Recensione dell’opera Inferno di Balducci, l’attualità del pensiero dantesco

Recensione Inferno di Balducci

Recensione Inferno di Balducci

Come rileggere una delle più grandi opere della letteratura mondiale evitando l’insulto della parafrasi, la goffaggine della nota, l’impaccio della definizione? Ma Inferno, dello studioso e scrittore Marino Alberto Balducci, edito da Mjm Editore disponibile su Bolt.it, protende verso un duplice versante. Da una parte lo stimolo alla rilettura del capolavoro dantesco, dall’altra la necessità di rappresentare, e ottimisticamente affinare, il (non)pensiero contemporaneo.

Quindi Inferno di Balducci è insieme opera in sé stessa e vestibolo all’eternità del classico. Che dal passato racchiude in un istante lucido il presente, dischiude la via profetica del futuro. Ma come intraprendere questo percorso ermeneutico senza cadere nella “trappola” dello sterile, nozionistico cerebralismo? Facciamo un passo indietro. Nella Divina Commedia abbiamo un quadro lucido e minuzioso dell’anatomia di quel profondo cupo turbine di passioni e virtù che attiene all’uomo, che ne da la misura. Il portato figurativo dei suoi elementi non è mai corredo vezzoso della lingua, quanto sincretismo semantico, una coesione che lascia sempre una parte di indefinito.

Su ciò lavora Balducci, riportando parole, immagini, sequenze al presente. Ciò nonostante l’attualità non è adulata, anzi. Si scatena un impulso che muove allo scardinamento delle comuni quanto stolide convinzioni, che fa scempio della tracotante pigrizia del pensiero. Evapora ogni ridondanza, le parole sono asciutte, affilate poiché disposte in vista di un dialogo schietto instaurato con il lettore.

Resta comunque un romanzo iniziatico, con espliciti riferimenti metanarrativi utili alla esegesi dell’opera. Ogni sequenza è introdotta da categorie diegetiche quali il tempo, la dimensione timica, gli attanti, la cornice figurativa. E l’opposizione delle categorie semantiche scandisce il ritmo dell’itero racconto (salita vs discesa, ombra vs luce, gioa vs disperazione, eccetera). Al centro l’uomo. Soggetto a passioni fisiche, agli elementi della natura, ricorda un Dante che ha incontrato nel Parnaso dei classici l’esperienza nietzscheana. Su dio ci si può interrogare senza per questo riconoscerne l’esistenza, possiamo sprofondare nel bisogno di trascendenza dell’uomo pur non adottando una specifica prospettiva teologica.

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Dal lato del lettore Inferno di Balducci è una metafora sublime della profonda vocazione alle volontà più turpi dell’uomo, ritratto come essere mancato: “il pensare più umano s’innalza sempre, e poi cade. È l’imperfezione”. Prendere coscienza del declino sembra il primo passo verso la rinascita della luce. Conoscere se stessi, in specie rispetto alle contraddizioni, e ciò che di sconveniente vi ritroviamo è il grande viaggio nel mare di tenebra raccolto nelle pagine di Inferno.

Autore: Iacopo Bernardini

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