Essere Melvin, fra finzione e realtà. L’esordio di Vittorio De Agrò

Essere Melvin

Essere Melvin

Il romanzo di esordio di Vittorio De Agrò ti lascia addosso uno strano sapore di delusione: leggere Essere Melvin è un’esperienza paragonabile alla lettura furtiva del diario segreto di un amico, che però non riesce a confermare l’entusiasmo della scoperta ed a catturare appieno l’attenzione del lettore.

Essere Melvin nasce in effetti come un diario, commissionato all’autore da parte del suo psichiatria, come strumento per mettere a fuoco il proprio percorso interiore e visualizzare e superare le problematiche che ne hanno caratterizzato la crescita.

Trama

Il protagonista è un personaggio tormentato, che decide di affidarsi alle cure di uno specialista, per comprendere le ragioni della propria crisi interiore: l’analisi intrapresa lo spinge a guardarsi dentro ed a mettersi a nudo, in un percorso doloroso e complicato, cadenzato al ritmo degli anni del proprio declino. Ogni incontro con lo Splendente – così l’autore chiama il suo psichiatra – è dedicato al racconto di un anno particolare della sua vita, in modo da individuare gli eventi che possono aver causato la sua crisi.

Melvin lentamente si apre per lasciar spazio al racconto di sé: le aspettative deluse della sua famiglia, il rapporto complicato con il genere femminile, le difficoltà di comprendere appieno le proprie esigenze e pulsioni, sono solo alcuni frammenti del vaso da ricostruire. Melvin è un personaggio alquanto particolare, poiché nonostante sia apprezzato da chiunque lo circondi, non riesce a sviluppare appieno la propria personalità fino al punto di doversi inventare un io ed una vita alternativi, dove poter trovare rifugio.

Critica di Essere Melvin

Sull’intero romanzo aleggia un senso di colpevolezza di cui sfugge la causa: l’incipit lascia presupporre l’esistenza di un segreto inconfessabile, di una macchia indelebile sul buon nome della propria famiglia, di difficoltà incomprensibili ed inespresse, che solo le pagine di questo diario potranno svelare. Ti ritrovi, pertanto, a fagocitarne parole ed espressioni con la voluttà tipica dell’amico curioso, nell’attesa di un punto di svolta o del disvelamento degli enigmi nascosti.

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Purtroppo, invece, gli eventi non incalzano, ma sono semplicemente enunciati, senza essere approfonditi, causando un senso di torpore e di perdita di interesse per l’intera lettura. Si tratta di un libro complicato ed allo stesso tempo ancora immaturo: probabilmente andrebbe stravolto, ma certamente sfrondato ed in molti punti corretto.

Un libro più snello avrebbe certamente favorito l’apprezzamento della trama; perché di per sé, Essere Melvin è la storia interessante della crisi interiore di un trentenne, ma resta un esercizio di stile venuto male.

Essere Melvin, in vendita su Lulu ad €0,99

Autore: Monica Pintozzi

Come controller, ho appreso che i numeri contano solo se li sai analizzare, come lettrice che le parole contano solo se le sai utilizzare. Maniaca del dettaglio, pretendo che il libro rispetti lettore e sintassi; ignoro volentieri testi pieni di parole e concessioni dal sapor di refuso. Il libro è regalo per me non per l’autore.

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