Libri per ricordare Carlo Fruttero/1: La donna della Domenica

Fruttero e Lucentini La donna della domenicaNon esistono parole per esprimere il cordoglio della nostra redazione nei confronti della Letteratura Italiana, esposta inesorabilmente ad un lento stillicidio: il nuovo avanza a colpi di grandi perdite. Carlo Fruttero “qui saluta e lascia la scena col suo più bel sorriso” aveva scherzato egli stesso in “Vieni Via con me”, ironizzando sui vantaggi della vecchiaia.

Per i più (e forse, purtroppo, non solo per i più giovani) Carlo Fruttero è solo l’arzillo vecchietto più volte ospite di Fazio, lucido, brillante, che ispirava un profano “è stupefacente come ad ottant’anni ancora…”, e lasciava ignorare le sue doti letterarie, alimentando la convinzione popolare e sempre più incalzante che gli ospiti televisivi di una certa età non possano che essere dei partigiani.

Si potrebbero sprecare parole e non sarebbero mai sprecate per ricordare Fruttero: la nostra redazione vuole farlo a modo proprio, consigliando una maniera alternativa di commemorare lo scrittore Carlo Fruttero.

Qualunque libro stiate leggendo ed a qualunque punto siate arrivati: chiudetelo e dedicate a Fruttero non  un minuto di silenzio, ma le vostre prossime ore di lettura. Un piccolo omaggio ad un uomo che ha alleggerito la penna per rendere lieve la lettura.

Nel suo pericoloso compito di indicare un percorso di lettura, Recensionilbri.org invita a leggere La donna della domenica, scritto a quattro mani con Franco Lucentini. 

F&L, altro modo con cui  la “ditta” Fruttero&Lucentini è conosciuta rappresentano uno dei sodalizi artistici più riusciti della letteratura italiana: due scritture completamente diverse fuse in un unicum completo e complesso. La verve espansiva e viscerale di Fruttero fa da contraltare allo zelo ed al gusto per il paradosso di Lucentini, per rendere la scrittura elegante e precisa, ai limiti dell’ingegneria in prosa.

Senza giri di parole: La donna della domenica (in vendita LaFeltrinelli.it ad € 8,07) è il loro capolavoro letterario, il noir d’alto bordo che apre la strada al giallo italiano.

Il romanzo, ambientato nella Torino perbenista degli anni settanta, si svela fin dalle prime parole: “Il martedì di giugno in cui fu assassinato, l’architetto Garrone guardò l’ora molte volte”.

L’incipit ha la grazia di saper raccontare e sospendere: presenta l’evento ed allo stesso tempo instilla il dubbio. Che la vittima avesse qualcosa da nascondere? Nel corso della lettura abbandoniamo qualsiasi titubanza nei confronti dell’architetto assassinato: per niente simpatico, un parassita che vive alle spalle della sorella.

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Scelta sui generis della ditta F&L quella dell’arma del delitto: il corpo contundente è un grosso fallo in marmo.

Mentre la matassa fa il suo gioco, vengono alla luce i piccoli delitti dell’alta borghesia torinese, vittima del suo stesso perbenismo. Tradimenti, intrighi, pettegolezzi si infittiscono.

Si raccontano con ironia i vizi della borghesia, il razzismo imperante e le convinzioni radicate di una città altera e discreta, racchiusa nella sua casta, perversa e moralista.

Il boom economico di Torino ha lasciato lo spazio agli anni di piombo ed ha squarciato la città, di cui i terroni indebitamente si stanno appropriando. Ironia della sorte vuole che ad indagare sul delitto sia il commissario siciliano Santamaria, la cui diplomazia e discrezione collidono con lo stereotipo dell’ignorante ed invadente uomo del Sud.

Un vero e proprio ritratto di Torino, i cui quartieri vengono evocati con tinte leggere, primo fra tutti il Balùn, il mercato delle pulci di Torino.

Si prova un piacere enorme nell’avere tra le mani questo libro, in cui il gusto per il parodosso e per l’assurdo accompagnano l’attenzione nella scelta delle parole. Gli stessi autori avevano raccontato di aver litigato su tutto, persino sulla scelta dell’aggettivo della “severa” bicicletta.

Inutile dire che consigliamo vivamente la lettura di questo romanzo.

Come segnalibro, un sorriso.

Autore: Monica Pintozzi

Come controller, ho appreso che i numeri contano solo se li sai analizzare, come lettrice che le parole contano solo se le sai utilizzare. Maniaca del dettaglio, pretendo che il libro rispetti lettore e sintassi; ignoro volentieri testi pieni di parole e concessioni dal sapor di refuso. Il libro è regalo per me non per l’autore.

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