Direzioni di un cammino: Norwegian Wood – Tokyo Blues, un romanzo di Haruki Murakami

Norwegian Wood - Tokyo Blues, di Haruki MurakamiDi solito, quando un romanzo termina senza arrivare realmente a una conclusione, senza svolgere fino in fondo la storia, uno stato di sconcerto e delusione invade il lettore, il quale rimane lì a domandarsi “Quindi?”. Non è questa, però, la sensazione che ho provato al termine della lettura di Norwegian Wood, di Haruki Murakami (disponibile su lafeltrinelli.it a € 9,60), nonostante il suo sia, a mio parere, un non finale.

È un romanzo talmente ricco di emozioni, stati d’animo, spunti di riflessione, da farti desiderare proprio di non avere una conclusione prestabilita dall’autore, ma di poter continuare con la fantasia a vagare in compagnia di Watanabe Toru tra quei meravigliosi paesaggi giapponesi, alla ricerca di soluzioni ed emozioni ancora nuove.

La minuziosa e mai superflua narrazione di ogni pensiero, indecisione, delusione o scoperta, la descrizione dettagliata di oggetti, rumori, sapori della cucina giapponese, dei profumi e panorami, delle ambientazioni, rende il tutto quasi poesia e conduce chi legge nel mondo di questo giovane originario di Kobe, attraverso il suo percorso di crescita.

Non starò qui a riassumervi la profonda storia di affetti, turbamenti e scelte narrata da Murakami, vi toglierei il gusto e il piacere di scoprire un mondo multisfaccettato e, allo stesso tempo, spiegato con una semplicità e naturalezza capaci di farti divorare 374 pagine come fossero un quadernetto.

I temi ricorrenti della letteratura giapponese ci sono tutti: dalla liberalizzazione dei costumi sessuali all’interesse per i concetti marxisti con conseguenti rivoluzioni studentesche degli anni ’70; da istantanee della società consumista e materialista a comuni scene di vita metropolitana giovanile, con desideri sempre più forti di apertura verso il mondo occidentale; dal concetto di squilibrio interiore e di umana imperfezione fino al tema, stranamente portatore di vita in questo caso, della morte. Morte naturale, morte causata da malattia e morte legata al suicidio, ma sempre raccontata da Murakami come qualcosa di intrinseco alla vita, che cresce con noi, che non deve preoccuparci. Morte che accompagna la vita di Toru e ne segna i momenti focali di crescita interiore, facendo scaturire ogni volta dalla sua sofferenza e dolore ineguagliabile, un insegnamento e sempre un nuovo rialzarsi, “[…] lo zaino sulle spalle e i capelli pieni di sabbia…” per continuare il cammino lasciandosi dietro bottiglie vuote e scegliendo ogni volta una direzione da seguire, giusta o meno, dettata da un personale senso di moralità del protagonista, necessaria per andare avanti.

Il racconto dell’adolescenza di Toru si sviluppa a partire dall’università di Tokio, per poi evolversi in un continuo vagare attraverso vari scenari e località, forse influenzato dalla reale esperienza di vita di Murakami, dislocata in varie parti del mondo, dal Giappone all’Italia, dagli Stati Uniti nuovamente al Giappone.

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Narra l’ondeggiare quasi involontario del protagonista tra Midori e Naoko, seguendo un istinto dettato dal cuore o dai sensi o da spirito di responsabilità, forse da un bisogno di dare forma e significato agli incancellabili ricordi, in un legame indissolubile col passato e una tensione inevitabile verso una progettualità futura.

La straordinaria capacità dell’autore ci consente di ammirare, come con gli stessi occhi di Toru e il suo cuore aperto, la bellezza e maestosità della natura, i suoi colori, suoni, odori, il suo incessante scorrere in armonia col vagare nella memoria, nelle sensazioni, nei desideri e rituali quotidiani stabiliti o improvvisati, in un susseguirsi naturale di stagioni della vita in sintonia con quelle del cuore.

Sentimenti, ferite, tormenti, delusioni, momenti di intimità descritti con grazia, ricchezza di simbolismi e metafore tali da farti sentire parte di lui in quel preciso istante e provarne le stesse emozioni, con realismo e delicata sensibilità. Il tutto condito sapientemente da richiami alla letteratura inglese e americana o, più frequentemente, alla musica jazz (grande passione dell’autore), classica oltre che, in particolare, ai brani dei Beatles, da uno dei quali il romanzo prende anche il titolo.

Ai potenziali lettori l’opportunità di scoprire pian piano un cammino di maturazione e ricerca che giunge, tra tante, alla comprensione di come ci sia sempre una possibile soluzione a tutto, “[…] per quanto una situazione possa sembrare disperata. Quando tutto attorno è buio non c’è altro da fare che aspettare che gli occhi si abituino all’oscurità”. Per poi proseguire il cammino.

Autore: marin

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2 Commenti

  1. La trama mi sembra la stessa di Tokio Blues, un romanzo che ho apprezzato molto.
    Ma il titolo è diverso. E’ una riedizione?

  2. si…è lo stesso libro…
    è lo stesso autore che ricerca il titolo durante la stesura.

    L’ho trovato molto interessante, sembra quasi che l’autore sia apolide, non ci sono riferimenti a luoghi precisi se non nei nomi di città…ma potrebbe benissimo essere ambientato in qualsiasi parte del mondo.
    Sono le sensazioni a farla da padrone in questo romanzo, geniale nella sua semplicità espressiva, nella chiarezza delle immagini mentali che crea, delicato anche nella narrazione di fatti nudi e crudi.
    Non conoscevo nulla dell’autore, ora però ho voglia di approfondire il suo stile e lasciarmi accompagnare dalle sue parole come si fa con un caro amico quando è in vena di confidenze pesanti e leggère.
    Lo consiglio.

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