Il caso e la necessità, di Jacques Monod Il caso e la necessità, di Jacques Monod

Il caso e la necessità, di Jacques Monod

jacques monodQuello di Jacques Monod non è forse uno dei nomi più popolari per il grande pubblico: eppure, egli è stato uno dei protagonisti della biologia moderna. Insignito del premio Nobel per la medicina nel 1970 per le sue ricerche sulla regolazione cellulare, Monod pubblicava nel 1970 Il caso e la necessità (Oscar Mondadori, 210 pagine), opera in cui esponeva il proprio modo di vedere il mondo dopo oltre 30 anni di studio sui meccanismi alla base della vita. Il libro di Monod non è però un manuale di biologia: è piuttosto un saggio filosofico che prende il via da considerazioni di carattere scientifico; ed è anche una riflessione sulla contraddizione di fondo che minaccia la società moderna, e sulle grandi e piccole rivoluzioni epistemologiche che il progresso della conoscenza scientifica impone all’uomo.

Che cos’è la vita?

Il caso e la necessità si apre con una domanda solo apparentemente semplice: cos’è che differenzia gli esseri viventi dagli oggetti inanimati? Se un ipotetico visitatore alieno giungesse sul nostro pianeta, come farebbe a distinguere fra artefatti ed entità biologiche (fra un’automobile e un cavallo, ad esempio)? Per Monod, questo bizzarro esperimento mentale consente di individuare le caratteristiche precipue dei viventi: il loro sviluppo dipende non da fattori esterni, ma da una complessa serie di interazioni biologiche interne (proprietà che Monod chiama morfogenesi autonoma); sono in grado di mantenere inalterate più o meno inalterata la propria struttura di fondo attraverso le generazioni (riproduzione invariante); la loro struttura illustra e realizza un progetto, uno ”scopo” (teleonomia).

Dal caso verso la necessità

L’approccio di Monod è quindi eminentemente riduzionistico: gli esseri viventi sono ”macchine chimiche, che si costruiscono a partire da processi molecolari e che tendono invariabilmente verso la moltiplicazione e la conservazione della specie. Un approccio che, inoltre, porta lo scienziato francese a riconoscere la parte fondamentale che il caso ha rivestito nella formazione delle entità viventi. In una lunga sezione dal tono molto specialistico, in cui vengono analizzate le basi chimiche della vita e dei suoi meccanismi, l’autore mostra come sia stato il caso ad aver permesso la formazione delle prime forme biologiche. Le molecole organiche e la struttura dei componenti fondamentali della vita devono la loro origine a una semplice casualità, all’interazione di atomi e particelle in ambienti adatti. Persino la struttura del DNA e il suo linguaggio tradiscono un’origine casuale. monod   Monod sottolinea come affermare ciò non equivalga a un’ammissione di ignoranza (appellarsi al caso non vuol dire non essere in grado di comprendere le regole alla base della vita): il caso è un dato di fatto, un elemento fondamentale della realtà. Negli organismi viventi però il caso è stato cooptato trasformandosi in necessità. In milioni di anni di evoluzione essi hanno messo a punto una lunga serie di meccanismi di replicazioni e di equilibrio: meccanismi necessari senza cui la loro sopravvivenza sarebbe impossibile. Il DNA, sorto grazie al caso, è diventato il linguaggio attraverso cui le strutture viventi si replicano per mezzo di leggi necessarie. Ed è sempre per pura casualità che compaiono quelle mutazioni che permettono l’evoluzione e la nascita di nuove specie, e che con i meccanismi della selezione naturale si trasformano in necessità, venendo trasmessi invariabilmente attraverso innumerevoli generazioni.

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L’etica della conoscenza

Alla società occidentale, straziata dall’antitesi fra la scienza (basata sul principio di oggettività) e il richiamo delle concezioni animistiche (connaturate all’essere umano, e risorgenti nelle religioni e nelle concezioni politiche moderne), Monod propone un’etica della conoscenza, basata sulla ricerca della conoscenza vera, sull’accettazione della parte biologica dell’uomo e sul riconoscimento della sua origine naturale. Un’etica che parte dalla constatazione della solitudine dell’uomo in un universo dominato dal caso e dalla necessità, ma che nondimeno permette di raggiungere una vera e autentica libertà.

Autore: Stefano Pipi

Classe 1988, una laurea in Filosofia e una lista interminabile di libri da leggere. Entrato nel team di RecensioniLibri.org un po’ per gioco, un po’ per passione, adesso mi scervello ogni mese per decidere di quale libro parlare e per cercare di rispettare le scadenze. Da grande, forse, cercherò di fare lo scrittore.

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