Il quadro mai dipinto di Massimo Bisotti

il quadro mai dipinto recensione

Ho visto scivolare via cose che credevo indimenticabili. Ho visto pian piano affievolirsi il ricordo di sguardi e momenti. Ho visto spegnersi anche cose mai successe in cui ho sperato tanto. La mente è una grande macchina da guerra, costruisce congegni diabolici per salvarsi. Ma c’è un disegno che non può raggiungere. Vi è inciso quel che resta. Allora chiedimi non cosa siamo ma cosa saremo… Se saremo dentro o fuori quel disegno, se ci saremo dentro entrambi, ancora insieme e se ci legherà qualcosa che non saprà cancellarsi, davvero indelebile. E soprattutto auguriamoci di scoprirlo in tempo questo tempo prezioso. Perché sai, tutto cambia prima o poi e ognuno di noi ha il suo libro di storia con le parti evidenziate per amore. Ci riconosceremo se avremo un pennarello del nostro colore, l’unico in grado di colorare i nostri spazi dentro. Senza uscire dai bordi, senza avere fretta e senza che sia tardi. Io posso dirti solo: lo spero.

La storia

Patrick è un insegnante e un pittore ossessionato dalla perfezione. Si sente pronto a lasciare Roma, la sua città, per ripartire da zero a Venezia. Dopo essersi congedato dai suoi allievi, torna a casa per guardare un’ultima volta il quadro che ritrae la donna che lui ha amato. In aereo cade e batte la testa e all’arrivo è in preda all’amnesia e non riesce più a ricordare il motivo del suo viaggio. In tasca ha un biglietto con un indirizzo e il nome di un residence. Vi si reca e lì viene accolto da una famiglia composta da persone accoglienti, sagge e generose, con le quali egli instaura subito un rapporto molto intimo e profondo. Ad una festa incontra Raquel e riconosce in lei la donna fuggita dal quadro, il suo grande amore. Dopo il suo romanzo d’esordio, La luna blu, Massimo Bisotti torna con Il quadro mai dipinto con la sua prosa fatta di sentimenti ed emozioni. Un libro sugli amori che “fanno giri immensi e poi ritornano”, sui ricordi e l’accettazione dei propri limiti, sull’importanza di restare fedeli al proprio cuore.

La critica

I libri di Massimo Bisotti decisamente non sono per tutti, perché sono contraddistinti da un romanticismo oltremodo lezioso e privo di originalità che non riesce ad arrivare e a conquistare le menti e i cuori più complessi. I suoi personaggi si muovono in realtà surreali e oniriche che destabilizzano il lettore impedendogli di entrare in totale sintonia con la storia che risulta troppo debole, priva della forza necessaria per sostenere una narrazione basata principalmente su un turbinio di pensieri, riflessioni convulse e frasi ampollose. Pochissime le scene descritte, moltissimi (troppi) i dialoghi tra i personaggi che a volte sono privi di un filo logico, tanto da sembrare mere divagazioni filosofeggianti. Il quadro mai dipinto più che un racconto è una congerie di citazioni e aforismi  che se decontestualizzati possono arrivare a rappresentare ed incarnare gli stati d’animo di chi legge, ma nei fatti rendono la lettura del testo noiosa e pesante e impediscono al lettore di inquadrare in maniera netta e chiara lo stile letterario dello scrittore. Terminato il libro poi si ha come la sensazione di trovarsi per davvero dinanzi ad un quadro, però incompleto e incompiuto, iniziato e mai finito realmente.

L’autore

Massimo Bisotti è nato e vive a Roma, ha studiato Lettere, suona il pianoforte ed è appassionato di psicologia. Dice di sé di avere iniziato a scrivere perché le sue parole rimarginassero le ferite e si chiudessero in cicatrici. Nel 2012 ha pubblicato il suo romanzo di esordio (prima edizione Psiconline, seconda edizione, 2013, Ultranovel), che è stato uno dei casi editoriali dell’anno, letto da decine di migliaia di lettori.

Autore: nancy di martino

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