Come scrivere una lettera di presentazione per il tuo manoscritto

BuchLa lettera di presentazione per il proprio manoscritto rappresenta con ogni probabilità il momento più importante nel processo creativo di un romanzo. Questo è quello che si dice in giro, ma non è vero.

Tutti coloro che un giorno decidono di diventare degli scrittori (diventare?), sono costretti per forza di cose a doverne scriverne una. Lo so, non ti piace vendere qualcosa che non consideri un prodotto commerciale (anche se in parte lo sarà) e soprattutto, non ti piace dover essere giudicato così di fretta (Consideriamo le centinaia di manoscritti che arrivano alle case editrici italiane ogni giorno. Un consulente editoriale ci mette pochi minuti a giudicare un libro. Se gli sembra interessante, decide di leggerlo).

Allora qual è il segreto per andare oltre quei primi angoscianti minuti, per attirare l’attenzione di un editore e far pubblicare il tuo libro? Oggi ti svelerò le mie tecniche, ma aspetto di conoscere anche le tue.

Una volta per scrivere una lettera in Italia assomigliavamo ai francesi, usavamo molte più forme convenzionali, davamo de ‘lei’ e chiudevamo con saluti talmente sviolinanti che Stradivari ci faceva un baffo. Oggi è tutto diverso, diamo del ‘tu’ anche ai nostri genitori. È il prezzo della globalizzazione, anche se in alcuni posti (come al sud) si usa ancora dare del ‘voi’ alle persone più anziane e, anche se è soltanto per abitudine, si riesce ancora ad essere rispettosi. Ma questo non c’entra niente, stavamo parlando delle lettere di presentazione dei manoscritti inediti.

Bene, supponiamo che io sia un editore. No, non ci riesco neanche per un minuto. Supponiamo che tu voglia attirare l’attenzione di un editore e fargli leggere il tuo libro. Hai già fatto leggere il libro a moltissime persone, ai tuoi amici, ai tuoi familiari, ai professori tuoi e dei tuoi amici e dei tuoi familiari, a consulenti che magari ti hanno chiesto anche 20€, ad alcuni giornalisti che ti hanno scritto piccole recensioni incoraggianti e promotrici, o a scrittori già affermati. E tutti ti hanno detto che il libro è davvero ok, ti hanno consigliato e corretto, ti hanno dato la possibilità di vedere le tue parole da punti di vista molteplici, multiculturali, e dopo l’ennesima revisione, giudichi il tuo libro un libro (Goldoni faceva leggere le sue opere alla cameriera prima di farle stampare. Se a lei piacevano, lui le passava all’editore. Altrimenti le buttava e le riscriveva daccapo. Adesso, secondo te, Goldoni era matto? Era innamorato della cameriera? Le cameriere nel settecento dovevano essere davvero sexy. Ma non divaghiamo di nuovo. Goldoni lo faceva perché aveva un pubblico di bassa cultura e doveva essere sicuro che le battute arrivassero al cuore di tutti. Tu invece lo hai fatto perché volevi essere certo che il libro piacesse a tutti, ai ricchi e ai poveri, agli uomini e alle donne e ai generi misti, ai laureati, ai non laureati e ai non-laureati-laureati.

Bene, supponiamo che il libro è pronto. Ecco il momento del quale stiamo parlando oggi.

Per spedire il tuo libro alle case editrici (Ricordiamo che non è l’unico modo per arrivare a pubblicarlo, ma solo quello preso in esame oggi), bisogna tenere presente diverse cose. Innanzitutto il livello della casa editrice alla quale ti stai rivolgendo. Piccolissima, piccola, media, grande.

Le piccolissime.

A loro non importa il tipo di lettera che hai scritto, perché hanno bisogno di te così come tu credi di aver bisogno di loro. In genere ti fanno i complimenti anche se non hanno letto il libro e ti chiedono soldi o per le spese di stampa o per acquistare un numero minimo di copie (Ricorda che spenderesti di meno in una tipografia o addirittura non spenderesti nulla con l’ebook). Quindi stanne lontano. Qualunque cosa ti raccontino, sappi che loro non hanno nessun potere in libreria, non hanno neanche la libertà di mettere i propri libri in un angolino. Perché? Per il semplice fatto che non c’è spazio. Altrimenti dovrebbero entrare i libri e uscire i commessi.

Le medie.

