Scrivere: missione o castigo?

Essere uno scrittore oggi.

Essere uno scrittore significa (dovrebbe significare) amare l’arte della scrittura, avere qualcosa da offrire al mondo, il mondo di oggi o il mondo che verrà, come è successo a molti scrittori morti nella miseria e riconosciuti più tardi. Alcune persone scrivono un solo libro e diventano degli scrittori. Altre invece ne scrivono a decine e non diventano nulla… (sia nella prima frase che nella seconda, ogni riferimento è puramente casuale)
Questa è  una domanda da fare ai lettori, non agli scrittori. Sono loro i responsabili, gli artefici del nostro destino, coloro che decidono cos’è oggi uno scrittore.
Mi spiego meglio: se entri in una libreria francese senti ancora quell’odore di cultura che si sentiva nelle piccole librerie antiquarie, sempre più rare purtroppo. In quel momento, mentre senti quell’odore, capisci che l’amore per la lettura, e quindi anche per la scrittura, può ancora esistere. C’è poi un angolo, in genere in disparte o, se la libreria ne è dotata, ai piani superiori, dove vengono esposti i libri più commerciali, oggetti che hanno la forma di un libro, intendo dire, ma che libri non sono. Tra questi troviamo le ricette di nonna chioccia, le barzellette-autobiografie dei calciatori, intercambiabili fra loro, e tutti quei prodotti che gli editori (poveri loro… non possiamo biasimarli, sono solo dei commercianti!) propongono e vendono. Ma a chi vendono? Ai lettori.
Prima di arrivare ai lettori italiani, avendone la possibilità dal momento che vivo in Francia, ci tengo a dire che questo settore di libri-spazzatura (spazzatura non è per forza un’offesa. C’è gente che ci sopravvive rovistando nella spazzatura) non ha poi tanto riscontro. Qui la gente entra ancora in libreria cercando quell’odore del quale parlavo prima.
Ora veniamo alle librerie italiane… Quando entro nella libreria Mondadori di Ventimiglia, la città più vicina alla frontiera, per ritirare i libri che mensilmente mi faccio mettere da parte, mi accorgo subito della differenza. I libri delle ricette e delle barzellette sono lì all’ingresso e per entrare non puoi fare a meno di guardarli, sono dappertutto. Eloisa, l’amica libraia, con rassegnazione, mi dice sempre: “Che vuoi farci Frank! Ormai se vuoi sopravvivere in Italia devi per forza vendere la spazzatura, è quello che la gente chiede!”.  Quello che la gente chiede… Che cosa devono sentire le mie orecchie…
Quando ho iniziato a scrivere non credevo che fosse così difficile far leggere quello che avrei scritto. Credo che uno degli incubi peggiori di un vero scrittore sia proprio quello di non essere letto. Invece l’incubo degli scrittori italiani, noti e meno noti, pare sia quello di non essere venduti. Forse dimenticano la vera ragione per la quale hanno scritto i propri libri, che dovrebbe essere, idealisticamente parlando, il mero piacere di farlo.
I lettori decidono chi è uno scrittore e chi invece è soltanto un nostalgico, innamorato dell’odore di libri antichi. Se i lettori italiani preferiscono le ricette della Clerici (1° in classifica di vendite nel 2010) vorrà dire che invece di lavorare per un anno ad una fitta trama per scrivere un romanzo intrigante, dovrò imparare a cucinare e raccontare le barzellette… Diventare donna e bionda, lo escludo.
Il tutto si può riassumere in una sola frase: essere uno scrittore oggi è ben diverso da fare lo scrittore.

L’Italia può offrire ancora scrittori degni di tale nome? Quale è la situazione in Francia?

