Intervista a Franco Alesci, autore del romanzo Il vento in testa

Franco Alesci, autore del libro Il vento in testa

Franco Alesci, autore del libro Il vento in testa

Di seguito l’intervista a Franco Alesci, autore del libro Il vento in testa.

Salve, le va di raccontarsi un po’ ai nostri lettori?

Sono vissuto fino quasi ai trent’anni nell’isola del Lido di Venezia, un’isola dove regna un incantesimo che, nonostante il grande impegno degli uomini per romperlo, ancora oggi resiste. Un’isola di cui amo le fitte nebbie di novembre che la trasformano nel regno di King Kong. Di questo lembo di terra, prima del mare, amo tutto, anche le trombe d’aria di agosto e settembre, che si abbattono incontrastabili più che mai: dilavando, strappando, ghermendo e assassinando a volte. Ma, niente riesce a darmi i brividi come il mare di inverno, specialmente durante le burrasche.

Per quanto riguarda la mia formazione, sono sempre stato un lettore d’assalto, fin dalla più tenera età. In particolare di testi narrativi, che hanno costituito per me del nutrimento indispensabile. Ho viaggiato ogni volta che potuto visitando Stati Uniti, Asia , Nord Africa, Medio Oriente, Europa. Ho una laurea in ingegneria elettronica, a cui sono arrivato studiando e lavorando, essendo rimasto orfano di padre in giovane età. “In una vita precedente” ho progettato circuiti elettronici per aziende di Milano, Monza, Pavia.

Contemporaneamente, stava lievitando dentro di me un’esigenza sempre più forte: avevo uno smisurato bisogno di esprimermi, di creare e di raccontare cose. Di narrare! Per scrivere avevo bisogno di avere più tempo libero, e sulle base di questa riflessione lasciai l’industria. Mettendo insieme le competenze informatiche e la voglia di autonomia, insieme all’illusione di poter guadagnare utilizzando qualche software, mi avvicinai alla speculazione finanziaria, iniziando a lavorare come trader indipendente, e poco dopo contemporaneamente, iniziai a insegnare elettronica.

Adesso potevo gestire il dio tempo come volevo io e finalmente soddisfare la mia necessità di scrivere. Dopo l’attentato di New York, nel mondo si alterarono tutti gli equilibri e le regole che erano valse fino ad allora: sociali, militari e finanziarie. Da quel momento il trading online mi dichiarò guerra, imparai sulla mia pelle, che nessuno, individualmente, poteva fronteggiare i signori della finanza e le loro incursioni speculative. Dopo qualche anno lasciai, definitivamente, questa attività, non c’erano più regole, era come giocare in una roulette truccata da chi tiene il banco. Pubblicai nel 1992, per L’Autore Libri Firenze, una raccolta di racconti: L’Oasi delle Ambiguità premio Carrara – Halstahhamer 1993. Poi, l’anno l’anno successivo, dovevo pubblicare il romanzo: Floating per una nota casa editrice torinese che, dopo avermi conosciuto, si dimostrò molto interessata a lanciarmi nel panorama letterario italiano. In quel breve periodo ero raggiante! Ma non se ne fece niente: degli improvvisi cambiamenti redazionali e direttivi fecero saltare tutto. Allora avevo già scritto diverse cose. L’avvilimento si impossessò di me. Ricordo che buttai tutto quello che avevo fatto dentro un cassetto e non ci pensai più. Entrai in una lunga pausa narrativa che si protrasse fino a qualche anno fa, quando ripresi a scrivere cose nuove, e a riscrivere i testi di molti anni prima. Da allora scrivo giorno e notte. Recentemente ho pubblicato per Sacco Editore i romanzi: Floating-2011 e  Il Vento in testa – 2012, e per AbelBook la raccolta di storie: Akuawidth=1 – inizio 2013, in e-book. Sono a buon punto nella stesura di altri due romanzi, che conto di ultimare nel corso dell’anno.

Il vento in testa è una storia d’amore, e non solo, travolgente. Quanto c’è di autobiografico e quanto crede possa rispecchiare la realtà.