Sono su un gradino più su, fanno una selezione e scelgono il tuo libro per inserirlo in una collana e cercare di diffonderlo. Le intenzioni sono sempre le migliori, ma le difficoltà sono grosse, purtroppo per loro e per te. Sono comunque case alle quali ci si può rivolgere per una prima pubblicazione, con la speranza di essere notati dalle grandi case. Bisogna vendere un sacco di copie per essere notati. E per vendere un sacco di copie bisogna essere presenti in un sacco di librerie. La categoria di case editrici medie in genere non chiede contributi. Vale la pena di tentare e di ascoltare i consigli per la stesura della lettera.

Le grandi.

In genere è molto difficile che una grossa casa editrice prenda in analisi libri di autori sconosciuti, per il problema del quale parlavo nell’introduzione a questa rubrica: ce ne sono troppi. Rinnovo il mio invito ad essere sinceri con se stessi, e forse un briciolino più modesti. Se non giudichi pronto il tuo romanzo per una grossa casa, non glielo inviare.

Ho dimenticato le piccole, ma quelle sono uguali alle piccolissime. Veniamo alla nostra lettera:

Il mio sistema è il frutto di centinaia di rifiuti collezionati in più di dieci anni (non è che non abbia mai pubblicato niente, intendiamoci, ma prima di riuscirci  ho penato abbastanza).

Anni fa cercavo le formule più corrette, mi chiedevo se avevo fatto degli errori, la rileggevo decine di volte. Poi ho capito che non era importante quello che c’era scritto quanto quello che non c’era scritto…

Così negli anni ho capito che bisognava lavorare sul non detto, che era l’unica carta da giocarsi. In modo che tra centinaia di lettere nelle quali si descriveva il proprio libro e ci si presentava più o meno modestamente, la mia risultasse un pugno in un occhio, uno spillo che pungesse la curiosità degli editori e che li facesse arrivare anche a pagina 2, dove c’era l’incipit del romanzo (del quale parliamo un’altra volta).

Innanzitutto, devi sapere che più lunga sarà la tua lettera, meno possibilità ci saranno di essere scelti. È un po’ come quando si inviano i C.V. ai datori di lavoro. Quelli lì ne ricevono a centinaia, non hanno né il tempo né la voglia di leggere C.V. di 4 pagine. A meno che nella prima pagina non ci sia qualcosa che li incuriosisca. Ma anche dei C.V. non ce ne importa nulla. Adesso stiamo parlando della nostra lettera di presentazione.

Perché -ti devi chiedere- un editore dovrebbe lavorare sul tuo manoscritto? Vale la pena? Ha qualcosa di diverso dagli altri? Tu hai qualcosa di diverso dagli altri? Se le risposte a queste domande sono “non lo so”, “forse”, “speriamo”, lascia perdere. Il meccanico sa di essere un meccanico perché conosce le macchine come le sue tasche. Ma prima di diventare meccanico ha fatto anni di gavetta portando i cacciaviti al capo e sporcandosi le mani per quattro soldi al giorno. Tu sei davvero sicuro di essere uno scrittore?  È il lavoro che vuoi fare, dieci ore al giorno per tutta la vita? È ciò che ti rende felice?

Beninteso, non sto avendo la presunzione di dire che le mie risposte sarebbero meglio delle tue, io sono uno scrittore sfortunato e sto in una barca molto peggio della tua. Per ora, in ogni caso, mi pongo almeno queste domande, e consiglio a tutti di fare lo stesso.

Per passare dalla teoria alla pratica (momento che in educazione sessuale a scuola è il preferito di tutti i ragazzi), ti farò alcuni esempi di lettere che io ho inviato agli editori, e che nel corso degli anni hanno subìto una “leggera” trasformazione, man mano che la mia collezione di rifiuti cresceva e la parete della mia toilette si tappezzava come una bacheca all’università di economia e commercio.

Primo esempio:

Lettera formale e impersonale, aprile del 1999.

Spett.le Redazione,

Allego il manoscritto del mio romanzo, Lo scopritore d’America, con la speranza che esso possa rientrare nella vostra programmazione editoriale.

Il romanzo narra della vita di mio nonno, soldato, emigrante e avventuriero. Come me che ho deciso di fare lo scrittore.

Aspetto con ansia un vostro giudizio positivo.

Con i miei migliori Saluti

Franco Gallo

Secondo esempio:

Leggera personalizzazione della lettera, per cercare di entrare nelle grazie di un editore di Roma con il quale avevo preso contatti tanti anni fa.

