L’Impiegato Deluso, romanzo di Giovanni De Liso

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La cover del romanzo L’Impiegato Deluso

Piccola epopea privata, volta a sconfinare nel pubblico, il percorso narrato da Giovanni De Liso, nel suo romanzo d’esordio L’Impiegato Deluso.

Quasi fosse una lunga e disincantata confidenza, il racconto in prima persona coinvolge immediatamente il lettore e lo ben dispone ad ascoltare le delusioni del protagonista, suo malgrado impantanato nel guado delle attese e delle aspettative tradite. Lo stesso incipit ha il sapore della sospensione; già le prime righe, infatti, ammiccano al lettore e ne stuzzicano la curiosità, invogliandolo ad andare avanti nella lettura.

La notizia scatenante le vicissitudini del protagonista è racchiusa in una telefonata ricevuta in ritardo per una casuale ed inusuale distrazione: un telefonino dimenticato, come non sarebbe mai accaduto in seguito, custodisce l’inizio della sua vita lavorativa.

Ed ecco che un giovanissimo laureato con il massimo dei voti risulta vincitore di un concorso pubblico, a pochissimo tempo dal conseguimento della laurea e senza aver sofferto le inquietudini dei disoccupati italiani.

LAVORARE STANCA CHI NON LAVORA

Carico di speranze sul “posto di lavoro”, si ritrova al contrario inghiottito dal vortice lento delle Pubbliche Amministrazioni per scoprire quanto siano veri gli insegnamenti di fantozziana memoria. Con amarezza ed enorme senso di frustrazione si rende ben presto conto, infatti, di quanto il vero si discosti dal desiderio. E così scopre la fauna che abita le Pubbliche Amministrazioni, popolate da gente che aspetta, si lascia trascorrere di dosso una vita scandita da marcature in ingresso ed uscita e nulla chiede in più ad una bendata dea che ha loro garantito un introito sicuro alla fine di ogni mese.

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Storia di un impiegato deluso

Così capita che un brillante neolaureato si ritrovi impantanato in un limbo dal sapor burocratese ed, involontariamente, ne apprenda gerarchie ufficiose ed usi e consuetudini impossibili da scardinare. Uscire indenne dall’impatto frontale con la realtà è questione di personalità e forza di volontà; per cui, anche a rischio di risultare stakanovista, ci racconta di aver bussato fisicamente a tutte le porte pur di dar un senso al suo impiego ed alle giornate. Solo la caparbietà ed in alcuni casi un leggero stato di incoscienza gli permetteranno di tirar fuori la testa ed emergere, portandosi dietro un bagaglio di esperienza tra porte chiuse in faccia, custodi frustrati e sfottenti, incomprensibili ed altrettanto inspiegabili attese, nonchè sindacalismi in estrema antitesi con le meritocrazie.

A completare il racconto sono le varie divagazioni a tema, voli pindarici che catapultano lettore e protagonista in una serie di ricordi e li riportano sui banchi di scuola, con le disposizioni a ferro di cavallo e professoresse dalla cervicale imperante, descrivono la composizione familiare, le fatiche sudate per ottenere la fantomatica Vespa Special ed i vari personaggi che hanno via via partecipato alla vita del protagonista.

Con il suo romanzo L’impiegato Deluso, Giovanni De Liso (edito da Homo Scrivens ed in vendita su Homoscrivens.it8897905218 ad €13,00) lascia uno strano amaro in bocca ed un senso di inspiegabile inquietudine, perché seppur con una penna leggera e per certi versi disincantata traccia con estremo dettaglio i contorni del nostro quotidiano. Il risvolto sociale del tema raccontato è presentato in tutta la sua evidenza e con una sana dose di coraggio: il mondo del lavoro e la realtà non fanno sconti, nemmeno alla gente brillante.

Autore: Monica Pintozzi

Come controller, ho appreso che i numeri contano solo se li sai analizzare, come lettrice che le parole contano solo se le sai utilizzare. Maniaca del dettaglio, pretendo che il libro rispetti lettore e sintassi; ignoro volentieri testi pieni di parole e concessioni dal sapor di refuso. Il libro è regalo per me non per l’autore.

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