Il problema è che nelle case italiane, nelle biblioteche, dappertutto, forse persino nelle scuole di scrittura, ci sono sicuramente talenti che, con tutte le loro forze, si dedicano alla loro missione. La mia visione rimane pessimista per quanto riguarda l’Italia nei termini di nuove proposte, almeno per quanto riguarda i canali classici. È molto difficile farsi conoscere ed esordire direttamente con una buona casa editrice. Oggi si fa prima passando attraverso altri “canali”. “Canale 5”, “Rai uno”, “Italia 1”… Oppure con altri mezzi, come l’e-book ad esempio.
Chi scrive e viene pubblicato dalle grandi case (le quali, non dimentichiamo, hanno il monopolio se non delle intere librerie, almeno del 90% degli scaffali, e decidono cosa deve essere messo nel restante 10%) è spesso qualcuno che arriva da altri mondi, prima di tutti quello televisivo. È ovvio che, in un Paese rimbambito da facebook e televisione, i libri più conosciuti e venduti siano quelli scritti da personaggi televisivi-mediatici e non da veri scrittori (per fortuna ci sono le eccezioni di dovere, come il presentatore Faletti, rivelatosi un ottimo scrittore).
Ma l’aspetto più sconcertante è che anche i veri scrittori, quelli che da giovani avevano iniziato con carta e penna, senza pensare che un giorno avrebbero venduto milioni di copie (non faccio nomi perché non mi va di fare pubblicità alla concorrenza) si sono dovuti adeguare a questa nuova realtà, questo melange libro-internet-televisione-radio eccetera, offrendo una nuova immagine di sé (va bene faccio un nome. Prendiamo Baricco, ad esempio, che deve il suo successo anche alla sua immagine). Perciò, per come vedo la situazione in Italia, credo che si faccia prima a partecipare al Grande Fratello se si vuole pubblicare un libro con una buona casa editrice.
C’è comunque da fare una differenza tra chi ama scrivere e chi invece ama i soldi. Per la seconda categoria mi vengono in mente almeno una decina di espedienti perfetti per pubblicare e vendere in Italia (ottenere un successo passeggero è molto facile). Ma per la prima, alla quale (ahimè) appartengo, non ne ho nessuno.
Nei secoli scorsi, essendoci meno interessi economici tra editori, produttori, politici, era più facile farsi conoscere e, soprattutto, sopravvivere scrivendo. Bastava frequentare il circolo letterario del tuo paese. (Ecco un altro problema del quale si dovrebbe parlare più spesso: se non hai i soldi, non puoi fare lo scrittore. Sei costretto a lavorare da qualche altra parte e nei ritagli di tempo riuscire a creare il nuovo manoscritto trovato a Saragozza. È questo il dramma che affligge chi ama davvero il mestiere dello scrittore: non potersi dedicare con tutto se stesso al lavoro che ama.)
È anche vero che una volta c’erano meno aspiranti scrittori. In Italia ci sono molti scrittori emergenti che cercano spazio attraverso i blog e i siti web dedicati alla scrittura. Forse troppi. Non ho la presunzione di decidere chi siano gli scrittori part-time e chi invece i veri scrittori, chi scrive un libro e crede di essere uno scrittore cercando di venderlo attraverso tutti i canali possibili, e chi, invece, scrive per tutta la vita soltanto perché ciò lo rende felice.
Purtroppo il potere è nelle mani degli editori. Sono stati i lettori a darglielo? O noi artisti? Quindi sono loro a decidere chi sarà il nuovo Calvino e chi invece soltanto un ennesimo bloggista (si dice cosi?).
In Francia è molto diverso… Un forte sentimento di libero arbitrio è diffuso tra i lettori, i quali riescono ancora a pensare con la propria testa quando entrano in libreria e cercano un libro da regalare per Natale (meno male che c’è il Natale!). La forte influenza che gli editori e i librai italiani (che a volte si riuniscono attorno a pentole fumanti e gettano ingredienti magici che fumano e scoppiano, seguendo le ricette della Clerici) qui in Francia non sarebbe premesso. Il popolo “gallico” non si fa infinocchiare tanto facilmente…
Però  qui ci sono altri problemi, che per vie traverse hanno cattiva influenza anche sulla lettura… Anche qui è diffuso l’abuso malato di facebook, inoltre la moda delle cuffiette dilaga dappertutto, cosicché se una volta si vedevano sfogliare molti più libri in metrò adesso stanno tutti quanti ad ascoltare Rihanna (d’accordo, anche io se dovessi scegliere tra un libro e Rihanna, probabilmente sceglierei una “passeggiata” con Rihanna, ma questa è un’altra storia).

Scrivere: missione o castigo? parte II

Autore: Franco Gallo

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2 Commenti

  1. Io non credo che gli italiani siano un popolo così poco attento, forse un po pigro sì. Ed è solo questa pigrizia che ci induce a prendere quello che ci passa il convento. Prendiamo ad esempio la televisione: non è vero che la gente è stupida e guarda solo trasmissioni idiote come il grande fratello & C.
    Quando c’è stata una trasmissione come quella di Saviano e Fazio di alto valore civile ci sono stati degli ascolti impensabili. La gente compra solo libri di ricette e barzellette forse perchè è solo stanca, stanca di un disagio sociale crescente che induce a staccare il cervello quando si arriva a casa. Di chi è la colpa? degli editori che fanno il loro mestiere (cioè vendere)? non credo…

  2. Hai ragione Rhino (Rhino… Rino? Gennarino! Come il Santo Patrono di Napoli!)

    Per inciso, io non sto qui per fare del buonismo o per far piacere a te, a me o a chiunque altro. Le mie volevano essere delle provocazioni è vero(esagerazioni? Più o meno).

    Anche io sono italiano e ne sono fiero, credimi. La mia è una reazione da sindrome di volpe e uva; se la Mondadori mi avesse pubblicato, non ne avrei parlato “male”? Puo’ essere, ma resto della convinzione che noi italiani siamo a volte un po’ troppo bonaccioni e in un altro Paese quei banchetti pieni di barzellette e ricette non avrebbero condizionato tanto (e dico condizionato, non rovinato, per fortuna) i gusti dei lettori.

    Sono d’accordo con te per il problema che hai citato, è vero, il disagio sociale stanca e demoralizza anche i più gagliardi… Io vigliaccamente l’ho raggirato “emigrando” anni fa.

    Consiglio del giorno per distrarsi e sorridere, “staccare il cervello”: “Ogni cosa è illuminata”, di J S Foer (da sostituire alle barzellette. Tanto quelle non fanno neanche ridere. Non sei d’accordo con me?) Un bel libro che mi ha fatto davvero sorridere e dimenticare i problemi quotidiani.

    Per Saviano e Fazio… Ne parliamo un’altra volta!

    E per quanto riguarda gli Editori: E’ proprio quello che dicevo, la “colpa” non è di certo degli editori, quelli li’ fanno solo il loro mestiere…

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