All’att. del Direttore Editoriale

Caro Marco,

Le invio il manoscritto del mio romanzo, Anne & Anne. C’è un piccolo aneddoto a riguardo:

Quando ho stilato la lista dei dieci editori ai quali volevo spedirlo (era il mese di gennaio) e ho preparato i pacchetti con gli indirizzi e i francobolli, non so come, quello destinato a voi è finito in uno scaffale che non apro mai.

In questi sei mesi ho ricevuto nove risposte negative e non capivo come mai la decima non mi arrivasse.

Poi, una settimana fa, mia madre mi ha telefonato dicendo: “Ho appena trovato il pacco per la Minimum Fax. Non glielo avevi mandato”.

Per questo Le spedisco la mia decima ed ultima copia, riprendendo le cose da dove erano rimaste.

Le ho raccontato questa storia perché credo molto nel destino e nei suoi trucchetti. E perché qualcosa mi dice che questa è la volta giusta.

Allego una sintesi e il mio C.V.

Grazie per la Sua attenzione

Franco

Terzo esempio:

Il processo di personalizzazione delle lettere è ancora più evidente. Questa lettera risale a cinque anni fa. Era la penultima volta che mi rivolgevo agli editori. E devo ammettere che stimolò abbastanza la loro curiosità. Fu la prima volta che iniziai a ricevere lettere di risposta non prestampate…

(Ti ricordo che inviare il tuo manoscritto agli editori è soltanto il metodo che stiamo analizzando oggi ma assolutamente e fortunatamente non è il solo per pubblicare un libro).

Non scriverò una lettera di presentazione per ogni casa editrice alla quale ho deciso di inviare il presente lavoro. Una di quelle odiosissime lettere con “oggetto”, “riferimento” e “note autobiografiche” alle quali si cambia solo il nome del consulente editoriale.

Mi limiterò a stampare questa pagina ed allegarla alle venti copie che ho preparato.

Prego chiunque abbia intenzione di pubblicare il mio libro di rispondermi solo in questo caso.

Preferisco morirmi di fame continuando ad avere un sogno, e non morirmi di fame con una collezione di lettere prestampate come questa.

Franco Gallo

Nizza, 10 settembre 2006

Tel ****

Quarto esempio:

A volte già conosci un editore, quindi il formalismo è meglio lasciarlo a casa e scrivere qualcosa di questo genere…

Caro Staff, due righe di accompagnamento, non me ne vogliate, so che è noioso leggere sempre le stesse cose.

Ma se mi sono rivolto a voi è perché sono sicuro che giudicherete il mio lavoro obiettivamente.

È un romanzo diverso da quello che mi avete pubblicato due anni fa. Molto più curato e scorrevole.

Tutto qui. Buona lettura e spero a risentirci.

Franco Gallo

****


Quinto ed ultimo esempio, forse il più importante.

La lettera che ho allegato alle ultime spedizioni fatte, 25 dicembre 2010, per le quali ho speso un occhio della testa (non dimentichiamo che se hai buone disponibilità economiche, hai più possibilità di un poveretto che non ha neanche la stampante a casa. Perché per stampare e spedire ci vogliono in media 5-10€ per ogni pacco).

Questa volta ho deciso di fare un pacco enorme, una specie di regalo di Natale, così anche per gettarlo via gli editori avrebbero avuto delle difficoltà. Nel pacco ho messo i libri già pubblicati e due manoscritti inediti. Inoltre ho giocato molto sulla mia condizione di scrittore sfortunato scrivendo nella casella destinata ai dati del mittente: “Franco Gallo, Via delle case abbandonate, presso associazione di volontariato per gli scrittori sfortunati e poverelli…”

(Non ti preoccupare, non sono matto come Goldoni. Se un editore è interessato al tuo libro, i mezzi per contattarti li trova in un attimo. Anche se non hai la cameriera e il contatto facebook…)

(A chi si occupa delle nuove pubblicazioni)

Spettabilissimi consulenti editoriali (si dice così?),

Ho messo in questo pacchetto molto più di tre libri, ma sono sicuro che questo già lo sappiate.

Vi auguro una buona lettura. Aspetto con ansia la bella notizia…

Allego un C.V. letterario e una sinossi dei due inediti.

I miei migliori Saluti

Franco Gallo

scrittore sfortunato

A quest’ultima lettera non ho mai ricevuto risposta. Secondo me perché non interessavano i libri. E secondo te?

