Morimondo di Paolo Rumiz

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MORIMONDO

Con Morimondo (Feltrinelli, 2013) il giornalista scrittore Paolo Rumiz torna “reporter”  e racconta il fiume Po, il fiume più lungo d’Italia che attraversa l’intera “antropizzata” Pianura Padana.  Un libro che si avvicina, come narrazione, ad altre pubblicazioni dell’autore quali ad esempio “La leggenda dei monti naviganti”, dove Rumiz  viaggia e racconta particolari storie del territorio montano e delle loro comunità con grande capacità critica e un linguaggio semplice e ordinato. Morimondo pertanto fa parte del filone dei “viaggi” e risulta meno riflessivo o diciamo meno “saggistico”  rispetto altri titoli, uno su tutti Maschere per un massacro, straordinario e lucido lavoro dove Rumiz racconta la tragedia della guerra nei paesi balcanici. L’amore verso i paesi  slavi anche in questo libro brevemente appare quasi  a ricordarci cosa successe anni fa a pochi chilometri dai nostri confini orientali.

L’anima del fiume

Il Po è il grande protagonista del libro, dal Monviso fino al  suo delta, taglia la pianura Padana come “un serpente che va dove vuole, si accorcia e si allunga, cambia continuamente direzione sul suo letto di ghiaie”.  E attorno a questo “serpente”, Rumiz intreccia storie, aneddoti, descrizioni storiche-naturalistiche, sentimenti, emozioni e profonde riflessioni sui mali del grande fiume italiano che poi, di fatto, sono i mali che affliggono il grande patrimonio ambientale della nostra martoriata penisola.  Lo racconta con speciali compagni di viaggio: la cacciatrice di luoghi Valentina Scaglia, il raffinato corsaro Paolo Lodigiani, il traghettatore dantesco Angelo Bosio, il collezionista di immagini Alessandro Scillitani, l’amico dei venti Fabio Fiori, l’esploratore Pierluigi Bellavite, lo scrittore Valerio Varesi e l’amico Francesco Guccini. Con loro cercherà di scrutare l’anima del fiume, cosa nasconde fra le sue acque, quali sentimenti riesce a far provare al variegato  “popolo” del fiume che vive fra le sue sponde e che con questo specchio d’acqua ha uno storico rapporto quasi emotivo. Così per Rumiz, “il Po” diventa solo “Po” per cui un fiume  che “non è luogo, ma una persona” e dove scrive l’autore “in questo viaggio mi è accaduto di sentirlo cantare”. I suoni, i rumori, il silenzio della natura, sono narrati con grande capacità dall’autore a tal punto che spesso il libro, da volume  “reportage”,  diventa quasi un romanzo:  “…non eravamo noi che entravamo in acqua, era l’acqua che entrava in noi e ci prendeva…” . Un fiume che tuttavia è ricco di problemi e leggere diverse pagine del lavoro di Rumiz fa sorgere un profondo sconforto per la situazione tutta italiana che affligge una bene ambientale così importante.  Ai grandi temi ambientali e dell’inquinamento del grande fiume sul quale l’autore più volte si sofferma “voglio perdermi in questo collettore”, si aggiunge anche una insensata aggressione al fiume da parte dell’uomo  che porta Rumiz ad esprimere  un concetto condivisibile da tutti noi “i fiumi sono i reni di una nazione. Pensare, come fa la Lombardia, di immobilizzare il Po con maxi-sbarramenti, è una porcata.  È come credere che un uomo possa fare  a meno di quella perfetta macchina di dialisi che sono i reni”. Varie mostruosità di cemento (ponti, sbarramenti, chiuse etc..) che il nostro navigatore – scrittore incontra lungo il fiume, ci ricordano ahimè che siamo in Italia.  Colpisce ed evidenzia anche un degrado sociale oltre che ambientale, l’abbandono del fiume da parte dalle forze preposte all’ordine pubblico : “…passava di tutto, la notte. Contrabbandieri, corrieri della droga, pescatori abusivi di siluro. Non li beccano mai, le forze dell’ordine sono scomparse, qui è un Far West”. Infatti, fra il popolo del fiume, non mancano gli stranieri soprattutto rumeni e ungheresi che, quasi sempre abusivamente, si accampano lungo le sponde del fiume  per praticare il bracconaggio oppure per catturare il pesce siluro e portarlo nei loro paesi dove è molto ricercato. Un pesce che ora ha causato con la sua numerosa presenza gravi problemi all’interno dell’ecosistema fluviale. Comprensibile leggere quindi nel libro alcune dichiarazioni del popolo del fiume molto dure e amare “ecco perché sono incazzato come una iena: vedo che abbiamo un patrimonio che gli altri ci invidiamo e vedo le nostre popolazioni e i politici che lo vivono come un  intralcio”. Ma, come spesso succede, ci sono anche delle belle e umili storie e segni di amore verso il grande fiume italiano “come sempre, le cose belle del mio smemorato paese nascevano dalla testarda resistenza di pochi, in quello strano spazio di libertà consentito dall’indifferenza  dei potenti”. Morimondo è un bel libro che va letto con grande attenzione, forse un po’ prolisso nella sua parte finale, ma che ha la grande capacità di raccontarci o, forse di farci scoprire, il fiume italiano più lungo, più conosciuto ma forse, non ancora il più amato. Disponibile in tutte le librerie e digital store. Acquista online Morimondo di Paolo Rumiz: 15% di sconto su laFeltrinelli.it. Giannandrea Mencini

Autore: Giannandrea Mencini

Laureato in Storia, mi occupo di storia dell’ambiente e del territorio. Collaboro con alcune testate giornalistiche. Lavoro a Venezia come responsabile della comunicazione e ufficio stampa e ho scritto numerosi libri ed interventi specialistici.

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