La montagna nuda di Reinhold Messner | Nanga Parbat

La montagna nuda di Reinhold Messner

La tragica spedizione al Nanga Parbat che costò la vita a Gunther Messner.

Il Nanga Parbat, mio fratello, la morte e la solitudine: il sottotitolo de La montagna nuda di Reinhold Messner contiene senza dubbio le parole chiave di questo coinvolgente libro, forse tra i più belli mai scritti dallo scalatore altoatesino. Nanga Parbat, ovvero la Montagna Nuda, alta 8125 metri, una cima fra le più ambite dagli scalatori per la sua pericolosità. Il fratello di Messner, Gunther, che deciderà di accompagnare Reinhold  fino alla cima seguendo le sue orme lungo il versante Rupal, una parete di neve e ghiaccio che piomba sul vuoto per più di 4500 metri.  La morte, cupa e improvvisa, di Gunther Messner travolto da una valanga lungo la discesa. La solitudine, quella di Reinhold, nella sua discesa solitaria, nell’attesa vana dell’arrivo del fratello, nel dolore per la sua morte, nel suo rientro in condizioni pietose, anche fisicamente non solo moralmente, fra terre e popolazioni sconosciute, abbandonato dagli stessi compagni di spedizione. Tutto questo si può leggere in questo avvincente volume che Messner scrive con grande coraggio e amore, attraverso un linguaggio immediato e quasi “accorato” nel tentativo di raccontare nel modo più chiaro possibile il dramma personale e umano, ma anche gli errori e le colpe, di questa sfortunata spedizione.

Una spedizione voluta con forza da Karl Herrligkoffer nel 1970, ossessionato dal conquistare la vetta in nome del fratello Willy Merkl che tentò la scalata negli anni ’30 trovando la morte. Così i fratelli Messner furono arruolati nella spedizione che poi si trasformò per i Messner stessi in un dramma. Oltre  alle splendide pagine di descrizione della scalata, Messner lancia anche pesanti accuse sugli organizzatori della spedizione che aprirono non poche polemiche negli anni successivi all’evento drammatico accaduto sul Nanga Parbat. E la polemica è attorno a quel “maledetto” razzo rosso sparato per sbaglio. Come racconta nella sua autobiografia Messner (La mia vita al limite, Corbaccio, 2006) l’accordo con Herrligkoffer fu il seguente: se le previsioni fossero state brutte, da fondovalle avrebbero sparato un razzo rosso e la scalata finale alla vetta l’avrebbe fatta solo Reinhold Messner mentre se fossero state buone sarebbe stato sparato un razzo blu e il team avrebbe fatto la scalata. Le previsioni come oramai è noto erano buone, ma dal fondovalle spararono un razzo rosso. “Oggi sostengono che il razzo aveva il cartellino sbagliato”: afferma Messner. Così Reinhold partì da solo e, arrivando in cima, scoprì che il fratello di nascosto lo aveva seguito e successivamente, per paura del maltempo annunciato dal razzo sbagliato, decideranno di scendere per il versante opposto sconosciuto, il Diamir,  dove Gunther trovandosi in forte difficoltà, rallenterà di molto la sua marcia  per poi morire a causa di una slavina.

La montagna nuda è un libro per chi ama la montagna, per chi ama la natura e l’imprevisto che si cela dentro di essa, per chi vuole conoscere la verità su una storia che ha sentito spesso raccontare, per chi vuole capire la passione per l’estremo. “Qui non vige più nessuna delle leggi che conosciamo. Scivoliamo leggeri sulle valli, eppure siamo così pesanti. Così lontani dalla terra e così lontani da noi stessi”: queste le significative parole di Messner.

Il libro di Reinhold Messner edito da Corbaccio è acquistabile online sul sito laFeltrinelli.it.

Giannandrea Mencini

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