L’immigrazione a lieto fine di Nasser, da clandestino a regolare

Nasser voleva fare il poliziotto. Si è ritrovato muratore. È egiziano, non è un paese ricco l’Egitto, tanto meno il borgo natale, nei pressi di El Menoufia, la città che ha visto nascere Sadat e Mubarak, statisti recenti di questo Paese mediterraneo. “Sono nato nel 1973, in una famiglia povera per i canoni europei”, fa dire Luciano Zanardini al protagonista del libro delle Edizioni Paoline Nasser da clandestino a cittadino (110 pagine 10,50 euro) in cui racconta una storia di emigrazione e integrazione, difficile ma a lieto fine. Una storia vera.

Padre contadino, madre casalinga, Nasser ha studiato da geometra, ma di lavoro qualificato in Egitto non ce n’è. Avanti allora col suo sogno: entrare nell’accademia di polizia. Mille posti per trentamila candidati, il ventenne è tra i tremila preselezionati, ma non può vantare raccomandazioni e non ha i soldi e non vuole corrompere nessuno. Sicchè, non è ammesso. Davanti al tabellone con i nomi gli viene da piangere, il suo non c’è. La sconfitta brucia. Pensa anche al suicidio. Però tiene duro.

È andata male e comunque coltiva altri progetti sul futuro, ma gli mancano i mezzi per realizzarli. Tornato a casa, si adatta a fare il manovale nelle scarse costruzioni. Quando va bene, sono due-tre ore al giorno di lavoro. Si può vivere così?

A ventidue anni, vergognandosi d’essere considerato un fannullone in paese, raggiunge la capitale, il Cairo, in cerca di un’occupazione qualsiasi. Cameriere in un ristorante di carne (tre giorni), alloggia in uno stanzone con decine di lavoratori. Operaio in un’azienda che lavora terracotta (una settimana), dorme nella stazione. Addetto al controllo qualità in una ditta farmaceutica (sette mesi), ha diritto a un alloggio, veste un camice ed è stimato. Ma non gli basta. L’Egitto gli va stretto.

Ecco il nuovo sogno. Decide di andare in Italia, per fare fortuna e accumulare soldi. Un paradiso della vita, è così che la vede. Servono 15 milioni di lire per entrare da clandestino. Il padre vende un terreno, due mucche, ritira risparmi, chiede un prestito.

Dicembre 1998, Nasser è in un’Albania in mano alle mafie, trattato come un animale. Il trasporto avviene tre giorni dopo, su un gommone lanciato a folle velocità, che scavalca le onde perdendo passeggeri senza tornare a salvarli. Viene intercettato dai mezzi navali, ma vogliono soprattutto lo scafista, lasciano sbarcare i migranti sulla costa leccese. Via, in treno, verso Milano, a casa del fratello di un compagno d’avventura, ma può trattenersi poco, viene accompagnato a Brescia dove vive un cugino.

Al primo impatto, conosce in Lombardia la dura realtà del clandestino. Sei mesi senza occupazione, chiuso in casa del parente, senza poter mettere il naso fuori. Il lavoro c’è, quello che gli italiani non vogliono più fare. Lava i piatti in pizzeria, in un piccolo paese della Val Camonica leghista. Non può bere acqua dalla bottiglia, solo dal rubinetto. Una pizza al giorno per pasto, una volta col pomodoro, una senza. Il cane e i gatti li trattano meglio. Moglie e figlie del gestore non lo salutano nemmeno. È trasparente. Da lavapiatti ad aiuto cuoco, poi pizzaiolo, anche se per parecchio tempo le pizze non gli riescono, si rompono al momento di infornarle e gli tocca pagarle. È sempre un immigrato irregolare, ma comincia la scalata sociale, grazie alla sua voglia di fare, all’orgoglio di dimostrare quanto valgono gli egiziani, in un mondo che offre tante possibilità in più del loro paese ed anche più opportunità di giustizia sociale e legalità. È questo che pensa dell’Italia.

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La sua dedizione al lavoro – anche 24 ore al giorno, se potesse – la disponibilità al sacrificio, la benevolenza di buone anime italiane che apprezzano le sue qualità, lo portano a costruirsi una piccola fortuna, rischiando, ma mettendocela tutta, a costo di un anno senza profitti. I guadagni dell’attività bastano solo a coprire le spese.

Oggi Nasser è proprietario di tre pizzerie a Brescia, ha sposato una brava connazionale – matrimonio combinato, l’amore è venuto dopo – ha due figli, ha richiamato molti parenti. Si è fatto una posizione in Italia ed è “regolare”. Sta inseguendo un progetto, il nuovo sogno è animare un’associazione che aiuti gli stranieri a inserirsi, soprattutto i disabili. Intende fare in modo che altri immigrati non siano costretti a vivere la sua avventura di “invisibile” e che non cerchino scorciatoie di comodo. Al di fuori della legalità, la strada è più veloce, ma riserva sorprese spiacevoli e finisce per presentare conti salati.

Nasser, da clandestino a cittadino è disponibile per l’acquisto su Ibs a 9,45 euro.

 

Autore: Krauss

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