Intervista a Donato Festa, autore del romanzo La Mappa

La Mappa è un romanzo, forse, per lo più d’avventura, ma la storia lascia spazio a episodi familiari di vita quotidiana. Donato Festa, quanto c’è di reale e autobiografico nel suo libro?

 Sì, è vero. Ci sono degli spunti autobiografici che fanno riferimento a episodi familiari fissati nella mia memoria, in special modo i ricordi d’infanzia e i racconti della guerra in cui  mio padre ricordava le sue esperienze di soldato.

Perché sceglie di ambientare il romanzo in una cornice storico-geografica come la battaglia nel deserto di El Alamein?

La storia della Seconda Guerra Mondiale mi ha sempre interessato e affascinato. Ritengo che la battaglia di El Alamein sia stata il punto di svolta del conflitto. In secondo luogo, in quella battaglia mio padre ha combattuto ed è caduto prigioniero. Alcuni episodi raccontati fanno riferimento a fatti realmente accaduti.

Il legame per la sua terra d’origine, Matera, emerge dalle righe del romanzo, quasi un omaggio a quei luoghi in cui ha vissuto la sua infanzia. Quanto è importante per lei raccontare quei profumi e quei colori?

Sono andato via dalla mia terra all’età di 20 anni, e come tutti i migranti i ricordi dei luoghi di origine fanno capolino a rammentarci  le  origini.

Calvino diceva “In genere chi scrive è uno che, tra le tante cose che tenta di fare, vede che stare a tavolino e buttar fuori della roba che esce dalla sua testa e dalla sua penna è un modo per realizzarsi e per comunicare”. Per Lei, invece, che significato hanno carta e calamaio?

Scrivere ha fatto sempre parte dei miei interessi. Mettere su un pezzo di carta le emozioni più importanti o  quello che mi passa per la mente mi rende felice.

Alcuni pensano che certi libri possano cambiare la vita. Libri che insegnano a leggere l’esistenza in maniera differente: messaggi forti che porti dietro, che aiutano a scegliere, a rimediare agli errori e correggere il tiro. Insomma, per cavalcare l’onda semantica del suo Romanzo, è mai riuscito a trovare il suo “tesoro narrativo”? Crede in questo piccolo miracolo letterario? 

Credo che il “tesoro narrativo” lo si trovi  nel prossimo romanzo e i miracoli letterari sono un sogno.

A quali autori si ispira?

Non credo ai riferimenti. Quando racconti una storia ti nasce dentro non pensando a Checov o a Umberto Eco. Discorso diverso per le mie letture preferite che vanno dai classici, al romanzo, al libro di inchiesta e denuncia. Libri come Narciso e Boccadoro, I miserabili o I Promessi Sposi, Gomorra dovrebbero far parte delle librerie di tutte le famiglie.

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Autore: Giusy Casciaro

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