Intervista a Chiara Albertini autrice del saggio “Il medioevo in giallo nella narrative di Ellis Peters”

– Cosa ha rappresentato vedere pubblicato il frutto del proprio lavoro?

Ha rappresentato un’immensa soddisfazione, la realizzazione di un progetto in cui ho creduto molto, accompagnata dalla speranza che il mio libro possa suscitare un certo interesse e possa costituire un valido aiuto per coloro che vogliano addentrarsi nel mondo del Medioevo attraverso un approccio stimolante.

– Una scelta di nicchia, la sua. Cosa l’ha spinta a focalizzare il suo saggio su Ellis Peters?

La volontà di approfondire questa eccezionale scrittrice, l’idea di dare spazio e “voce”, nel campo letterario italiano, alla “penna” di una donna che ha saputo fondere in maniera ammirevole la Storia con il Poliziesco, ricreando luoghi, personaggi e atmosfere che hanno il potere di condurre il lettore a interessanti e profonde riflessioni, e per me questo è uno dei maggiori punti di forza della Peters.

– E’ una lettrice appassionata dei romanzi gialli?

E’ un genere che mi appassiona da sempre, anche se mi interessa e mi coinvolge molto la lettura di romanzi o racconti appartenenti ad altri generi.

– Quali sono i suoi scrittori preferiti e cosa le ispirano?

Non ho uno scrittore particolare nel mio cuore, credo di averne molti che mi abbiano appassionato nel mio percorso formativo e culturale, sicuramente posso affermare di avere un “debole” per la scrittura e il linguaggio di Virginia Woolf.

– In genere, quando uno scrittore comincia a raccontare e vede la riuscita del proprio lavoro, difficilmente riesce a frenarsi. Lei tornerà a scrivere?

Sto già scrivendo, in realtà, e si tratta di un genere totalmente diverso: il mio lavoro, in questo momento a metà del suo sviluppo, è un romanzo incentrato su una figura femminile; è un libro dove i sentimenti e le emozioni vere sono il perno costante, il motore che lo muove.

– In generale, cos’è per lei la verve creativa e come la esprime?

Credo sia costituita, in parte, da quello che è il “mondo” dello scrittore, creato da una serie di fattori eterogenei fra loro interconnessi, in parte, da una sorta di “talento” che lo scrittore possiede: non credo si possa imparare a scrivere nel vero senso della parola, questo impulso deve provenire dall’interno, dal cuore, dall’anima di chi scrive, quando ci si accorge di riuscire a scrivere con tutta la naturalezza e la spontaneità possibile, come se lo si avesse sempre fatto; magari la verve creativa si può scoprire nel tempo, magari per caso anche, come è successo a me, ma la devi possedere, non imparare.
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Autore: Monica Pintozzi

Come controller, ho appreso che i numeri contano solo se li sai analizzare, come lettrice che le parole contano solo se le sai utilizzare. Maniaca del dettaglio, pretendo che il libro rispetti lettore e sintassi; ignoro volentieri testi pieni di parole e concessioni dal sapor di refuso. Il libro è regalo per me non per l’autore.

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