Le notti bianche, un romanzo che fa paura a chi vive di spirito

Fëdor Dostoevskij

L’opera nell’edizione di Newton Compton

Fëdor Dostoevskij scrive intorno al 1848 il romanzo breve Le notti bianche. Nella Russia del Nord si va incontro alle “notti bianche” quando il sole tramonta dopo le ventidue.  I due protagonisti si incontrano proprio verso quell’ora lungo uno dei ponti di Pietroburgo, per tre giorni.

Lui si innamora di lei, Nasten’ka, diciasettenne che offre la sua anima all’uomo, ma senza amore.

Lui vive nei propri sogni, nel proprio pensiero. Ha paura di rimanervi intrappolato, di morire in solitudine senza  aver gustato il sapore della vita e dei suoi coinvolgimenti reali. Conosce Pietrobugo e chi ci vive, ad ogni palazzo assegna una storia, ma niente agisce su di lui e nella sua vita. Crede che Nasten’ka sia la sua salvezza, e la identifica come tale dal primo sguardo.

Entusiasmo e allegria precedono tristezza e pacatezza.  L’incontro con la ragazza è solo un breve risveglio dal torpore della sua esistenza.

Nasten’ka ama un altro ma nello stesso tempo pretende la stima e il bene dell’uomo fedele incontrato per caso. Quest’ultimo non può che sentirsi un inetto, un sole tramontato, una “notte bianca” in cui ha posto fino a quando il sole non sorge. All’alba, ciò che gli resta è qualcosa di simile a un freddo rispetto. Forse è una presenza importante, ma potrebbe anche non esserci.

La critica

Una storia d’amore, questa, così breve e tormentata che il lettore non riesce a convincersi della fine.

Non vi è rancore, né rabbia, né struggimento. Solo la rassegnazione fa male e non pone speranze negli occhi di  chi sfoglia quelle pagine. Scrive infatti lui:

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Non pensare, Nasten’ka, che io ricordi la mia umiliazione, né che ottenebri la tua serena e calma felicità con una nube scura. Non pensare che voglia rattristare il tuo cuore con amari rimproveri, che voglia affliggerlo con un rimorso segreto […] Oh! Mai mai! Che il tuo cielo sia sereno, che il tuo sorriso sia luminoso e calmo! Sii benedetta per quell’attimo di beatitudine e di felicità che hai donato a un altro cuore, solo, riconoscente!

Ora, l’uomo di cui lo scrittore non fornisce mai il nome spera che questa breve felicità possa colmare la sua vita. Non penso sia possibile, almeno non nell’attuale frenesia quotidiana  (forse nella Russia di quei tempi, sì…). Non voglio immaginare che l’opera sia un esempio di amore platonico o di bontà sconfinante. Si tratta solo di un uomo solitario che riversa il suo amore su una donna, che non ricambia il suo affetto con  l’irrazionalità sentimentale tipica del suo mondo (lei è già innamorata e presto avrà il suo sposo, perché sognare con lui?).

Le notti bianche fa paura a chi vive di spirito. Io auguro a tutti gli individui che amano una Nasten’ka, una felicità migliore di Nasten’ka.

I motivi validi per leggere il romanzo: le descrizioni di Dostoevskij e il conseguente sentirsi parte del fluire di valori e azioni di Pietroburgo; le riflessioni dell’uomo sognatore.

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Autore: Francesca Ielpo

Mi laureo in Lettere presso la Sapienza di Roma, per poi continuare con una magistrale in Editoria e Scrittura. Giornalista pubblicista, mi dedico anche all’insegnamento dell’italiano per stranieri. Prima in quella città sporca e bella, ora in Turchia, dove profumo sempre di mare ma annuso la guerra.

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