Intervista a Alessandro Cimarelli, giovane autore del romanzo Il sogno della tartaruga

Intervistiamo oggi il giovane autore Alessandro Cimarelli al debutto letterario con il romanzo Il sogno della tartaruga:

Le vicende narrate sembrano ispirate da un vissuto personale, quanto c’è di vero e quanto è semplicemente frutto della creazione romanzesca?

Tutto parte da avvenimenti realmente accaduti. Nel 2007 andai a Cabarete per un mese a praticare windsurf e imparare il surf. Diversi dei personaggi descritti prendono spunto da persone reali. Marco stesso ha molto di me. La tartaruga fu un incontro bellissimo mentre stavo praticando windsurf, mi ha talmente colpito che l’ho voluta inserire nel racconto. Diciamo che il 60% è vero il resto inventato, ma niente deve essere dato per scontato, quello che sembra vero potrebbe essere inventato e quello che sembra fantasia potrebbe essere accaduto veramente.

 Il protagonista, Marco, vive un percorso personale di riscoperta di sé attraverso il sogno, il romanzo può essere letto, dunque, come un invito a ridare importanza alla componente onirica presente nella vita di ognuno?

Sicuramente i sogni sono una cosa importante nella mia vita sia quelli mentre si dorme che possono aiutarti a scoprire lati nascosti o sopiti, sia quelli a occhi aperti che ti permettono di vivere più intensamente nel momento in cui cerchi di realizzarli. Anche se consciamente non volevo dare importanza alla componente onirica, probabilmente inconsciamente l’ho fatto vista la rilevanza che ne do nella mia vita.

Il mare, lo sport e una tartaruga sono gli elementi che consentono a Marco di rinascere, quanta importanza hanno nella storia e cosa simboleggiano?

Lo sport è sempre stato una parte importante della ma vita. Grazie allo sport ho scoperto molto di me sia dal punto di vista fisico che da quello mentale. Il mare è uno dei posti dove mi trovo sempre bene, sono più tranquillo e sereno. La tartaruga è stata inserita perché in tutti i miei viaggi per praticare windsurf ne ho sempre incontrata una. Quindi ho voluto raccontare la mia esperienza alle prese con uno sport che amo e che ho praticato nel mio luogo preferito in compagnia di un animale che per qualche ragione è spesso presente in quei momenti. Ogni volta che faccio quei viaggi rinasco, torno ad essere parte della natura che vivo intensamente, e ho voluto condividere quelle emozioni con altre persone.

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Nel finale il protagonista compie un atto eroico che lo porta a rasentare la tragedia. E’ dunque l’aver sfiorato la morte ad aiutarlo a ritrovarsi? Il sogno della tartaruga è cioè il romanzo di un giovane autore che vuole lanciare un messaggio di incoraggiamento per tutti quei lettori che sperano di poter cambiare la propria vita?

Non credo sia la possibilità di morire che lo ha aiutato a ritrovarsi. È tutto il viaggio, ogni singola decisione che lo portano a scoprire qualcosa di se stesso. Non penso che il mio racconto sia un incoraggiamento a cambiare vita, anche se penso che non si debba avere paura del cambiamento che può essere solo positivo. Uno dei punti che volevo raccontare riguarda le scelte che facciamo. Una domanda che mi pongo è: esiste il libero arbitrio? Ed è la stessa domanda che si fa il protagonista. Marco si è trovato a salvare quel ragazzo perché le sue scelte lo hanno portato ad essere li in quel momento o il suo destino era già scritto?

Autore: Rina Zamarra

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