Le Formiche di Piombo di Enzo D’Andrea

formicheUn romanzo ben strutturato riconducibile a più tipologie è quello di d’Andrea: una sorta di giallo entro un romanzo storico ambientato nella Torino degli anni settanta. Torino colta nel periodo caldo delle rivolte operaie, delle Brigate Rosse, di Lotta Continua, di Forza Operaia, dei movimenti di destra e di sinistra che sfociarono in tutta Italia nella rivolta armata. Anni che ricordo benissimo: gli anni del terrorismo, degli attentati a politici, a magistrati, a poliziotti, etc., a quelle personalità che rappresentavano il sistema da combattere e distruggere per ricostruire un Italia in cui si ponesse fine allo strapotere dello Stato ribaltandone i valori.
Anni di utopia politico-ideologica, di cui sono condivisibili i valori, ma non  i mezzi adottati per perseguirli. L’autore riporta fatti di cronaca ben documentati, di cui è indice anche l’accurata bibliografia, e non può non fare riferimento anche alla morte di Pasolini, che ha lasciato un vuoto incolmabile nella cultura non solo italiana, prescindendo da qualsiasi pruderie nell’interpretazione delle sue scelte di vita.
Una Torino che d’Andrea conosce molto bene per il modo in cui vi si orienta: dal centro alle periferie, indagate con un spirito socio-politico-economico di alto livello, segnale di uno studio accurato che sta a monte della strutturazione del romanzo. Ebbene, in questa Torino calda e ben delineata s’innesta una storia di amicizia tra Michele, giovane e un po’ sprovveduto ingegnere portaborse del Politecnico e Diego, terrorista acuto, di grandissima forza interiore, filosofo e ideologo della rivoluzione armata. Una storia toccante di amicizia in cui Diego salva l’amico coinvolto in un fattaccio manovrato dal suo barone, tal Sibarozzi. Qui si costruisce un romanzo d’azione che ruota attorno la storia di un plico da consegnare, incarico conferito a Michele, coinvolto in una vicenda più grande di lui. All’interno una bellissima vicenda d’amore tra Michele e Stefania, vissuta in modo spontaneo e virile, passionale e pur delicato, una storia incrinata dall’intrigo in oggetto, consumata anche a contatto con la natura dipinta  con lievi tratti lirici.
Un romanzo che non fa una piega da qualunque parte lo si analizzi: ottima la contestualizzazione, la dimensione spazio temporale, il susseguirsi dei giorni e delle notti, le condizioni meteorologiche che conferiscono di volta in volta emozioni diverse ad una città che cambia odori e colori,sfumature di significato. Avverti, leggendo, il sole, il vento, i profumi, la Dora, le emozioni, i pensieri che attraversano i personaggi e lo senti dentro il disgusto per quel barone incallito del Sibarozzi, in un romanzo che si fa denuncia di una realtà, quale quella universitaria, ancora di grande attualità, in cui molti si asservono ai pochi baroni collusi con oscuri poteri. E leggi tutto lo spirito dei subalterni incarnato in Michele, che ,”imborghesitosi”, cede al ricatto del potente, temendo per il suo posto di lavoro; borghese anche lui che pur ha conosciuto la lotta operaia, cui si è accostato negli anni universitari, dalla quale si è allontanato, temendone giustamente i mezzi di lotta.
Approfondita la disamina psicologica del giovane ingegnere, sballottato nella vicenda, sospeso tra timori, stupore, incomprensione di una vicenda che lo travolge a prescindere dalla sua volontà, una vicenda che gli viene disvelata dall’amico nei suoi intrighi profondi. Allora, senti l’angoscia della persecuzione, la nevrosi ossessiva, la paura di essere seguito, controllato, spiato e capisci come è labile il confine tra equilibrio e disequilibrio psichico, condizione che Michele sperimenta in modo parossistico e da cui vuole uscire al più presto, rifugiandosi anche tra le braccia di Stefania. Diego, al contrario, domina il palcoscenico ed ha perfettamente sotto controllo la situazione: uomo forte, provvisto di incredibile acume e prontezza di spirito, navigato terrorista,teorico e pratico della vita, è una sorta di eroe, convinto della giustezza delle sue posizioni politiche, e della vittoria del terrorismo sul sistema. Alla fine, però, nel toccante epilogo in cui i due amici si ritrovano, lo stesso Daniele assume una posizione interlocutoria, chiedendosi se i terroristi siano stati le vittime o i carnefici di un sistema che di fatto non è mutabile; certo sono come le “formiche di piombo” quelle formiche che colgono l’atmosfera pumblea nella quale vivono ed escono fuori dalla via maestra, per cercare, indagare, cambiare, forse cambiare tutto perché tutto ritorni come prima.
Ho volutamente accennato brevemente all’intreccio, perché credo che sia il lettore a doverlo scoprire, ma spero di aver messo in luce le doti dello scrittore come narratore-filosofo-psicologo-sociologo in un romanzo intelligente in cui ci si astiene da giudizi di parte e si riconosce la presenza di forze contrapposte entro ciascuna realtà naturale ed umana, come risulta anche dalla lettura simbolica dei testi musicali, in particolare dei Pink Floid.

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