Massimo Polidoro “Il passato è una bestia feroce”

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Conoscevamo Massimo Polidoro come il detective dell’inverosimile, esperto nello smascherare miti fittizi e sfatare leggende metropolitane. Lo scopriamo narratore efficace, all’esordio con un thriller ricco di mistero, com’è nelle sue corde: Il passato è una bestia feroce, edizioni Piemme (428 pagine 17,90 euro).

La trama

A Bruno Jordan, cronista specializzato in casi “sangue e budella”, non va giù la linea adottata dalla nuova direttrice per risollevare le sorti di “Krimen”, rivista in crisi, che negli ultimi tempi ha perso più copie che capelli. Linda arriva dai rotocalchi moda-gossip-glamour, non è consumata dal sacro fuoco della nera. È convinta, anzi, di rimettere tirare su la baracca puntando sui casi freddi, scavando nelle vicende del passato, per verificare come sono andate le cose e magari per suggerire di evitare gli errori commessi. Bruno invece preferirebbe restare sul classico, continuare ad approfondire episodi che vanno dritti allo stomaco dei lettori. Non immagina che un cold case sta riaffiorando incredibilmente dalla sua stessa vita, trascinandolo in un’avventura imprevista. Vedere le sue inchieste precedenti ritorcersi contro, sentirsi minacciato apertamente da un sinistro energumeno – Tyson, di soprannome e di fatto – e pedinato da una vecchia Golf blu non è affatto rassicurante. Certo, non è il tipo di vita che avrebbe sognato. Per non dire del messaggio che trova spruzzato con lo spray rosso sulla parete sopra il divano letto, nel suo appartamento, violato da qualcuno che non ha toccato niente. Ha lasciato solo quella scritta minacciosa sulla parete. Il prossimo sei tu. Vuol dire che c’è stato qualcuno prima. Chi? Monica, la compagna di scuola tredicenne, sparita trentadue anni prima? O forse Alex, la ragazza del piano di sopra, che batte ed è stata investita e ridotta in fin di vita da un’auto pirata? Tutto è cominciato con una lettera. Anzi, due. Una busta nell’altra. Quella grande, affrancata in euro e spedita di recente. Dentro, una bustina rosa con un francobollo da duecento lire, recante un timbro datato 1982, una comunicazione della fidanzatina di terza media, che non aveva mai ricevuto. Era proprio Monica Ferrari, uscita di casa soprappensiero l’11 luglio – il giorno della finale dei Mondiali di calcio vinti dall’Italia in Spagna – mai tornata nè ritrovata, nonostante le indagini. Bruno comincia a ripercorrere l’inchiesta, consultando ritagli di giornale in emeroteca e incontrandosi e scontrandosi coi Carabinieri, compreso il sottufficiale Costanza Piras. Mentre l’incontro con la marescialla prosegue inaspettatamente anche oltre l’orario d’ufficio, dopo un inizio burrascoso e un sonante e meritato ceffone, ecco che arriva una conferma preoccupante. La Golf blu dei suoi incubi reali appartiene al Rosso, che era stato già un altro incubo, allora diciassettenne, per i Fantastici Quattro, il gruppo di amici – tre ragazzi e una ragazza, Monica – di cui facevano parte Giulio detto Scatarroso (Scat) per l’asma, Zucco che ora ha un bar avviato in paese e naturalmente Bruno (Jordi). Ora, in aggiunta, sta diventando un incubo anche Linda. La direttrice ha dato un ultimatum a Jordan: lo scoop con l’articolo sul cold case personale o il posto di lavoro in redazione sarà solo un ricordo. Quella lettera, trent’anni dopo, ha messo in moto un meccanismo incontrollabile, un domino di situazioni pericolose. Ma ci sono anche momenti delicati nell’azione che Massimo Polidoro gestisce con notevole abilità narrativa. C’è la signora Ferrari, che Bruno va a trovare nella sua villa. È vedova, non apre a nessuno, ma per un amico della figlia fa un’eccezione. In casa è tutto fermo a quel giorno di luglio… In un grande armadio ad ante, l’aspettano trentadue regali di compleanno impacchettati e infiocchettati. La ricerca cronistica conduce a collegare una serie di scomparse negli anni precedenti, ragazzine scomparse in zone relativamente vicine. Qualcuna ritrovata soffocata e uccisa. C’è uno schema. Per Bruno diventa sempre più evidente. La discesa verso il buio è appena cominciata.

Autore: EffeElle

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