Le vacanze dei piccoli editori

(Ogni riferimento a scrittori o editori realmente esistenti è puramente casuale)

Abbiamo già imparato a diffidare delle piccole case editrici che ci attirano con il luccichio dello specchio e poi ci lasciano a specchiarci da soli; abbiamo imparato a capire di chi ci si può fidare, vale a dire, soltanto di chi nel tuo interesse vi ritroverà anche il suo, e questo non è cinismo ma semplice sopravvivenza; abbiamo anche imparato a distinguere i falsi editori da quelli veri, capendo, con molto rammarico, che diventare dei veri scrittori è difficilissimo o semplicissimo; e abbiamo ammesso che stampare un libro con un piccolo editore faceva bene più a lui che a noi.

Pensiamo a quanto guadagna una casa editrice piccola pur non chiedendoci contributi per le stampe. Ammesso che non ci sia stato un accordo del tipo “compro tot copie di tasca mia”. Quando io pure sono caduto in tranelli del genere, mi sono auto illuso che fosse l’unica soluzione. Adesso vivo nel sogno di essere scoperto da un grande (vero) editore – e ce ne sono una decina in Italia – e pubblicare con la “P” maiuscola i mie libri sfortunati; ma almeno vivo come un uomo libero e faccio la fame onestamente.

L’auto illusione, secondo il dottor Fontaine (un medico di Parigi che adesso vive qua vicino) è uno dei problemi più grossi del nostro tempo, uno dei mali che anche lui con tutte le medicine che conosce, fa sempre più fatica a curare.

Come ho detto in un precedente articolo (un articolo più approfondito che però vi consiglio di non leggere per non intristirvi) una volta esistevano veri scrittori e veri editori. Oggi esistono ancora veri scrittori ma esistono anche falsi editori. Facciamo un breve calcolo, molto semplice anche per chi, come me, non va d’accordo con la matematica e i matematici: compriamo cinquanta copie del nostro libro per regalarle alla famiglia, ai giornali ecc…

15 € a copia per 50 copie = 750 €.

50 artisti come me che si rivolgono alla stessa casa = 37,500 € (l’ideale per andarsene a Bucarest a fare la bella vita).

Nella lista delle cose che abbiamo imparato ho dimenticato di dire che abbiamo imparato anche a non contattare i finti editori dopo che il loro guadagno (vedi tabella di cui sopra) è stato già incassato, perché è inutile, non rispondono neanche più al telefono…

Adesso, domando ancora una volta a voi – e come sempre mi espongo personalmente e me ne frego dei (pre)giudizi – vale la pena continuare ad illudersi di essere scrittori pagando le vacanze ai finti editori che sfornano i nostri finti libri; oppure dovremmo continuare a dedicarci con modestia alla nostra arte e sarà quel che sarà?

Per fortuna non tutti i piccoli editori sono così malvagi; non è giusto accusare la categoria per colpa di casi singoli, è vero, ma i casi singoli sono sempre più frequenti ed è mio dovere mettere in guardia se non tutta la categoria di scrittori sfortunati, almeno tutti i casi singoli che la compongono.

Autore: Franco Gallo

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3 Commenti

  1. MA IO, PERCHE’ SCRIVO?

  2. Perché hai un talento innato e sarebbe un peccato chiuderlo in un cassetto…

    PS: io scrivo perché mi fa sentire libero, fuori dal sistema che altrimenti mi avrebbe in pugno e mi depersonalizzerebbe…
    e se fossi ricco e bello, scriverei più volentieri e con meno fatica!
    F.

  3. Allora ci sei! Era da un po’ di tempo che non ti leggevo e avevo voglia di sorridere. Scrivi, scrivi, prima che arrivi il momento di aggiungere a “ricco e bello” anche l’aggettivo “giovane”.

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