Madame Bovary di Gustave Flaubert. L’intramontabile Emma

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Qualunque persona che abbia un minimo di cultura, più o meno istruita, o semplicemente chiunque abbia la passione della lettura, sa chi è Madame Bovary. Alcuni la conoscono per sentito dire, altri hanno davvero letto il libro di cui questo famigerato personaggio è protagonista. Creata nell’Ottocento dall’abile penna di Gustave Flaubert, Emma Bovary è diventata nel tempo una delle figure femminili di maggior spicco del panorama letterario mondiale. Una donna stanca di una vita piatta, a maggior ragione dopo la nascita di un figlio che la inchioda inevitabilmente al ruolo di moglie e mamma: questa è Emma. In cosa si differenzia dalle tante protagoniste dei tanti romanzi “al femminile” che si succedono da circa due secoli? A questa domanda risponde L’intramontabile Emma, l’analisi di Dario Pontuale che analizza tutto il contesto nel quale Madame Bovary nasce, focalizzandosi sulla personalità dell’autore e su quanto egli abbia messo di sé nel personaggio che ha creato. In questo modo prende forma una sorta di paratesto, un corollario al libro vero e proprio, sicuramente utile premessa per chi voglia intraprendere la lettura dell’opera flaubertiana.

Il processo a Madame Bovary

Nella sua analisi, Dario Pontuale parte dalla fine: il processo che Flaubert e il suo personaggio hanno dovuto subire nel 1856. Egli non esita a riportare nomi e cognomi di chi si opponeva alla pubblicazione del romanzo, ma per contro ci mette a conoscenza anche del fatto che, tra gli addetti ai lavori (per citare un nome a caso: Charles Baudelaire), sin da subito è apparso chiaro che Madame Bovary conteneva al suo interno elementi di modernità e innovazione che lo avrebbero reso IL romanzo dell’ottocento.

Madame Bovary: un romanzo autobiografico?

Il secondo punto analizzato da Dario Pontuale nella sua mini-guida al romanzo, se così la possiamo definire, è quanto vi sia di autobiografico al suo interno. Ovviamente è chiaro a chiunque abbia una conoscenza anche sommaria dell’opera che le vicende narrate nel romanzo non sono interamente frutto di invenzione. Flaubert scrive dell’attualità, della realtà che continuamente gli si presenta dinnanzi, e sembra che anche nella descrizione dei sentimenti che agitano l’animo dei suoi personaggi abbia riportato molto delle emozioni che provava in seguito alla sua relazione con Louise Colet. Per quanto riguarda il personaggio di Emma invece, Pontuale ci fa notare come esso presenti diverse analogie con due donne realmente vissute nell’Ottocento francese, e alle quali sono realmente accaduti fatti molto simili a quelli vissuti da Emma.

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Il discorso indiretto libero

Ultimo punto di analisi di Dario Pontuale è lo stile utilizzato da Flaubert nella scrittura del suo romanzo, in particolare l’uso del cosiddetto “discorso indiretto libero”, tramite il quale il lettore viene messo a conoscenza dei pensieri più intimi della protagonista, e che Pontuale definisce come l’elemento che ha perpetuato la fama di Emma Bovary nei secoli. Esso infatti costituirebbe l’espediente narrativo per far sì che il lettore si identifichi nella protagonista, e si leghi a lei più di quanto sarebbe possibile utilizzando uno stile narrativo maggiormente “impersonale”.

Al termine di questa mia “analisi dell’analisi”, non posso che consigliare caldamente il libriccino curato da Dario Pontuale a tutti gli amanti della letteratura. Ho usato il termine “libriccino” perché effettivamente si tratta di poco più di 50 pagine che si leggono tutte d’un fiato in un’oretta di tempo ritagliata agli impegni quotidiani. Eppure ne vale la pena. Vale la pena impugnare la lente d’ingrandimento che Pontuale ci offre per osservare da vicino il romanzo di Flaubert e i suoi protagonisti, e scoprire tutto il mondo che vi sta dietro e intorno.

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Autore: Caterina Geraci

Leggo da sempre, leggo dovunque, leggo perché ritengo che vivere una sola vita sia tremendamente noioso. Soprattutto se quella vita la vivi in un paesino in provincia di Palermo. Per fortuna viaggio tanto, e non solo con la mente. Ah, dimenticavo: sono molto poco brava a descrivermi in poche righe; ma questo si era capito, no?

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