Diario di un Fante, la Grande Guerra dei semplici e dei coraggiosi

recensione diario di un fanteBattaglioni at-tenti! Zaino in spalla! Avanti, marsch”. Dal deposito di Verona, in treno, il reggimento raggiunge la Val d’Astico. Strano, nell’agosto 1914 l’Italia è ancora alleata dell’Austria, che guerreggia con la Francia, ma i nostri soldati vanno a presidiare il confine austriaco, non quello francese. E guerra sarà, il 24 maggio 1915, contro l’impero di Francesco Giuseppe e dal 1916 anche contro la Germania. Nell’estate di cento anni fa, Egidio Canepari di Pieve Porto Morone (Pavia), è militare di leva, classe 1893. Allo scoppio del conflitto in Europa – l’Italia resterà neutrale fino alla primavera 1915 – il 79° Reggimento di fanteria è incolonnato e avviato verso il confine trentino, a nord di Arsiero. Tutte le licenze annullate e i congedi sospesi, per lo scoramento dei “nonni” del ’92, prossimi a fine naja, ma costretti a marciare ancora coi “cappelloni” del ’93. È la prima nota di colore delle memorie finora inedite di un sergente, che la Grande Guerra se l’è fatta per intero. Diario di un fante è pubblicato da Mursia, nella collana Testimonianze tra cronaca e storia (314 pagine, 18 euro). Canepari annotava episodi, esperienze ed emozioni nel corso degli eventi per uso strettamente personale, e quelle paginette sono state ritrovate e pubblicate grazie alla tenacia e competenza del nipote, Andrea Vido de Zaccaria. Scriveva per sé, dunque, e aveva rielaborato il diario aggiungendo immagini dei luoghi dove aveva combattuto da giovane, cartoline dell’epoca, foto scattate da lui o dai commilitoni, volantini e dispacci originali. Una scrittura piana, semplice, “sobria ma efficace, con piccoli siparietti divertenti, in mezzo a tanta follia”. I suoi appunti coprono tutta la guerra, dalla caserma di Thiene dove svolgeva il servizio di leva dal 1913 alla notte dei fuochi e dei bengala che annunciavano l’armistizio e la vittoria, il 4 novembre 1918. Nell’aprile 1915, Canepari, sergente addetto al comando reggimentale, è già in zona d’operazioni nel Trentino, in Val Posina, Alto Astico-Pasubio, con la Brigata Roma, nella I Armata. Battesimo del fuoco il 18 ottobre, una settimana di assalti senza successo a una trincea di cemento, protetta dal tiro incrociato delle mitragliatrici e da un’artiglieria onnipresente. I cannoni italiani fanno il solletico a più ordini di reticolati di filo spinato: 23 morti e 87 feriti, senza avanzare di un passo. La primavera del 1916 lo vede combattere in Vallarsa, resistendo alla Strafexpedition. Gli austriaci vogliono sfondare nelle Prealpi vicentine e dilagare nella pianura veneta, alle spalle del grosso delle armate italiane, attestate sul Carso, sul confine giulio-carnico, di faccia a Trieste e alla Slovenia. La resistenza dei fanti grigioverdi è disperata. Fino a giugno arretrano lentamente, a costo di perdite gravissime. Egidio regge le spallate delle truppe scelte, i kaiserjaeger, sopporta la pioggia di micidiali proiettili da 305 e addirittura 420 mm, granate cilindriche pesanti 12 quintali, imbottite di 70 chili di esplosivo, lunghe 1 metro e 70 centimetri, più della statura media dei fanti, scagliate da obici mostruosi con una bocca di 42 centimetri. Un rumore di treno e all’arrivo sulle linee uno schianto terrificante. Devastazione indescrivibile. Canepari riesce più volte a rendere il danno, il dolore, lo spettacolo dei morti provocati da quei vagoni d’acciaio, dopo un volo di anche 9-10 chilometri. Si resiste a Chiesa di Vallarsa, dove il 79° tiene duro, a Passo Buole, le Termopili d’Italia, sul Coni Zugna, poi l’offensiva si allenta: i russi hanno travolto le linee austroungariche in Galizia, le truppe imperiali devono andare a rinforzare il fronte polacco. Ci sarà tempo per un’altra pagina difficile: Caporetto, la confusione, le colonne di sbandati e civili che intasano le strade della ritirata, gli ordini contraddittori, i materiali e gli uomini dispersi. Egidio e pochi sottufficiali salvano la bandiera di combattimento. Poi verranno la difesa efficace sul Piave, nel giugno 1915 e l’offensiva decisiva dal Grappa su Vittorio Veneto, vissute in linea, da protagonista. Andrà in congedo nel 1919, da Maresciallo, dopo aver meritato la medaglia di bronzo e due croci al valor militare. Contabile e amministratore per cinquant’anni, è stato ferito nell’attentato di Piazza Fontana a Milano, la bomba alla Banca dell’Agricoltura, il 12 dicembre nel 1969. È morto a Milano nel 1976.

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I libri sulla Grande Guerra

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Autore: EffeElle

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