BerlusMonti, il nuovo libro di Marco Travaglio

Il nuovo libro di Marco Travaglio, BerlusMonti“Venne il diluvio universale, l’Italia affogò, ma sull’arca dei tecnici uno solo si salvò: il solito”. È questo il sottotitolo del nuovo successo di Marco Travaglio, la penna più graffiante del giornalismo italiano. Il libro, edito da Garzanti per la collana Saggi, è in vendita dal 10 maggio sul sito lafeltrinelli.it, al prezzo di € 13,94.

Il volume raccoglie i migliori corsivi del giornalista de Il Fatto Quotidiano, pubblicati da ottobre 2010 ad aprile 2012. Un anno e mezzo di articoli e scritti che fotografano, con puntiglio e arguzia, la realtà del Bel Paese. Dagli scandali di Palazzo alle bugie clamorose dei potenti, dalla casta alle cosche, dalle ruberie sfacciate al disprezzo della legge.

Un teatrino, quello di Travaglio, messo in scena con la verve stilistica che da sempre lo contraddistingue, una penna feroce capace di dipingere però, con sagacia e ironia, il triste ritratto di un’Italia alla deriva.

La mancata diplomazia di cui Travaglio è portavoce indiscusso non risparmia nemmeno la gente comune. Non solo la politica dei Palazzi sotto la lente analitica del giornalista, ma anche quella della gente comune, la stessa gente che permette ai politici di fare il proprio gioco, la stessa incapace di ribellarsi di fronte a burattinai e burattini. La stessa gente che resta, inerme, a guardare lo spettacolo tragicomico che va, oggi, in scena.

Un viaggio lucido e istruttivo, dalla caduta di Berlusconi, al new deal aperto da Monti, nel novembre dello scorso anno. Uno sguardo unico sulla politica all’italiana, forse, a detta dell’autore, ancora lontana, troppo lontana, dal significato esatto del termine “politica”:

Oggi la vera anti-politica è quello che noi chiamiamo politica. È scendere in campo anziché salire. È fondare un partito per non andare in galera e  non fallire per debiti. È far eleggere gli avvocati e co-imputati se no poi parlano. È  possedere aziende o dire abbiamo una banca, o ci facciamo un bel Tav. È fare il sindaco di Torino due volte e poi diventare capo di una fondazione bancaria. È stare in Parlamento trenta o quaranta anni pensando che rinnovamento sia cambiare continuamente il nome al partito […]. La politica, invece, è tutto il contrario di quello che noi chiamiamo politica. È dire sempre “noi” e mai “io”. Non è un mestiere, è un servizio, ma nel senso di servire, non di servirsi o di circondarsi di servi. È governare, non comandare. È amare e far amare le regole, persino le tasse perché aiutano tutti a vivere meglio. È  difendere il dissenso delle minoranze, perché le maggioranze si tutelano da sole. È  chiedere scusa quando si sbaglia o si perde e togliere il disturbo. È servire gli altri per dieci anni al massimo e poi tornare a lavorare, o andarci se uno non ha mai fatto questa esperienza, è veramente elettrizzante.

                              (Marco Travaglio, estratto del monologo tratto dalla trasmissione Quello che (non) ho, 14 maggio 2012)

                                                                          

 

Autore: Giusy Casciaro

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