La memoria dei fiori. Il diario di Rywka Lipszyc

La memoria dei fiori recensioneTrovo sempre un po’ di difficoltà a scrivere dopo aver letto un libro che affronta un simile argomento, le deportazioni degli ebrei. Proprio l’altra sera ho visto in tv American History X, un film diretto da Tony Kaye (di cui è anche il regista), con il magnifico Edward Norton, che interpreta Derek Vinyard, un sociopatico razzista naziskin, appartenente ad una setta di giovani neonazisti finanziata da Cameron Alexander, proprietario di una casa editrice che promuove libri e gruppi musicali che inneggiano alla supremazia bianca. Le svastiche in questo film si sprecano!

Ci ho provato, vi giuro che ci ho provato con tutta me stessa a entrare nelle teste di quei nazisti o dei naziskin “moderni”, ma non ci riesco: proprio non capisco come abbiano fatto degli uomini ad essere tanto crudeli.

Un diario trovato per caso

La memoria dei fiori è la storia di Rywka Lipszyc, una quattordicenne che si trova a vivere nel ghetto di Łódź. La prima pagina porta la data del 3 Ottobre 1943, ma il diario è stato ritrovato nella primavera del 1945 da una dottoressa dell’Armata Rossa, in mezzo alle macerie dei forni crematori di Auschwitz. Praticamente intonso. Certo, qualche pagina risulta bruciacchiata, ma è incredibile che sia stato ritrovato in così perfette condizioni, quasi che quelle parole fossero una voce da ascoltare.

In quelle pagine si rifugia Rywka, quando la fame e il freddo le attanagliano l’anima. Sono parole piene di rabbia e rassegnazione verso un mondo così crudele da avergli strappato entrambi i genitori e i suoi fratelli. Vive con i zii, Rywka, insieme alla sua sorellina, affettuosamente chiamata Cipka.

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Sono tempi bui e crudeli quelli in cui vive Rywka e che fanno apparire le difficoltà dei nostri tempi semplici inconvenienti, dei piccoli contrattempi. Oggi c’è l’ISIS che semina morte e distruzione. Ma perché? Perché è così utopica l’idea di poter vivere tutti sotto lo stesso cielo?

Due pagine originali del diario

Due pagine originali del diario

 

Il valore dell’amicizia

Rywka parla di speranza. È una ragazzina molto religiosa e si affida totalmente al suo dio, ringraziandolo per le piccole gioie che riesce a provare nonostante la paura e il disagio. Ci sono però anche dei giorni bui, in cui non pensa altro che alla morte, al voler mettere un punto alla sua esistenza nel momento in cui non vede via di scampo, perché già sa che invece la morte la prenderà quando dalla vita si aspetta solo il meglio. Questi sono pensieri che una ragazzina non dovrebbe avere, ed invece riempiono parte delle sue giornate. Poi, però, il sole risplende di nuovo grazie a Surcia. Anche in mezzo alla tempesta, gli amici rappresentano un approdo sicuro in cui riposare. È forte il legame che lega le due ragazze, a tal punto da spingere Rywka a scrivere: “meno male che siamo tutte e due ragazze, altrimenti cosa penserebbe chi legge queste pagine?”.

Quanti ragazzi (e mi ci metto anch’io nel mucchio) odiano la scuola, vorrebbero non andarci, sbuffano quando devono alzarsi la mattina o quando devono prepararsi per un’interrogazione? Rywka invece si vergogna. Si vergogna perché il suo diario viene letto dalla sua amica e lei sa che ci sono degli errori, si rimprovera di non aver avuto l’opportunità di aver studiato. Come se poi la colpa fosse sua. Lei però continua ad affidare a quelle pagine i suoi pensieri e le sue riflessioni.

la memoria dei fiori

Un documento dell’epoca

 

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Non è una lettura semplice. Se si trova la giusta empatia, si riesce a capire la sua solitudine e la paura e la sofferenza. Aveva dei sogni, Rywka. Sogni che le sono stati strappati via solo perché ebrea. E io continuo a chiedermi perché!

L’ultima pagina è datata 12 Aprile 1944 e termina con una frase lasciata a metà. Come la vita spezzata di Rywka: a metà.

La lettura del diario è guidata da Judy Janec, Alexandra Zapruder, Fred Rosenbaum, Hadassa Halamish ed Esther Burstein, che ci danno una visione del tempo in cui è vissuta Rywka e di quello che succedeva al di fuori del ghetto.

Le sue tracce si perdono dopo la deportazione ad Auschwitz. Non si sa nulla di lei. Mi piace pensare che Rywka sia sopravvissuta a tale orrore e che abbia realizzato il suo sogno: diventare una scrittrice.

Scrivere, che magia! Prendere la penna e farla scivolare sul foglio! Ho bisogno, un gran bisogno di scrivere!

Autore: Samanta Di Giorgio

Originaria di un paesino della Basilicata. Ho scoperto il piacere della lettura tardi e, combattuta tra cartaceo e digitale, amo i romanzi rosa da batticuore, i thriller che mozzano il fiato, gli horror che tolgono il sonno, i fantasy e le graphic novel che mi risvegliano la creatività, e i classici, che reputo indispensabili.

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