Clienti, angeli con le mogli, demoni con le altre

Clienti è un libro di Nataljia; Irina pubblicato da San Paolo Edizioni nella collana Le vele

clientiDobraie uto: buongiorno, in ucraino, ma per le due schiave del sesso non c’è mai nemmeno un saluto. Sono bionde, pelle chiara, indossano biancheria seducente, piacciono ai clienti italiani. Merce preziosa, in appartamenti eleganti. Costano. Anche 300 euro a incontro. Per loro, però, mai un cenno di umanità, sono bambole, alla meglio, solo macchine, robot di carne. Irina, nemmeno ventenne, è riserva di G., 130 chili, sposato da dieci anni, due bambine, sei e quattro anni. Anche Natalija ha due figli, in Ucraina. È in Italia per loro, lì non c’è futuro, ad ammazzarti di lavoro tiri a stento 100 euro. Ha trent’anni, è molto bella, è venuta a fare la badante, non pensava di dovere andare con gli amici di G. e con altri. Quando vengono liberate dai Carabinieri, in una villa chiusa dall’esterno, nel Novarese, cercano di nascondersi, credono d’essere arrestate, però al processo hanno testimoniato contro i “carcerieri”, bene o male hanno tenuto duro. I nomi sono fittizi, il caso è vero. In “Clienti”, uno scioccante libro San Paolo (prima edizione, 2014, 184 pag. 14 euro), Maria Adele Garavaglia racconta in modo franco e pulito una storia sporca. Quella delle nuove schiave. In più di trentamila lavorano in Italia, servono clienti tra i 18 e i 70 anni, di ogni ceto e condizione, che le usano e gettano. Un terzo sono minorenni.

Andavano con gli uomini, ma per amore. Erano consenzienti. È la litania degli aguzzini, i connazionali Evar (altro nome di fantasia) e la compagna succube. Lui, in particolare, da Novara, insisteva con Natalija in Ucraina: “vieni, c’è tanto lavoro”. L’aveva conosciuto in un breve soggiorno in Italia, le aveva fatto una buona impressione. Anche lei, evidentemente. Ed Evar aveva fatto di tutto, di più. Aveva organizzato il trasporto, pensato ai visti d’ingresso, anticipato le spese. Tanto lavoro! Sì, andare a letto con gli italiani! E senza vedere un euro dei tanti che le giravano intorno. Lui la teneva in pugno. Blaterava sempre di soldi del viaggio da restituire, minacciava di rivelare tutto ai familiari ucraini, la spaventava dicendo che avrebbe potuto fare del male ai suoi bambini anche da lontano, perché faceva parte di un’organizzazione. Per Irina, valeva in gran parte lo stesso ricatto.

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Trentadue giorni da dimenticare, ma non potranno mai farlo, anche se la giustizia italiana, i Carabinieri, l’Associazione ”Liberazione e Speranza” di Novara, le hanno sottratte all’incubo, le hanno aiutate a tornare in famiglia (Irina ora è a Mosca). Si è celebrato un processo, ma il patteggiamento ha ridotto le condanne di tre imputati a non più di quattro anni. L’ultimo ancora alla sbarra, un facoltoso professionista, è in attesa di giudizio ordinario. Di tanti altri, nonostante le indagini, non si sa nulla. Innocenti, puliti, impuniti. Conducono la solita doppia vita: angeli con le mogli, demoni con le Irine e Natalie di turno.

Autore: EffeElle

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