Autore: Franco Gallo

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12 Commenti

  1. Non ho mai scritto un libro o inviato una lettera di presentazione, ma mi hai molto divertito e mi trovo d’accordo con la tua impostazione. Penso che comunque se hai inviato i libri meno di 2 mesi fa è ancora presto per ricevere una risposta…

  2. umh…è vero che se non metti l’indirizzo ti trovano lo stesso, però è uno sbattimento e a me sembra pure una presa in giro il contenuto anche se non è detto che non funzioni

  3. Grazie per questi suggerimenti, davvero utili!

  4. Adesso capisco tante cose…

  5. Da quello che scrivi e per come lo scrivi penso che sei uno scrittore nato…Altro che “sfortunato”! Essere uno scrittore nato è la cosa più bella del mondo, non credi?No, non ho ancora letto qualche tuo romanzo, ma ti assicuro che lo farò quanto prima… Sono entusista del tuo modo di vivere e di pensare. Farò del mio meglio per farti conoscere in giro. E sì che ne conosco di gente e a tutti i livelli. Altro che Wilbur Smith, Ken Follett ecc. tu vai ancora più rapidamente al cuore di chi ti legge e al nocciolo delle questioni. In certi passaggi( e non c’è bisogno di leggere un intero romanzo per capirlo!) mi hai ricordato perfino il grande joyce, in altri Hemingway. Sono certa che diventerai uno scrittore di successo. Te lo meriti. Ho apprezzato molto il tuo stile inconfondibile. Un saluto da Ortensia.

  6. Sei la prima persona che mi scrive in orari affini ai miei… E sei anche la prima persona che mi dice tante belle cose tutte insieme, non ci sono abituato. Ti ringrazio di cuore, fammi sapere se ti fa piacere leggere qualcosa e quale genere di storia ti piace per poterti mandare una copia.
    Un saluto da Franco, stasera “fortunato”!

  7. Quanto ti capisco (ti ho dato del tu ma intendo essere rispettoso allo stesso modo che se usassi il lei o il voi) ma potrei darle del lei e ringraziarla sinceramente, a un mucchio di rifiuti personali ho aggiunto quelli di un altro individuo e mi sono risollevato l’animo. Mal comune mezzo gaudio.
    Grazie del post, thread o come si vuole chiamarlo.

  8. Grazie a te per averlo letto…
    F.

  9. E ci credo che hai dovuto penare nella lettera scrivi “morirmi!” Per carità, io sono l’ultima delle ignoranti, ma lettere come le tue non le scrivevo nemmeno alle medie 🙁

  10. Gentile, Andrea le faccio i complimenti per il suo sito, molto utile e spero che lei mi possa aiutare nel mio progetto.
    Mi chiamo Francesco di anni 53 e abito in provincia di Savona
    Da molto tempo penso di proporla ma poi non riesco mai a realizzare il mio desiderio.
    Sono un massaggiatore, da molti anni lavoro nel mio studio privato a Savona, vorrei proporre di condurre una rubrica in t.v. sul benessere del corpo.
    Oggi questo ramo è molto richiesto.
    In poche parole: vorrei scrivere una lettera di presentazione per proporre la mia iniziativa, e quello che faccio in t.v. private e pubbliche. E non so come impostarla.
    Le spedisco tutto quello che faccio.
    Mia posta: fs@soloposta.eu

    La ringrazio anticipatamente per il suo tempo che mi concede.

    Cordiali saluti

  11. Secondo me avresti potuto essere più positivo e non definirti uno scrittore sfortunato, che non tutto dipende solo dalla fortuna o meno, ma piuttosto, coem hai dimostrato, attraverso conoscenza ed esperienza si possono migliorare i propri risultati.

    Propongo questa lettera di presentazione, più rapida, concreta e di impatto, in particolare senza obbligare l’editore a leggersi tutto il libro, ma piuttosto “obbligandolo” a contattarmi se vuole accedere al libro..

    All’att. ne del Direttore Editoriale
    Ritenendo il saggio indicato in oggetto di vostro interesse,
    Le invio introduzione, retro di copertina e in allegato la copertina del libro.
    Fiducioso di ottenere rapido appuntamento per darvi maggiori informazioni e progettare assieme nei dettagli la collaborazione editoriale.

  12. Caro responsabile della pagina web, trovo interessante quanto presenti, ma laddove scrivi: “Bene, supponiamo che il libro è pronto”, io avrei modificato il presente indicativo con il congiuntivo (ahimé, oggi troppo spesso dimenticato!) e quindi avrei scritto: “Bene, supponiamo che il libro sia pronto”. È pur sempre una supposizione e non una realtà. Per cui si addice meglio il congiuntivo (supposizione) più che l’indicativo (realtà).

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