno effettivamente in grado di iniziare il proprio percorso di conoscenza; lo stesso dicasi per il senso di appartenenza; cosa vadano cercando è il senso stesso del viaggio, che non saremo noi a svelare con questa recensione.

vinicio capossela presentazione puglia

Capossela durante la presentazione del suo libro fra gli ulivi, in Puglia (Credits: Monica Pintozzi)

La critica

Non è un caso se tra i finalisti del Premio Strega 2015 ci sia il romanzo di Vinicio Capossela, che con un libro denso e profondo impone una lettura attenta e rispettosa. Ricco di spunti in ogni sua pagina, questo Libro trasuda Letteratura: le parole sono delicatamente ricercate, per intrecciarsi in una trama spessa che non lascia spazio al fiato. Il lettore si lasci travolgere dalla prosa alta de Il Paese dei Coppoloni, che con un lessico evocativo ed una scrittura accurata si legge con gusto e coinvolgimento.

Non da meno inoltre, Nostra Signora Ironia accompagna fino alle ultime pagine il lettore, contribuendo a donare un tocco di leggiadria al viaggio.

Autore: Monica Pintozzi

Come controller, ho appreso che i numeri contano solo se li sai analizzare, come lettrice che le parole contano solo se le sai utilizzare. Maniaca del dettaglio, pretendo che il libro rispetti lettore e sintassi; ignoro volentieri testi pieni di parole e concessioni dal sapor di refuso. Il libro è regalo per me non per l’autore.

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