Ana Nobre De Gusmao: Con rispetto parlando

«Gli uomini, in fondo, sono tutti uguali»

«Gli uomini, in fondo, sono tutti uguali»

Laurinda è pettegola, superstiziosa, vede gli spiriti e ci parla anche. Vedova, vive da sola, e  riempie la sua vita attraverso le vite degli altri. Di mestiere fa la domestica a ore, ma potremmo dire che il lavoro che svolge è solo un espediente per stare in mezzo alla gente; non la preoccupa tanto lasciare ordine e pulizia nelle case di quelli che chiama “i suoi padroni”, quanto conoscere vita, morte e miracoli degli stessi, per intrecciare una fitta rete di pettegolezzi che li vede protagonisti. Oggetto preferito delle sue chiacchiere è la “padrona” Celeste: da quando ha saputo che la signora ha intrecciato una relazione con un ragazzo molto più giovane di lei, Laurinda non si da pace, perché una storia del genere non è normale, e non perde occasione di esprimere la sua opinione agli altri tre “padroni” per i quali lavora: la signora Vanda, la signora Ursula e il signor Emmanuel. La prima si appassiona alla vicenda di cui tanto spesso Laurinda le narra; d’altronde, forzata a stare a casa con i suoi bambini, non ha molte occasioni di svago, e i gossip della sua domestica sono uno dei pochi punti di contatto con il mondo esterno. La signora Ursula invece è molto più pragmatica, non crede né alle dicerie né alle storie sui presunti fantasmi che Laurinda le narra, e non esita a contraddirla, quando ritiene che sia in torto; tuttavia si ricrederà sul suo conto quando scoprirà sulla sua pelle che forse i “poteri soprannaturali” di cui la donna si ritiene dotata non sono solo frutto della sua fantasia… e infine, il signor Emmanuel, che pensa di poter nascondere a Laurinda la sua omosessualità, ignaro della capacità di “chiaroveggenza” che invece porta la sua domestica a capire tutto ancora prima che egli abbia aperto bocca. Ma questo Laurinda, orgogliosa com’è, non glielo dirà mai.

La narrazione di Ana Nobre De Gusmao

Ana Nobre de Gusmao ci catapulta nel Portogallo dei nostri giorni per narrarci una storia che, senza effetti speciali né finali a sorpresa, scorre leggera e gradevole dalla prima all’ultima pagina. Quasi senza accorgersene, il lettore si ritrova coinvolto nelle vicende di questa donna così stramba, in una vita che di interessante sembra non aver nulla, ma che invece riga dopo riga appassiona sempre più, forse per quel voyeuristico piacere che in fondo è tipico del genere umano, di spiare la vita degli altri dal buco della serratura. La sensazione di star seguendo una telenovelas portoghese è forte; sarà per la stessa caratterizzazione dei personaggi, e di Laurinda in particolare, che corrisponde perfettamente allo stereotipo di vecchia “zitella”; sarà anche per il modo in cui la storia è narrata, per lo zoom avanti e indietro sulla vita dei protagonisti, che porta il lettore ad identificarsi ora in uno ora nell’altro, proprio come appunto in un romanzo a puntate. Inoltre l’autrice mette per iscritto i pensieri dei suoi personaggi, talvolta evidenziando il contrasto tra il “dire e il fare”, talvolta avvalorando le loro parole con flussi di coscienza che sembrano voler dimostrare l’autenticità di ogni singolo protagonista. A volte la storia fa dei balzi in avanti, e alcuni avvenimenti che già erano stati anticipati in precedenza vengono semplicemente dati per scontati, il lettore sa che sono accaduti ma non si spiega come, ma questo non toglie nulla alla linearità dell’intreccio, anzi, gli conferisce una maggiore realisticità. Insomma, Con rispetto parlando è un romanzo leggero, il cui punto di forza non è sicuramente la profondità della storia o degli argomenti trattati, ma la stessa narrazione e gli stessi personaggi, raccontati talmente bene che alla fine restano nella mente del lettore come se fossero delle persone che hanno davvero incrociato la nostra vita… il che in fondo è quello che un po’ tutti cerchiamo quando abbiamo voglia di leggere un buon libro!

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Autore: Caterina Geraci

Leggo da sempre, leggo dovunque, leggo perché ritengo che vivere una sola vita sia tremendamente noioso. Soprattutto se quella vita la vivi in un paesino in provincia di Palermo. Per fortuna viaggio tanto, e non solo con la mente. Ah, dimenticavo: sono molto poco brava a descrivermi in poche righe; ma questo si era capito, no?

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1 Commento

  1. Io purtroppo non sono riuscita a finirlo e non riesco capire come mai. Mi ha affascinato all’inizio, la storia era divertente, ma il continuo passaggio da un personaggio all’altro, da una storia all’altra mi ha creato un po di confusione e alla fine ha tolto tutto l’interesse per la storia … Mi spiace non averlo finito, è il secondo libro nella mia intensa vita da lettrice che non riesco a portare a termine. Mi piacerebbe leggere altri pareri.
    Grazie! Ely

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