Pietro Melis: Addio a Dio e Scontro tra culture

Pietro Melis: Addio a Dio e Scontro tra culture e metacultura scientifica

Pietro Melis: Addio a Dio e Scontro tra culture e metacultura scientifica

Approfondito lavoro di ricerca sul tema principe del pensiero umano, Dio. Prese di posizione sferzanti, mai pretestuose, e il bisogno d’appagare un’azione tesa alla verità, una verità filosofica che scava nelle radici della nostra società. È il comune denominatore delle opere Addio a Dio (edito da Zona e disponibile su IBS a soli € 11,05) e Scontro tra culture e metacultura scientifica (edito da Veritas e disponibile su IBS a soli € 25,50) del Prof. Pietro Melis (leggi l’intervista completa).

Testi dal profondo respiro filosofico, contraddistinti, però, da un linguaggio accessibile per il lettore saltuario. È la chiave di volta comunicativa scelta da Melis per avvicinare il proprio pensiero a quello del fruitore. Bastano poche pagine per cogliere i tratti che marcano una chiara e netta prospettiva interpretativa dei fatti trattati, sebbene la forma vari sensibilmente. In Addio a Dio, infatti, ritroviamo l’approccio dialogico di un esistenzialismo che ritrova le vene carsiche dei dubbi agnostici. Mentre Scontro tra culture e metacultura scientifica predilige la struttura più tipica della saggistica.

Addio a Dio. Come in una rilettura del Grande Inquisitore del maestro Fëdor Michajlovič Dostoevskij, Melis dà luogo al confronto per antonomasia della vita umana, quello con Dio. Un dialogo serrato che porta lentamente il lettore verso un lungo excursus filosofico, denso di riferimenti al ’900, intrecciato con le interpretazioni dei Vangeli e delle Epistole di Paolo.

A rispondere alle domande umane una Trinità attenta all’azione morale, ma non più suo punto d’origine. Da qui scaturisce il confronto con il pensiero kantiano e con la costituzione di un giudizio morale, che, a dispetto di quanto affermato da Kant ma coerentemente con le teorie di Hume, non usa a suo fondamento la ragione bensì il sentimento. Espulso quindi Dio dal fulcro del comportamento dotato di moralità, sorge come un grande sole nero l’inservibilità della nozione di credenza, così di frequente sperimentata dalla storia come motore di cambiamento e rivoluzioni, per l’ottenimento della salvezza.

L’analisi di Melis ripercorre infine le ragioni storiche e filosofiche che hanno condotto all’attestarsi delle due correnti del cristianesimo: cattolicesimo e calvinismo. Teorie antitetiche che oppongono la fratellanza all’individualismo, il destino comune a tutti gli uomini alla salvezza del singolo. Approccio, quello calvinista, introiettato dalle teorie economiche e sociali dell’intero panorama occidentale. Cemento della contemporaneità, indiscutibile verità meritocratica.

Scontro tra culture e metacultura scientifica. Ed sempre la società, o meglio le idee che in maniera latente la animano, a dominare la scena dell’altra opera oggetto della nostra recensione. Un testo molto voluminoso ma che lascia libero il lettore di navigare nei suoi capitoli come fossero opere a sé stanti, seppur inquadrate in un panorama concettuale coerente e unitario.

Dall’essenziale distinzione tra morale e diritto s’innesca uno sviluppo che richiede l’abbandono del proprio vissuto culturale antropocentrico, e quindi non scientifico, per poi definirne il confronto tra la propria cultura e la metacultura delineata da Melis. L’autore sopprime ogni consolatorio riferimento alla sfera antropocentrica, in favore di un Dio “che non richiede di essere pregato e che lo riterrà migliore di quanti abbiamo creduto per opportunismo in una religione “rivelata”, credendo di poter acquisire il diritto ad un premio eterno dopo la morte”.

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