In questo romanzo non c’è nulla di autobiografico. La storia scaturì,  da un’incontro casuale, che ebbi un giorno mentre mi trovavo con l’auto a bordo del ferry-boat che dall’isola del  Tronchetto porta al Lido di Venezia.  Mi ero appena imbarcato con l’auto quando salì rombando una coppia di motociclisti. Catturarono la mia attenzione. Erano  bardati dentro due complicate tute di pelle nera,  e prima ancora che si togliessero il casco mi parvero avere qualcosa di anomalo. Poi quando si scoprirono i volti si liberò una specie di magia, c’era qualcosa di molto affascinante in loro, insieme ad una evidente grande differenza di età: lui molto vistoso, orecchini, lunghi capelli bianchi e un volto distrutto dal tempo, lei molto giovane, nel fiore degli anni,  e straordinariamente attraente. Mentre lui sembrava un bandito lei, viceversa, appariva un angelo.  Li osservai ipnotizzato, venivano dalla Danimarca, come si poteva capire osservando la targa di quella moto a cavallo della quale avevano solcato mezza Europa. Lei aveva movenze flessibili, mi ricordò  un giovane bambù,  in contrapposizione lui, seppur asciutto, camminava come se fosse stato tutto ingessato. Riusciva a salire a malapena i gradini del ferryboat per recarsi al piano di sopra, ad ogni passo si afferrava con le braccia al corrimano e si tirava su. Eppure, insieme, facevano scaturire un incantesimo intorno. Li osservavo incuriosito mentre gesticolavano tra loro. Sembrava  amassero comunicare soprattutto col linguaggio del corpo e delle mani. Lei mentre camminavano alzava l’indice, apriva il palmo, piegava le dita in uno strano modo e lui, seppure fosse un po’ più avanti, come se percepisse i gesti di lei, anche senza vederli, faceva delle smorfie silenziose con la bocca e rispondeva alzando o  abbassando il pollice chiudendo o aprendo la mano. Quel giorno mi balenarono tante idee e tante immagini, come se la mia mente venisse percorsa da uno stormo di uccelli. Pensai che avrei scritto il romanzo della loro storia, di una loro possibile storia. Dunque, io direi che, il mio romanzo può  rispecchiare certe realtà possibili, inconsuete, che più facilmente di altre possono degenerare e  diventare oggetto della cronaca nera.

Come uomo e come autore crede o spera possa esistere quella libertà tanto ricercata, con affanno, dai protagonisti?

Io credo che la libertà sia qualcosa di soggettivo nel senso che un essere umano è libero se si sente tale. Faccio un esempio per semplificare:  c’è chi sta bene se non ha legami e  chi, viceversa, si sente perduto se non ne  ha. Poi quasi sempre la libertà (o la sensazione di libertà) determina la felicità e viceversa. Mi piace ricordare a questo proposito che Thomas Jefferson, nella sua  Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti elenca come diritti inalienabili dell’uomo: la tutela della vita, della libertà e la ricerca della felicità. La ricerca della felicità! Non sarebbe tutto diverso nel nostro paese se l’articolo 1 della nostra costituzione anziché: “l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro” recitasse: “tutti gli esseri umani hanno il diritto di ricercare la felicità”? Ci sarebbe un altro spirito e un altro scopo nella vita, addirittura sancito dalla costituzione! Pensare di trovare la felicità o la libertà, che sono due facce della stessa medaglia, secondo me,  scappando, credo sia una piccola follia, ma a volte le piccole follie bisogna farle. Personalmente ho un debole per i cercatori di sogni che hanno molto in comune con i cercatori di tesori, a cui li preferisco. Dunque la libertà, a mio avviso, è uno stato e una sensazione. Per quanto riguarda i protagonisti del romanzo, sono stati segnati troppo duramente dalle loro vicende personali, hanno ferite profonde non rimarginabili, perciò non possono raggiungere lo stato di beatitudine che la libertà può dare.

A chi si sentirebbe di consigliare il Suo libro?

A tutti. Ci sono diversi elementi in questo testo e altrettante chiavi di lettura. Ritengo che questo lavoro abbia diverse valenze. Si possono trovare: il coraggio di vivere una storia d’amore anticonvenzionale, le illusioni,  la spregiudicatezza, la fantasia, e i limiti che nella vita non dovrebbero mai essere superati.

Quali libri nello scatolone in cantina e quali oggi sul suo comodino. Il passato e il presente letterario di Franco Alesci. Quali sono stati e quali sono i suoi autori di riferimento.

Per quanto riguarda il passato ci fu un periodo della mia vita, poco dopo la laurea, in cui amai molto Henry Miller: lo lessi tutto, e passioni così potenti le ebbi anche per E. Hemingway, J. Fante, C. Bukowski, F. Dostoevskii, N. Gogol, L. Tolstoj,  F. Kafka, G.G. Marquez, I. Calvino, A. Moravia per elencare i principali… l’elenco completo sarebbe veramente molto lungo. I miei autori di riferimento d’oggi sono Haruki Murakami, di cui non perdo niente, e Antonio Moresco (difficile, poco commerciale e, a mio avviso, geniale). In particolare, sul mio comodino, e ogni sera prima di addormentarmi mi fanno compagnia: Tutti i romanzi –Meridiani di  Piero Chiara e I Fiori del Male di Charles Baudelaire. Più in generale, oggi, come ieri, cerco le buone letture, anche di autori sconosciuti, e se dei libri mi incuriosiscono e mi convincono, già leggendo la quarta di copertina, li voglio a tutti i costi.

Mogliano Veneto , 28 gennaio 2013

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