“Il denaro ‘Sterco del demonio'”: il libro di Massimo Fini sul perché viviamo su false illusioni

Il libro di Massimo Fini "Il denaro 'Sterco del demonio'"È una pura ossessione, il centro di ogni pulsione e desiderio, la realizzazione massima, il parnaso della felicità. Ma cos’è davvero il denaro? Massimo Fini, giornalista e scrittore, ne sviscera le contraddizioni, l’insidiosa, aberrante logica che lo anima, nel suo libro Il denaro “Sterco del demonio”, edito da Marsilio nel 2003 (disponibile su Lafeltrinelli.it a € 7,65). Spogliato delle sue maschere, del denaro sono confutate le stolide verità su cui poggiano i luoghi comuni imperanti del nostro tempo, come il ruolo in quanto ricchezza o sua rappresentazione. Fini passa poi alla distinzione tra denaro e moneta che, in una corsa alla dematerializzazione, rivela in maniera sempre più palese quanto il denaro non esista, “è un credo, una fede un’illusione, può sparire anche di colpo o in pochissimi giorni”.

Tesi impegnative, corroborate da un vasto excursus storico ricco di riferiti che spaziano nei secoli sino alla contemporaneità, da collocarsi nel quadro del fini-pensiero: griglia analitica proiettata su un presente la cui natura anima l’ombra di un minaccioso, quanto realistico, domani. La “lunga marcia del denaro” parte con Adam Smith e l’idea di homo economicus, cresce in un Ottocento segnato dall’ascesa del mercante. Figura che demanda al domani la fruizione dei beni accumulati. In totale contrapposizione al mondo preborghese, dove gli uomini lavoravano solo per provvedere alla copertura del proprio fabbisogno. Un uomo che quindi non lavora più per vivere ma vive per lavorare.

Denaro allora come tempo, di cui ne cambia la stessa concezione, che dalla dimensione ciclica del “tempo di natura” passa alla forma rettilinea, “un tempo di morte”. A ciò corrisponde, nell’avanzare dei secoli, una progressiva funzione egemonica dell’economia. Dapprima piegata alle esigenze dell’uomo ne inverte i ruoli. Le leggi economiche sono considerate alla stregua di leggi di natura, “alle quali è inutile cercare di opporsi, che bisogna anzi assecondare per evitare guai peggiori di quelli che si vorrebbero schivare”. Da produttore, il contadino si ritrova consumatore, ha quindi bisogno del denaro per la sua sussistenza. Ma a cambiare sono anche i bisogni stessi, eterodiretti accrescono in maniera esponenziale la sua ricerca dell’inutile, del superfluo, stimolano una produzione di massa. Cresce la curva del debito, dell’aumento della produttività. “Lavori o riposi l’uomo non è più il padrone del suo tempo, ma lo schiavo”.

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Uomo strumento di consumo e quindi di produzione, avviando il vizioso sistema nel quale siamo immersi, dove si consuma per produrre e non si produce per consumare. Il denaro “Sterco del demonio” è un testo indispensabile per la comprensione della condizione contemporanea, di cui stanno esplodendo le contraddizioni di una complessiva insostenibilità. Cosa resterà quando il miraggio dell’orgiastico futuro ritratto dal denaro andrà in frantumi? È meglio augurarsi una prossima, comunque ineludibile, implosione sistemica oppure è preferibile perpetrare il disagio di una condizione che ha smarrito il significato dell’essere umano?

Autore: Iacopo Bernardini

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